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Elezioni Inpgi: i candidati toscani

Articolo di del 3 gennaio 2020 – 17:18 | 26 views

Dal 10 al 12 febbraio per via telematica ed il 15 ed il 16 febbraio, per chi lo desidera, al seggio allestito nei locali dell’Associazione Stampa Toscana, si terranno le elezioni per il rinnovo degli organi dell’Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani.

Per queste elezioni si sono candidati diversi colleghi iscritti all’Ast e questo è un segnale di forte attenzione e di partecipazione nei confronti dell’istituto e della difficile situazione che vive oggi la categoria.

Per il Consiglio generale dell’Inpgi si candidano per i giornalisti in attività i colleghi e le colleghe (in ordine alfabetico): Chiara Brilli, Cristiano Lozito, Michele Manzotti, Olga Mugnaini, Simona Poli e Lucia Zambelli

Per il Consiglio generale dell’Inpgi si candida per i giornalisti pensionati il collega Stefano Fabbri

Per il Comitato amministratore di Inpgi 2 si candida il collega Leonardo Testai

Ecco i motivi per cui hanno deciso di impegnarsi

Chiara Brilli, giornalista di Controradio, Consigliere nazionale Fnsi e componente del direttivo Ast, candidata al Consiglio generale Inpgi per i giornalisti attivi

Cristiano Lozito, giornalista de Il Tirreno, Consigliere nazionale Fnsi, candidato al Consiglio generale Inpgi per i giornalisti attivi

Stefano Fabbri, giornalista pensionato, Consigliere nazionale Fnsi e componente del direttivo dell’Ast, candidato al Consiglio generale Inpgi per i giornalisti pensionati

Leonardo Testai, giornalista free lance, collaboratore di Ansa e Corriere Fiorentino, ex Consigliere nazionale Fnsi , candidato alla Comitato amministratore di Inpgi 2.

Ecco perché ci candidiamo

I prossimi mesi saranno cruciali per la vita dell’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti che è uno dei presìdi dell’autonomia professionale, per le pensioni presenti e future dei colleghi e per l’intero sistema del welfare della categoria che ha consentito finora di sostenere i colleghi in difficoltà.

La situazione di criticità dell’Inpgi sono da ricercare innanzitutto nel peso enorme sostenuto in occasione di stati di crisi che si sono conclusi con massicci prepensionamenti, quindi con una netta diminuzione dei colleghi in attività che continuano a pagare i contributi e una crescita esponenziale dei colleghi in pensione. Un meccanismo insostenibile che oggi gli editori vorrebbero replicare, chiedendo ed ottenendo dal governo nuovi prepensionamenti a fronte dei quali possano essere previste nuove assunzioni, nella misura di una ogni due prepensionamenti, anche di figure professionali non giornalistiche che, ovviamente, sarebbe difficile inserire nel nostro sistema previdenziale. Tutto questo in un quadro che mostra invece il bisogno di allargare la propria base a cominciare dall’inclusione dei colleghi che collaborano da anni con le testate o che hanno perso il lavoro a causa della chiusura dei loro giornali.

Il rischio, quindi, è quello di giornali senza giornalisti e di un Inpgi che invece di essere la cassaforte della categoria sia il bancomat degli editori e dunque sempre più povero per pagare le pensioni di oggi e di domani, fino a mettere a rischio la propria sopravvivenza.

Le nostre candidature sono maturate nella discussione tra alcuni colleghi che hanno partecipato all'ultimo congresso Fnsi e che sono impegnati a vario titolo nell'Ast. Non sono candidature “contro” nessuno, ma costituiscono l'offerta ai colleghi di una opportunità di assicurare una rappresentanza che provenga da aree professionali, come l’emittenza radiotelevisiva, o geografiche, come la Toscana ovest,  quella della costa, che fino ad ora non hanno avuto l'occasione neanche di provarci, di pensionati di una generazione costretta a lasciare l’attività sotto il ricatto degli stati di crisi degli ultimi anni, di colleghi collaboratori che oggi assicurano la vita stessa di tante testate senza alcuna garanzia per il proprio lavoro. Sono candidature di servizio e al servizio di tutti i colleghi, vecchi e giovani, occupati, disoccupati, precari e pensionati di oggi e di ieri per tentare di contribuire a salvare, innovare e rilanciare l’Inpgi ed il suo ruolo nel sistema degli organismi che per decenni hanno assicurato autonomia e sicurezza a tutta la categoria.

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Olga Mugnaini, giornalista de La Nazione, Consigliere generale Inpgi uscente, candidata al Consiglio generale Inpgi per i giornalisti attivi

Simona Poli, giornalista de La Repubblica, Consigliere generale Inpgi uscente, candidata al Consiglio generale Inpgi per i giornalisti attivi

Ecco perché ci candidiamo

Al termine del mandato di consigliere nazionali dell’Inpgi, per il cui rinnovo come sapete si vota nel prossimo febbraio, proviamo a fare un bilancio della situazione del nostro Istituto pensionistico e a comunicarvi le nostre riflessioni.
Nel primo semestre del 2019 si sono registrate in Italia altre 400 perdite di posti di lavoro giornalistici, un fenomeno purtroppo in crescita inarrestabile che mette a dura prova la sopravvivenza dell’Istituto e comporta gravi rischi per i trattamenti pensionistici futuri. Attualmente gli attivi che versano contributi all'Inpgi sono circa 15 mila, mentre i pensionati diretti sono 7.500.
I conti non tornano piú: troppi pensionati a fronte di pochissime assunzioni, il sistema è vicino al collasso. Ma possiamo ancora evitare questo esito infausto. La situazione ha spinto il Parlamento (dopo lunghe trattative con Fnsi e Inpgi) a varare una legge che consentirà, a partire dal 2023, di ampliare la platea dei contribuenti, allargandola a tutti i comunicatori istituzionali e di enti privati assunti con un contratto giornalistico. Questo risultato è frutto di un lungo e difficilissimo lavoro della nostra governance. E questo ci consentirà di riequilibrare i conti e di assicurare un futuro all'Inpgi.
Nel  bilancio preventivo 2020, come ci ha comunicato la presidente Macelloni nell’ultima seduta del Consiglio, la spesa per i trattamenti di disoccupazione è pari a 8,2 milioni,  quella per i contratti di solidarietà è pari a 3,4 milioni, quella per la Cigs è di 1,7 milioni, quella per la mobilità è pari a 0,03 milioni. Il che porta a un risultato della gestione previdenziale e assistenziale in negativo per circa 169,1 milioni di euro (derivante dai 390,3 milioni di ricavi a fronte dei 559,4 milioni di uscite) che sale a circa 188,8 milioni nel bilancio di previsione 2020.
I numeri non sono confortanti. Corriamo al momento due seri rischi. Il primo è che l’ente venga commissariato. Il secondo è che l’Inpgi scompaia e i giornalisti passino alla gestione Inps. Il che significa che chi è in attività si vedrebbe da subito ricalcolata la pensione dal 1996 con il solo sistema contributivo, con la clausola di salvaguardia al 2 per cento. Una diminuzione della pensione pari a circa il 30 per cento.
Per quanto riguarda l'infortunio extra professionale sarebbe azzerato, perché secondo l'Inail la categoria dei giornalisti non è soggetta a infortuni.
Pensioni di anzianità: 62 anni, 40 anni e 5 mesi di contributi. All'Inps sono 41 anni e 10 mesi per le donne, 43 anni e tre mesi per gli uomini. Peggiora anche la pensione di reversibilità: noi siamo al 75 per cento, l'Inps al 60 per cento. 
Gestione separata: i Co.Co.Co. all'Inpgi adesso versano il 28 per cento perché c'è anche l'aliquota che copre la dis-coll, la disoccupazione. All'Inps, sempre con l'aliquota che copre la dis-coll, siamo al 34,23 per cento. Le partite IVA: da noi versano il 12 per cento più il 4 per cento a carico dei datori di lavoro; l’Inps è al 25,72 comprensivo del 4 per cento di rivalsa sui datori di lavori. 
Siamo convinte che valga la pena impegnarsi per tutelare le nostre identità professionali, soprattutto di fronte ai rischi che si profilano con le richieste di nuovi stati di crisi e di prepensionamenti che aggraverebbero ulteriormente la situazione dell’Istituto impoverendo contemporaneamente le redazioni.
Per tutte queste considerazioni siamo convinte che sia necessario salvaguardare l'autonomia del nostro istituto e difenderlo da attacchi esterni che porterebbero alla sua soppressione e dare l'idea di una categoria unita e capace di remare tutta dalla stessa parte.

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Michele Manzotti, giornalista de La Nazione, componente del Collegio dei sindaci Casagit, candidato al Consiglio generale Inpgi per i giornalisti attivi

Lucia Zambelli, giornalista dell’Ufficio Stampa della Regione Toscana, candidata al Consiglio generale Inpgi per i giornalisti attivi

Ecco perché ci candidiamo

Il nostro istituto di previdenza vive un periodo difficile da anni. Prepensionamenti, cassa integrazione, mancate entrate contributive rappresentano alcune cause di questa situazione che si innesta in una crisi dell'editoria divenuta strutturale. Serve un cambio di passo nella ricerca di soluzioni. Casagit ha compiuto la trasformazione in società di mutuo soccorso per cercare maggiori entrate. Per Inpgi le eventuali trasformazioni sono più complicate per la diversa natura giuridica e per la presenza di ministeri vigilanti. Ci mettiamo in gioco per la nostra esperienza in organismi di categoria e congressi Fnsi in correnti di opposizione, ma soprattutto come giornalisti preoccupati della sorte delle nostre pensioni e, di conseguenza, del nostro futuro.

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