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Congresso stampa cattolica, il report di Mauro Banchini

Articolo di del 9 febbraio 2012 – 18:31 | 379 views

Al congresso nazionale di UCSI (riconfermato, alla presidenza, il tandem Andrea Melodia/Pino Nardi con la toscana Sara Bessi in Giunta a occuparsi di giornalisti giovani) non è mancato l'apporto del vertice della Conferenza Episcopale Italiana così come non sono mancati, in una associazione insieme ecclesiale e professionale, apporti significativi dalla categoria: dai presidenti e segretari di Ordine e FNSI, a direttori di testate giornalistiche (Antonio Preziosi, Enrico Mentana, Lucia Annunziata, Marco Tarquinio …).

Mi permetto di consigliare, dal sito www.ucsi.it, la stimolante relazione tenuta da mons. Mariano Crociata: tale per una serie di spunti, molto concreti e decisamente laici, su cui anche come professionisti toscani  sarebbe utile fare … conti locali.
Ha parlato, il vescovo Crociata, sul tema del congresso casertano (“La credibilità dell'informazione in Italia: verso un giornalismo di servizio pubblico”) evidenziando tre pericoli e suggerendo tre (li ha chiamati così) “aggiustamenti di tiro”. 6 punti su cui l'unione fra giornalisti cattolici – o l'associazione composta da cattolici che fanno i giornalisti – è intenzionata a riflettere, anche in Toscana, con iniziative di dettaglio.
 

Nei pericoli che, a giudizio di Crociata, non solo mortificano le potenzialità dell'informazione ma “rischiano di renderla strumento di interessi disumanizzanti”, il primo riguarda la mancanza di indipendenza economica con il collegato asservimento a interessi economici, culturali, politici. Non siamo, non lo siamo a sufficienza, “sponda critica” per i cittadini. Ciò in particolare in stampa e radio/tv, ma i tentativi di “colonizzazione economica” della rete fanno disperare anche per la effettiva libertà di questo ambiente.
Collegato è il secondo pericolo: una sorta di sudditanza dell'informazione ai modelli culturali prevalenti, a una cultura dominante che i media stessi contribuiscono a creare e da cui troppo spesso noi giornalisti non siamo in grado di prescindere.
C'è, infine, il rischio che dal nostro orizzonte culturale scompaia la questione principe per chi fa questo mestiere: la verità. Ed è sulla “scomparsa delle verità” che il vescovo ha detto cose – ad esempio la prevalenza delle “soft news” vero oppio dei popoli contemporaneo – su cui mi piacerebbe interagire con colleghi laici. Ho, netta, l'impressione che finiremo presto per trovarci d'accordo.

Ma rileggendo il capitolo successivo (gli … aggiustamenti di tiro) mi pare che tale concordia la potremmo benissimo realizzare pure qui. Sui tre “passi” indicati (la rigenerazione del linguaggio, la parresia, la testimonianza) non vedo ostacoli fra chi si appella “credente” e chi fa leva sulla sua “non credenza” o sulla sua “diversa credenza”.
Si leggano le considerazioni su quanto, oggi, sia necessario un linguaggio “paradossale” che rompa incrostazioni e luoghi comuni (“più paradossi è meno doxa”, sintetizza mons. Crociata), ma anche l'invito a usare la parresia (“dire con coraggio la verità, a ogni costo … una virtù antica che ha una forma opposta nella sostanza: l'ipocrisia”) e anche la necessità di non fuggire alla testimonianza (“il parresiasta non pretende di conoscere tutta la verità, ma sa qualcosa di essa e sente il dovere di dirlo”).

Sul sito Ucsi anche il documento finale, con il sostegno (da Caserta …) ai giornalisti che in tutta Italia sono minacciati o fortemente condizionati, con il richiamo alla centralità dell'etica professionale, con il sostegno all'informazione “di qualità”, con il sostegno alle lotte dei giovani giornalisti contro le forme di precariato.

Da notare che Ucsi, comprese le sue articolazioni locali (in Toscana l'Ucsi è guidata da Antonello Riccelli), ha cambiato statuto per cambiare pelle aprendosi anche a chi, pur non iscritto all'Ordine professionale, svolge le distinte attività di informazione e comunicazione in modo comunque professionale e duraturo. E le strutture regionali, da ora in poi, avranno una maggiore autonomia. Anche gestionale.

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