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Per Radio Radicale, salvataggio Inpgi, tutela contratto Fieg-Fnsi nelle Regioni: grande manifestazione Fnsi e Ast davanti a Montecitorio

Articolo di del 31 maggio 2019 – 11:12 | 39 views

Anni fa, Marco Pannella teorizzava l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, ma questo non ha impedito, ieri 28 maggio, alla Fnsi e alle associazioni regionali di stampa, di scendere in piazza, davanti a Montecitorio, per Radio Radicale, contro tagli e bavagli. Insieme a un nutrito e trasversale schieramento di parlamentari di tutti i gruppi politici, tranne il Movimento 5 stelle, rimasto completamente isolato nella sua linea: che è non solo quella di cancellare il contributo a Radio Radicale, ma capace di comprendere il no all'allargamento dell'Inpgi ai comunicatori e di ribadire le dichiarazioni d'inammissibilità alla tutela del contratto Fieg-Fnsi dei colleghi che lavorano nelle Regioni. 

Il presidente dell'Associazione Stampa Toscana, Sandro Bennucci, ha avuto assicurazioni dall'esponente leghista Massimiliano Capitanio (primo firmatario dell'emendamento al decreto crescita che comprende Radio Radicale, allargamento dell'Inpgi e tutela del contratto dei colleghi delle Regioni) che il Parlamento cercherà di essere libero di votare, trasversalmente, tutto il pacchetto che riguarda informazione e giornalisti. Andrea Marcucci, lucchese, capogruppo del Pd al Senato, ha assicurato l'appoggio dei democratici al documento. Così come sono state date rassicurazioni per arrivare, prima possibile, a una definizione precisa dei giornalisti impegnati nella pubblica amministrazione (città metropolitane, province, comuni, Asl, eccetera) ridisegnando la legge 150. L'Ast, intanto, darà un contributo di conoscenza attraverso il censimento sugli uffici stampa pubblici della Toscana, affidato alle colleghe Silvia Gigli e Susanna Bagnoli, con la collaborazione del collega Walter Fortini.

Ed ecco una carrellata sugli interventi che si sono succeduti in piazza Montecitorio, a cominciare dagli esponenti del sindacato dei giornalisti, seguiti da quelli dei politici.

   

«Quello che chiediamo è semplicemente che sia data al parlamento la possibilità di esprimersi sugli emendamenti che chiedono la proroga della convenzione fra Radio Radicale e il Mise e che si possa discutere di riforma dell'editoria prima che le conseguenze dei tagli divengano irreversibili», ha spiegato Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, aprendo il sit-in.

«Non possiamo assistere senza reagire allo spegnimento di Radio Radicale e alla chiusura di tante testate che sono la voce dei territori e delle differenze, che assicurano ai cittadini il diritto ad essere informati. Una sola forza politica oggi vuole questo e noi siamo qui per chiedere anche a loro che gli emendamenti presentati da maggioranza e opposizione vengano messi in votazione. Si dia la possibilità alle Camere di pronunciarsi. L'inammissibilità significherebbe il bavaglio al parlamento», gli ha fatto eco il presidente, Giuseppe Giulietti.

Poi gli interventi dei parlamentari scesi in piazza al fianco di Radio Radicale e del pluralismo dell'informazione. «Il governo ha preso di mira Radio Radicale e altre testate. Noi ci schieriamo dalla parte dell'emittente, del servizio pubblico che offre e del suo prezioso archivio.Meglio Radio Radicale che la piattaforma Rousseau», ha detto il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia.

«La battaglia per Radio Radicale e per le altre testate sia la battaglia di tutte le forze politiche, accomunate da Radio Radicale perché ha praticato tolleranza e pluralismo in tutte le sedi. È una battaglia per la libertà e per la democrazia. Viva Radio Radicale»,ha incalzato il deputato della Lega Giuseppe Basini.

Il forzista Renato Brunetta ha ripercorso le tappe della vicenda dell'emittente fino alla «pervicace volontà del solo Movimento 5 Stelle di bloccare qualsiasi iniziativa di proroga fino a nuova gara. Ma anche l'Agcom ha ribadito che l'emittente fa servizio pubblico la cui interruzione sarebbe un vulnus all'articolo 21 della Costituzione. Serve ottenere risultati in tempi rapidi per salvare Radio Radicale e per tutte le testate a rischio».

Il capogruppo del Partito Democratico a palazzo Madama, Andrea Marcucci, ha annunciato di aver chiesto alla presidente Casellati di non procedere con richiesta di inammissibilità degli emendamenti ai testi che andranno in discussione nei prossimi giorni. «Ci siamo rivolti alla presidente del Senato affinché dia l'opportunità di andare in aula e votare liberamente sugli emendamenti presentati. Poi vedremo se saranno approvati o meno».
Il deputato leghista Luca Paolini ha ammesso: «Non ho condiviso tante sue battaglie, ma le va riconosciuto merito di aver sempre dato voce a tutti. Radio radicale va salvata perché è patrimonio di tutti gli italiani». E il dem Walter Verini ha ricordato che «siamo qui per difendere Radio Radicale, ma anche per la libertà di tutti. La libertà di informazione, che oggi sembra non piaccia a tanti. Ma l'informazione libera è come l'ossigeno: ci accorgiamo di quanto è importante solo quanto rischiamo di perderla».

Il deputato azzurro Roberto Bagnasco si è augurato che «tutte, davvero tutte le forze politiche sposino questa battaglia, non solo per Radio Radicale, ma per la libertà nel nostro paese. Credo che sarà una battaglia vincente perché è una battaglia giusta».

Riccardo Magi, rappresentante a Montecitorio di +Europa, ha avvertito «i presupposti per portare in Aula gli emendamenti ci sono tutti. Non si nascondano dietro un cavillo tecnico». E Stefano Fassina ha  anticipato: «Domattina inizia la discussione sul decreto Crescita. Proveremo a discutere gli emendamenti ammessi. Faccio appello al governo affinché lasci che il parlamento sia libero di esprimersi e si rimetta poi al parere delle Camere qualora si formasse una maggioranza a favore del ripristino nella convenzione e a sostegno di un nuovo assetto più stabile al settore dell'informazione».

In piazza, fra gli altri, anche il vice presidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli e Federico Mollicone, di Fratelli d'Italia; gli ex presidenti della Camera Laura Boldrini e Fausto Bertinotti; Rita Bernardini; Athos De Luca; Roberto Giachetti; il senatore del Pd Francesco Verducci; le ex ministre Beatrice Lorenzin e Marianna Madia.

                                                                                        

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