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Associazione Stampa Toscana RAI GIOVEDI' 10 FEBBRAIO 2005 ORE 21 "Per un'informazione corretta, oggettiva, completa, diversificata e di alta qualità sui temi sociali, politici, culturali e istituzionali. Per un servizio pubblico del tutto indipendente e non soggetto a ingerenze" Gli interventi :
Lo spirito con cui buona parte dei giornalisti della Rai lavora quotidianamente è quello di svolgere un servizio ai cittadini. Per questo ci sentiamo sentinelle di guardia al diritto dell’opinione pubblica a essere informata. Mi rendo conto che questo non è spesso evidente. Ed è anche per l’immagine che la Rai dovrebbe dare di se stessa ai cittadini che sono contraria alla sua privatizzazione. Una prospettiva che non condivido perché, almeno sulla carta, questa azienda è stata di tutti e non è ammissibile una legge che la trasformi in un oggetto nelle mani di pochi proprietari. Per questo sostengo la proposta di aggiungere un articolo alla Costituzione per la difesa del Servizio pubblico. In ogni comparto produttivo vi è una sorta di riflesso condizionato: “fare come in Europa”. Ma Sul tema dell’emittenza televisiva il raffronto con la situazione degli altri paesi del vecchio continente improvvisamente cessa. Per fare un bilancio europeo basta ricordare che negli ultimi anni una sola privatizzazione è stata portata a termine, nel 1987, dopo anni di polemiche, con la cessione da parte del Governo Chirac della prima rete pubblica francese. In Italia, il Paese con il più macroscopico conflitto d’interessi di tutto l’occidente, con un presidente del Consiglio proprietario di metà dell’etere, il richiamo a strumenti di garanzia del servizio pubblico è debolissimo. Faccio riferimento a meccanismi operanti nei maggiori stati europei, a difesa dell’autonomia delle emittenti pubbliche dall’invadenza dei poteri economico e politico. Al riguardo si possono citare l’Inghilterra con la BBC, in cui questo ruolo di garanzia è svolto da una fondazione o la Francia che ha istituito, a questo scopo, il Consiglio superiore dell’audiovisivo. Nel periodo che va dal 1993 al 2004 si sono avvicendati a Viale Mazzini 6 consigli di amministrazione, 8 presidenti, 10 direttori generali. Con una media di un presidente e un direttore generale ogni 12 mesi. Ad ogni cambio di consiglio è seguita l’immancabile sostituzione dei direttori di rete, dei telegiornali e della radio. In 16 anni il TG1 ha avuto 14 direttori. In una situazione del genere mi sento di affermare che i dipendenti della Rai sono stati fin troppo bravi. Qualsiasi altra azienda afflitta da una così grave discontinuità di lavoro sarebbe crollata da tempo, soprattutto se si teine conto che la Rai è un fabbrica di idee. Tutto questo è stato possibile per l’assenza di un sistema di garanzie a tutela di coloro che hanno sempre cercato di informare con spirito critico e indipendente. Oggi il rischio più grande che sta correndo l’informazione nel nostro paese è la progressiva rappresentazione di un mondo virtuale, creato dalla somma di interessi economici e politici che tendono a condizionare la percezione della realtà. Questo è inaccettabile e dobbiamo batterci per garantire un vero Servizio pubblico la cui missione istituzionale sia operare indipendentemente da qualunque potere economico o politico, per una informazione pubblica come elemento vitale della democrazia. TORNA ALLA LISTA DEGLI INTERVENTI
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