Associazione Stampa Toscana
RAI
UNA PER TUTTI
GIOVEDI' 10 FEBBRAIO 2005 ORE 21
"Per un'informazione corretta, oggettiva, completa, diversificata e di alta qualità sui temi sociali, politici, culturali e istituzionali. Per un servizio pubblico del tutto indipendente e non soggetto a ingerenze"
Gli interventi :
Andrea Vianello Conduttore trasmissione 'Mi Manda Rai 3'
La mia trasmissione si occupa della difesa dei diritti dei cittadini nei confronti dei soprusi dei più vari operatori del mercato, dai piccoli truffatori alle grandi imprese pubbliche e private. Queste aziende vengono chiamate, nel coso del programma, per rispondere di fronte ai consumatori e all’opinione pubblica, per questo a volte subiscono forti danni economici e di immagine.
Si potrebbe mai fare una trasmissione come questa se la Rai fosse in qualche mordo privatizzata? Sarebbe possibile ipotizzare un programma che difenda i consumatori seriamente, in totale indipendenza e autonomia, in un canale finanziato da privati?
Non è forze un caso che “Mi Manda Rai 3” sia l’unico programma di tutto il panorama televisivo nazionale con queste caratteristiche. Per un’emittente privata, che si finanzia solo attraverso la raccolta pubblicitaria è oggettivante difficile attaccare le aziende che fanno investimenti pubblicitari sui suoi programmi. È anche per questo che un paese civile e democratico non può fare a meno di un servizio pubblico libero ed efficiente.
Sembra che, riguardo al tema della privatizzazione del Rai, da parte dei politici, si facciano soprattutto esercizi di ingegneria aziendale. Viene spesso ipotizzando un semplicistico passaggio del controllo del servizio pubblico dall’attuale sfera d’influenza dei politici a quella dei privati. Secondo il presupposto, non sempre condivisibile, che il mercato sia migliore della politica. Questo senza considerare possibile la costruzione di una Rai indipendente, che abbia come unico “editore di riferimento” soltanto i cittadini.
Al riguardo si deve evidenziare come a questa volontà di consegnare il servizio pubblico ai privati, per liberarlo dalle ingerenze della politica, non corrisponda nella legge la natura dei criteri di nomina del Consiglio di amministrazione della Rai. La disciplina della Gasparri sembra attuare una vera e propria controriforma. Mentre prima la nomina dei membri del CDA non avveniva più direttamente dalle stanze della politica, ma attraverso due figure di garanzia come i presidenti di Camera e Senato. Adesso anche questo pudore è caduto con il conferimento del potere di nomina direttamente alle forze parlamentari e al potere esecutivo.
In conclusione dobbiamo prendere atto di un paradosso: il futuro ai privati il presente ai partiti e al Governo. Sembra che nessuno abbia ancora pensato davvero al pubblico interesse.
Il rischio è quello di interpretare il pluralismo come una somma di faziosità. Per evitarlo dobbiamo puntare fino in fondo, anche da sognatori, all’indipendenza e all’autonomia della Rai. Questo per salvaguardare un giornalismo che, schierato dalla parte dei cittadini, dia naturalmente voce a tute le parti, garantendo in questo modo il pluralismo, ma nello stesso tempo cercando la verità che è sempre unica.
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