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Ast: più occupazione, più inclusione, più dignità. Il documento approvato all’unanimità dal Direttivo. L’intervento della Commissione lavoro autonomo

Articolo di del 13 dicembre 2019 – 12:53 | 57 views

Il Consiglio direttivo dell’Associazione Stampa Toscana considera il difficilissimo momento che sta vivendo il mondo dell’editoria come cruciale per la stessa sopravvivenza del giornalismo quale garanzia della vita democratica del Paese. L’onda lunga della crisi del settore, che gli editori hanno cercato di fronteggiare scaricandone il peso solo sulle spalle dei giornalisti e dei loro istituti, sta oggi abbattendosi sulle redazioni attraverso tagli, ridimensionamenti, accorpamenti quando non attraverso strumenti ancora più drastici come i licenziamenti.

Un quadro aggravato anche dal comportamento tenuto dal governo precedente che per oltre un anno ha strizzato l’occhio a queste pratiche o, peggio, ha ritenuto di dover considerare i giornalisti come veri e propri nemici, peggiorando così ulteriormente una situazione incancrenita da mosse inefficaci o sbagliate degli esecutivi che lo avevano preceduto.

Il quadro generale è sottoposto a possibili ed entro certi limiti imprevedibili mutamenti, a cominciare dall’operazione di riassetto societario della Gedi che pare più ispirato da logiche puramente finanziarie anziché al rilancio delle testate del Gruppo, per proseguire con le incertezze che Rcs riserva ai dorsi locali della testata ammiraglia e con la continua corsa al ridimensionamento del personale giornalistico e poligrafico perseguita dalla Poligrafici Editoriale: tutti casi che potrebbero avere gravi conseguenze anche nella nostra regione.

In Toscana, infatti, la situazione non sfugge ad una tendenza generale segnata da “piani” che hanno spesso sradicato le realtà editoriali dai territori di riferimento con la chiusura e l’accorpamento di redazioni (il Tirreno), con il continuo ricorso ad ammortizzatori sociali che rischiano di non avere altro sbocco, una volta esauriti, della riduzione del personale (La Nazione), oppure con gli organici in costante diminuzione a causa di esodi incentivati o di trasferimenti (la Repubblica ed il Corriere Fiorentino) mai adeguatamente reintegrati.  Nel settore dell’emittenza radiotelevisiva privata il ciclo virtuoso che ha portato alla stabilizzazione di importanti realtà (come Radio Sportiva) o al salvataggio dei posti di lavoro in pericolo (Italia 7) sembra essersi arrestato lasciando irrisolte situazioni come quella di Radio Siena, ma non solo, nonostante il sindacato e le istituzioni locali avessero tracciato percorsi alternativi tesi a salvaguardare la ricchezza civile di queste realtà e la vita di chi vi lavora. Il bando che ha assegnato un milione e mezzo di euro della Regione Toscana per progetti di sviluppo dell’emittenza, fortemente voluto dall’Associazione Stampa Toscana, ha avuto anche il compito di mettere in luce il ruolo di imprenditori che dovranno adesso tenere fede ai loro programmi di sviluppo e, al contrario, di far emergere i casi in cui è necessario ricorrere al giudice per ottenere il riconoscimento dei più elementari diritti sindacali (TeleMaremma). Nel settore dell’informazione primaria le agenzie sono costrette a vedere ridotto il proprio ruolo strategico, dopo i “dimagrimenti” degli ultimi anni e a sostenere un duro scontro per il mantenimento dei livelli occupazionali (Askanews). In quello degli uffici stampa il settore privato soffre di riflesso la contrazione della diffusione e della crisi delle testate mentre quello pubblico è impegnato nella dura battaglia per l’applicazione del Cnlg o per il mantenimento di esso. Tutto questo con un incremento dell’utilizzo dei collaboratori soprattutto non contrattualizzati ed una dimensione ormai strutturale del ricorso al precariato.

In questo quadro il nuovo Governo, attraverso le parole del sottosegretario all’editoria Andrea Martella nell’illustrare quella che ha definito la riforma dell’editoria 5.0, pare aver imboccato una strada diversa dal recente passato la cui validità i giornalisti verificheranno dai fatti: difesa del Fondo per il pluralismo, finanziamento pubblico per il sostegno all’editoria, tutela del lavoro giornalistico, lotta alla precarietà, equo compenso, difesa delle fonti primarie con un ripensamento delle gare d’appalto per l’acquisto pubblico dei servizi di agenzia, tutela del copyright, fondi da destinare all’editoria attraverso la web tax.

La parola, adesso, è agli editori che da troppo tempo sfuggono i temi e le proposte tese all’uscita dalla crisi del settore spesso in nome della loro incapacità a svolgere un vero ruolo di impresa in un settore così delicato per la vita civile e democratica del Paese.

Per questo l’Associazione Stampa Toscana chiede alla Fnsi di battersi con risolutezza in particolare su alcuni punti più volte richiamati anche dal Segretario generale Lo Russo:

  1. Stop al furto di informazione da parte dei grandi players del web che realizzano 2,2 mld di euro l’anno di raccolta pubblicitaria, veicolata su contenuti spesso non pagati, e destinazione di parte delle entrate fiscali derivate dalla loro attività al sostegno all’editoria.
  2. Più stretta vigilanza sugli stati di crisi che continuano ad espellere giornalisti dalle redazioni e ad impoverire i prodotti editoriali destinati così ad avvitarsi in una spirale negativa che rischia non solo di peggiorare le specifiche situazioni ma anche di correre incontro alla morte del giornalismo.
  3. Inclusione dei giornalisti precari e disoccupati e salvaguardia dei diritti da loro ormai acquisiti sul campo: da questo punto di vista è da respingere con forza l’ipotesi, in presenza di prepensionamenti, di assunzione anche di figure non giornalistiche e per di più con età inferiore ai 35 anni: scelte, entrambe, che penalizzerebbero l’occupazione giornalistica, non considererebbero il lavoro precario svolto da colleghi che spesso sono ormai over 40, compresi i colleghi rimasti senza lavoro e le cui testate non esistono più e per i quali c’è un impegno congressuale a battersi per la loro tutela.
  4. Definizione di un equo compenso che non equipari il giornalismo ad un hobby e che invece assicuri concreta dignità al lavoro svolto dai collaboratori.
  5. Difesa dell’Inpgi, la cui crisi, determinata innanzitutto dal continuo ricorso ai prepensionamenti, spinge tutti ad una profonda riflessione sui necessari interventi di riorganizzazione che evitino                 il taglio dei sostegni di welfare ai colleghi in difficoltà, a cominciare da quelli disoccupati. Occorre che l’Inpgi sia un istituto al quale i colleghi pensionati e in attività possano guardare ancora con fiducia. L’Inpgi è la “cassaforte” della categoria e non il bancomat degli editori che pensano di poter continuare ad attingere risorse per sanare le loro situazioni di crisi facendole pagare ai giornalisti.

Il Consiglio direttivo dell’Associazione Stampa Toscana assicura il proprio impegno in queste battaglie, così come lo ha fatto fino ad ora non lasciando solo nessun collega e nelle vertenze che, in Toscana, hanno in molto casi fatto registrare la vittoria delle ragioni dei giornalisti grazie all’unità e alla compattezza del sindacato.

Il Direttivo dell’Associazione Stampa Toscana invita il sottosegretario di Stato Andrea Martella, come richiesto anche dalla Commissione lavoro autonomo Ast, ad un confronto a tutto campo su questi temi per il quale il sindacato dei giornalisti cercherà di costruire un’occasione anche in Toscana.

Ast: Comunicazione commissione regionale lavoro autonomo

La Commissione regionale Lavoro autonomo dell'Associazione Stampa Toscana esprime perplessità in merito all'emendamento alla manovra finanziaria, a cui sta lavorando il sottosegretario Martella, sui prepensionamenti dei giornalisti e dei poligrafici. In particolare, preoccupa l'ipotesi dell'avvicendamento di under 35, come si apprende da alcuni organi di stampa, al momento del prepensionamento dei colleghi che ne hanno diritto.
Riteniamo che requisito per una corretta assunzione, non debba essere quello anagrafico ma la professionalità dimostrata da colleghi autonomi e precari in attesa, in alcuni casi da anni, di una regolarizzazione contrattuale.
Temiamo inoltre che si possa vanificare l'effettivo pensionamento dei colleghi, che già in passato abbiamo visto reimpiegati con contratti a termine o di collaborazione, motivati dal punto di vista dell'azienda come figure necessarie alla formazione dei giovani assunti.
Ricordiamo inoltre che, durante lo scorso Congresso Fnsi, è stata approvata all'unanimità una mozione, primi firmatari Sandro Bennucci e Stefano Fabbri, sui licenziati dopo stati di crisi, senza lavoro e senza pensione e sul loro
censimento. Nella mozione, si chiede la salvaguardia, attraverso strumenti straordinari, per facilitare il ricollocamento di questi colleghi: tuttavia non ci pare di ravvisare, nelle linee programmatiche fin qui esposte dal sottosegretario Andrea
Martella, alcun riferimento alla questione.
Si apprezza invece la modifica al numero di assunzioni rispetto alle posizioni di prepensionamento, (2 nuove posizioni rispetto a 3 prepensionamenti). Invitiamo pertanto il sottosegretario all'editoria Andrea Martella ad un confronto con i rappresentanti dell'Associazione Stampa Toscana e la Commissione regionale lavoro autonomo.

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