Associazione Stampa Toscana
RAI
UNA PER TUTTI
GIOVEDI' 10 FEBBRAIO 2005 ORE 21
"Per un'informazione corretta, oggettiva, completa, diversificata e di alta qualità sui temi sociali, politici, culturali e istituzionali. Per un servizio pubblico del tutto indipendente e non soggetto a ingerenze"
Gli interventi :
Intervento di Paolo Serventi Longhi Segretario Generale FNSI
Cominciamo a Firenze questo giro d’Italia per parlare del presente e del futuro del servizio pubblico italiano, di una grande questione nazionale: politica, economica e sociale. Il sindacato dei giornalisti insieme alle altre organizzazioni dei lavoratori, alla società civile, ai movimenti e alle associazioni ha deciso di fare di questa questione un elemento costante della propria iniziativa su tutti i fronti. La Federazione nazionale della stampa e il sindacato dei giornalisti Rai sono fortemente impegnati in questo battaglia. Contro quella che possiamo definire come la distruzione della stessa dignità del patrimonio culturale che la Rai ha costruito nel corso della sua lunga storia. Credo che si debba fare di tutto per contrastare questa devastazione. L’anomalia italiana è il sistema dell’informazione e della comunicazione in questo Paese. Il servizio pubblico è al centro di questo sistema con una posizione di rilievo rispetto a una nuova legislazione che tende a rafforzare il conflitto di interessi esistente. Conflitto che non trova soluzione. Lo si afferma senza voler enfatizzare i toni, ricordando che in questo momento viviamo una situazione di totale squilibrio nel sistema della comunicazione, una “imparcondicio” rispetto al pluralismo sancito dalla Costituzione italiana. Il Capo dello Stato più volte ha richiamato le istituzioni e la politica a garantire la pluralità delle opinioni e a rispettare la libertà di espressione dell’articolo 21. Ma in questo Paese si sono create le condizioni che rendono difficile l’affermazione di questi principi. Si può citare, come esempio emblematico, la questione dei diritti del calcio. Coloro che acquistano un decoder usufruiscono di uno sconto garantito dal Governo. Con questi soldi risparmiati è conveniente comprare le schede per vedere le partite trasmesse da Mediaset, l’azienda del presidente del Consiglio. Prima durante e dopo le partite c’è la pubblicità che incassa Pubblitalia, di proprietà di Silvio Berlusconi. Denunciare questa situazione non è una forzatura politica, è riportare la realtà, lo affermano anche alcuni esponenti politici dell’attuale maggioranza di Governo.
In questo clima una legge della Repubblica italiana prevede che la Rai sia privatizzata attraverso forme, peraltro non del tutto chiare, di cessione di quote del servizio pubblico, nella misura dell’1% a soggetti singoli e fino a un massimo del 2% a enti consociati.
Il Ministro dell’economia ha affermato che la privatizzazione potrà slittare a fine anno e sarà nella misura del 30%. Saranno quindi un massimo di 30 i soggetti privati che potranno entrare nel capitale Rai. Ma questo slittamento dei tempi non deve tranquillizzare, soprattutto se si considera che il ministro dell’economia ha affermato che il mandato dell’attuale CDA della Rai scadrà prima dell’approvazione del bilancio dell’azienda.
Secondo la legge due rappresentanti del nuovo consiglio di amministrazione, a nove membri, che a maggio dovrebbe entrare in funzione sono designati dal Ministero dell’economia, che ha anche il potere di indicare il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza. Gli altri consiglieri sono scelti da questa Commissione a meno che non sia già avviata la privatizzazione. In questo caso due membri sarebbero di pertinenza dei privati. I restanti sono eletti: tre o quattro dalla maggioranza, due o tre dall’opposizione.
Pertanto, se i privati o i loro rappresentati, fossero solidali con i consiglieri dell’opposizione si avrebbe una maggioranza nel CDA che potrebbe dare a questo organo un indirizzo politico indipendente dal Governo. I giornalisti e gli altri lavoratori del servizio pubblico si sono sempre battuti per impedire ogni condizionamento politico e per cercare di rendere la Rai sempre più autonoma da ogni condizionamento politico sia di maggioranza sia di opposizione.
Sta di fatto che alcune decine di giornalisti dipendenti e collaboratori Rai, otre a uomini di cultura e di spettacolo sono stati rimossi dai ruoli che svolgevano.
Il sindacato dei giornalisti ha chiesto un incontro al Governo per esprimere la volontà contraria a ogni ipotesi di frammentazione, privatizzazione che significhi dequalificazione del servizio pubblico o svendita della Rai. Su questo la Giunta della Fnsi si riunirà in seduta seminariale.
L’Unione europea ha sancito la separazione della contabilità del servizio pubblico dall’attività commerciale dell’azienda. Ma questo non significa spezzare l’unitarietà della Rai. Se ciò avvenisse il pluralismo dell’informazione verrebbe gravemente danneggiato.
Il sindacato dei giornalisti si batte per un grande servizio pubblico. All’estero ci sono stati tentativi di privatizzazione, ma in tutti i paesi dell’Europa occidentale, i servizi pubblici sono difesi dai governi e dai parlamenti, tranne che in Italia. Questa critica, assolutamente trasversale, ha assunto il carattere di un’allarmante prospettiva contro la quale dobbiamo combattere. Il sevizio pubblico è un bene di tutti gli italiani e va difeso non solo dal condizionamento della maggioranza, ma anche da eventuali progetti analoghi dell’opposizione.
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