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Fnsi e Ast non firmano la cassa integrazione al Corriere dell’Umbria (e di Arezzo e Siena). Azione dell’Azienda dequalifica e discrimina i colleghi

Articolo di del 26 giugno 2020 – 14:00 | 77 views

La Fnsi, l’Associazione Stampa Umbra, l’Associazione Stampa Toscana e l’Associazione Stampa Romana, non hanno firmato la richiesta di proroga di cassa integrazione del Corriere dell'Umbria (che pubblica edizioni anche in Toscana e nel Lazio), avanzata e discussa il 19 giugno, come già avevano fatto con il verbale d'incontro dello scorso aprile.  Soltanto una parte del Cdr, come la volta scorsa, ha firmato l'accordo.

La delegazione sindacale, guidata da Ezio Cerasi in rappresentanza della Fnsi, e composta da Sandro Bennucci, presidente dell'Associazione Stampa Toscana, da Marco Baruffi, presidente dell'Associazione Stampa dell'Umbria e da Stefano Romita per l'Associazione Stampa Romana, ha ribadito di non condividere il ricorso da parte del Gruppo Corriere al prolungamento della Cassa integrazione in deroga Covid 19 in costanza di un Contratto di Solidarietà con scadenza nel mese di giugno 2021.

La richiesta di proroga dell’azienda di applicare ulteriori 5 settimane di Cassa integrazione in deroga Covid 19, con una riduzione dell’80 per cento dell’orario di lavoro unicamente per i 25 colleghi che finora, per nove settimane, sono stati sospesi a 0 ore, è stata ritenuta da Fnsi e Assostampa regionali discriminatoria e tale da perpetuare la dequalificazione professionale e il pregiudizio economico dei giornalisti interessati, alla luce anche dei ritardi nei pagamenti da parte dell’Inps. E' stato fatto presente che la scelta di emarginare parte della redazione dalla confezione del giornale, in controtendenza con le scelte adottate dai quotidiani concorrenti a livello territoriale, non è sindacalmente accettabile, mentre viene ribadita la necessità della corretta applicazione dell’ammortizzatore mediante rotazione dell’ intero organico (e non di una sola parte di esso), che è l’unica modalità in grado di soddisfare il principio dell’equità di trattamento del personale giornalistico.

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