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Libri: Alfredo Scanzani, il Mago, ci riporta nel ‘500. Con i giochi fiorentini del tempo de’ Medici

Articolo di del 22 maggio 2020 – 11:21 | 12 views

Alfredo Scanzani, collega chiamato affettuosamente il Mago dai colleghi, durante i decenni di lavoro a La Nazione, compie l'ennesima magìa riportandoci, insieme allo studioso di tradizioni popolari Alfredo Altieri, nella Firenze cinquecentesca, dove si facevano giochi di ogni tipo. Oggi dimenticati. 

Tutto è iniziato con la consultazione di un manoscritto del 1500 conservato nella prestigiosa biblioteca Laurenziana. Fra le pagine di un testo che tratta esercizi ginnici, ecco apparire due scheletrici elenchi, scritti in calligrafie diverse e senza commenti, nei quali si dà notizia dei giochi praticati al tempo dei Medici. Parecchi risultano comprensibili perché indicati con nomi che per secoli hanno rallegrato cortili, aie di campagna, piazze cittadine e borghi, come Lo zoppo galletto, nell’Ottocento chiamato campana e zoppino dalle bambine toscane. Lo stesso vale per la lippa o ciribé dei maschietti. La comprensione di molti altri svaghi, invece, ha senza dubbio richiesto tanta pazienza. Non dev’essere stato facile capire che “A botti” andava tradotto con quel “mamma troia” che fino agli anni Cinquanta del secolo scorso ha fatto sgolare e sfinito migliaia di ragazzi. Lo ricordano bene i nonni nati in campagna, mentre quelli di città rammentano le sassaiole, pure queste malamente ereditate dal1400 .

Si tratta degli 85 svaghi raccolti appunto da Scanzani e dallo studioso Altieri nel libro “Giochi a Firenze e in Toscana nel Rinascimento” (Sarnus, pagine 144, euro 12). Un testo capace di appassionare piccoli e grandi per l’agilità della scrittura e le curiosità storiche che meravigliano il lettore.

Curiose ed avvincenti le pagine dedicate agli sport del 1400: pallamaglio, “tennisse” e pallacorda, pallone col bracciale Dolentissima la parte riservata all’azzardo, una piaga che servendosi dei tarocchi, delle minchiate fiorentine, la dantesca zara, la bassetta, persino del gioco dell’oca, mandavano in rovina (anche in galera) nobili e banchieri, preti e cortigiane, artisti e bottegai.

Proviamo allora “a pigliare la coda della volpe”? No, forse è meglio il passadieci o lo sbaraglino (oggi mascherato da backgammon), del quale erano innamorati l’ egiziana Nefertari mille anni prima di Cristo e il nostro Lorenzo il Magnifico.  Le tentazioni sono troppe, dal beccaglio al topo, dalla gallinenvella al ritratto, senza parlare delle “scorreggiate”, il compagnone, l’acculatta, metti l’uovo, far la ruota, biccicalla…

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