Associazione Stampa Toscana
RAI
UNA PER TUTTI
GIOVEDI' 10 FEBBRAIO 2005 ORE 21
"Per un'informazione corretta, oggettiva, completa, diversificata e di alta qualità sui temi sociali, politici, culturali e istituzionali. Per un servizio pubblico del tutto indipendente e non soggetto a ingerenze"
Gli interventi :

Antonio Lovato Segretario nazionale dello SNATER
Il servizio pubblico della Rai è stato fortemente ridimensionato in questi ultimi anni. La Rai era la più grande industria culturale della musica sinfonica, aveva quattro orchestre: a Torino, Milano, Roma e Napoli. È rimasta soltanto quella di Torino, con seri problemi di presenza sul territorio. Queste orchestre avrebbero sicuramente sostenuto e aiutato la crescita della cultura musicale del nostro Paese che oggi risulta quasi inesistente. La Rai aveva un laboratorio di ricerca all’avanguardia, ha realizzato il colore, ed era un punto di riferimento per la tecnologia dell’immagine, trainante per l’innovazione. Tutto questo è stato sacrificato sull’altare dell’odiens.
Lo Snater conduce da anni una battaglia contro la privatizzazione e siamo riusciti a far fallire il primo progetto di questo genere ricorrendo alla magistratura. Mi riferisco all’operazione Rai Way che, promossa da un consiglio di amministrazione di centro sinistra, prevedeva la vendita agli americani dell’azienda che gestiva gli impianti.
La legge Gasparri disciplina il digitale prevedendo un ruolo trainante del servizio pubblico. Ma in concreto nulla è stato fatto. Quella opportunità di forte innovazione e pluralismo che avrebbe potuto essere il digitale, rischia di andare sprecata favore di altri gruppi come Mediaste, Sky e La sette.
La rai nelgli ultimi quattro anni ha perso 4mila lavoratori. L’effetto è stato l’abbassamento del livello della professionalità. Sono aumentati gli appalti con un sempre maggior ricorso a interventi esterni. In Sicilia si sta facendo un nuovo centro di produzione, ma la sua realizzazione è stata affidata a un’azienda privata. Questi sono argomenti che preoccupano fortemente. Come organizzazione sindacale abbiamo deciso di attaccare la legge Gasparri anche dal punto di vista giuridico. La norma prevede la vendita di pezzi d’azienda, cosa proibita dal diritto italiano. La disciplina di questa materia, come risulta dal Codice civile e da varie sentenze della Cassazione, consente la vendita di rami d’azienda solo quando siano strutture complete e non parti incapaci di esistere autonomamente. Iniziare una massiccia privatizzazione significherebbe solo sbarazzarsi di strutture del servizio pubblico e dei lavoratori che le occupano. Ci opponiamo anche alla privatizzazione di Rai international che non può vivere senza il sostegno del servizio pubblico e rischia di cadere nelle mani della concorrenza satellitare.
Il rischio è che quel 30% che dovrebbe andare privatizzato venga acquistato da privati controllati da concorrenti Rai che, non avendo alcun interesse a sviluppare il servizio pubblico, cercheranno di demolirlo per incrementare le rispettive quote di mercato. Inoltre non dobbiamo trascurare la natura della finanza italiana, con una borsa che negli ultimi tempi è stata oggetto di scandali che ne hanno messo in discussione la trasparenza. In una situazione come questa chi può garantire al servizio pubblico che quel famoso 30% non vada nelle mani dei suoi concorrenti?
Per questo ci opponiamo alla privatizzazione, anche in considerazione del ruolo “calmieratore” della Rai che, con i 100 euro del canone, ha mantenuto in piedi fino ad oggi una struttura in grado di consentire a tutti di avere informazione, cultura e intrattenimento.
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