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Ast e Ussi: il calcio in Tv è solo privilegio di pochi. Appello alle istituzioni

Articolo di del 31 agosto 2018 – 14:45 | 52 views

Associazione Stampa Toscana e Gruppo toscano giornalisti sportivi (Ussi) si schierano al fianco dei cittadini che protestano perché nelle prime due domeniche del campionato di serie A sono riusciti a vedere poco o nulla: il calcio in tv è diventato privilegio per pochi. Per vedere tutte le partite occorrono due costosi e complicati abbonamenti. Un'assurdità. 

Ast e Ussi della Toscana ritengono giusta e centrata la nota diffusa dall'Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai), che punta il dito contro gli interessi dei signori dei diritti tv e dei club di calcio che stanno negando alla stragrande maggioranza degli italiani le immagini delle partite; fanno appello alle istituzioni e a quella politica che non ha tutelato finora gli interessi dei telespettatori e chiede anche a Fnsi e Ordine dei giornalisti di prendere ufficialmente posizione. Gli affari e il profitto non devono continuare a prevalere sull'interesse dei cittadini a essere compiutamente informati.

 

Diritti Tv : Stampa Subalpina si unisce a protesta Ast e gruppo giornalisti sportivi

TORINO (ANSA) – TORINO, 29 AGO – L'Ussi subalpina Gruppo 'Ruggero Radice' (Unione Stampa sportiva italiana) si associa alla nota di protesta dell'Associazione Stampa Toscana e del Gruppo toscano giornalisti sportivi sul tema del calcio in tv. "Il calcio in televisione è diventato un autentico privilegio di pochi.- scrive, in una nota, l'Ussi subalpina – Per vedere tutte le partite occorrono due costosi abbonamenti. L'Antitrust ha aperto un istruttoria sulle piattaforme che trasmettono le partite per presunte violazioni dei diritti dei consumatori e pratiche commerciali scorrette. L'Ussi subalpina condivide la nota diffusa dall'Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) che fa appello alle Istituzioni ed alle forze politiche per tutelare il diritto dei cittadini all'informazione, anche sportiva e chiede alla Federazione nazionale della stampa e all'Ordine dei giornalisti di prendere ufficialmente posizione". (ANSA).

 

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