![]() |
![]() |
|||||||
|
|
|
|
Il giornalismo italiano da Giovanni Amendola alla Liberazione
Ci sono dei principi che, per fortuna, sono unificanti e rappresentano l'ossatura dei valori su cui è nata e cresciuta la Repubblica e di cui è intessuta la nostra società. La libertà, l'indipendenza, la correttezza, ma anche il rigore e l'inflessibilità dell'informazione sono tra questi. Principi fondanti di ogni democrazia, ma con i quali il potere, di qualunque colore, ha poca confidenza e per i quali nutre scarso attaccamento. Giovanni Amendola è il simbolo della ferocia e della brutalità con la quale il totalitarismo affronta il problema della libertà dell'informazione, una ferocia e una brutalità ancora quotidianamente praticata in larga parte del mondo e che insieme a “Informazioni senza frontiere” siamo impegnati giornalmente a ricordare e a denunciare, sia pure nell'indifferenza generale. Il giornalismo è ancora un mestiere pericoloso, di libera informazione si muore ancora, quotidianamente, anche se questo non scuote la coscienza delle nostre democrazie che fanno affari e intrattengono ottime relazioni con i regimi che minacciano, percuotono e uccidono i Giovanni Amendola di tante lingue e di tante nazionalità diverse. Come non scuote la coscienza dell’opionione pubblica europea e mondiale la morte di 120 giornalisti dall'inizio del 2004 e il caso di Florence Aubenas e del suo accompagnatore Hussein Hanoun al-Saadi da mesi nelle mani dei rapitori in Iraq. Fare informazione in una società globale, come la nostra, è comunque difficile, anche se i rischi sono altri. Sono i rischi dell'omologazione, dell'appiattimento, dell'accontentarsi della verità offerta dal potere politico ed economico. I nemici della libertà dell'informazione si chiamano concentrazione editoriale, accaparramento delle frequenze, monopolio del mercato pubblicitario, insufficiente distinzione tra contenuti informativi e pubblicità, ma anche il rastrellamento di azioni di gruppi editoriali a valori esorbitanti e a prezzi fuori mercato. Per difendere l'autonomia e l'indipendenza della nostra professione, il sindacato dei giornalisti ha condotto una dura battaglia nei confronti della legge Gasparri, un provvedimento sbagliato, che accentua ulteriormente i processi di concentrazione in unsettore nel quale la concorrenza, altrimenti detta pluralismo, è un bene fondamentale. Una legge che a poco più di un anno della sua approvazione sta già dispiegando i suoi effetti perversi e che prefigura un processo di privatizzazione del servizio pubblico privo di garanzie per i cittadini e di trasparenza. Nella prossima legislatura, qualunque sia la coalizione vincente, torneremo a porre all'ordine del giorno la necessità impellente di una riforma del sistema della comunicazione nel nostro Paese che permetta un assetto più equilibrato e rispettoso delle esigenze del pluralismo. Ma non ci facciamo illusioni: chiunque sarà il vincitore, è tutto da dimostrare che voglia considerare la difesa del pluralismo una priorità. Destra, centro e sinistra, in questo caso, pari sono: la vicenda dell'aggressione del governo di Tony Blair nei confronti della Bbc rappresenta una lezione che non dobbiamo dimenticare. Solo una grande mobilitazione delle coscienze può aiutarci a difendere questa splendida professione dai pericoli più subdoli e insinuanti propri di una società globalizzata. E lo ricordiamo tanto più oggi, all’avvio di un rinnovo contrattuale che si preannuncia durissimo perché dovrà difendere la qualità del nostro lavoro e dei contenuti dei prodotti editoriali, ma garantire anche il rispetto intransigente dei diritti, delle tutele e della dignità del lavoro soprattutto dei colleghi più deboli e ricattabili. Carlo Bartoli
Torna alla pagina principale Foto: Romina B./Fotonucci |
| Associazione Stampa Toscana Via dei Medici 2 50123 Firenze email: ast@assostampa.org Fax: 055-210807 Telefono: 055-2398358 |
Curatore dei contenuti: AST Webmaster and Graphics by Filippo Cioni |