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8 marzo, l’intervento di Barbara Antoni, commissione pari opportunità

Articolo di del 7 marzo 2012 – 08:13 | 457 views

Care colleghe giornaliste,

Tanti auguri.
Auguri per una giornata in modo scontato dedicata alle donne, inflazionata da abitudini dozzinali se non meramente commerciali e consumistiche. Un rischio che può correre una data importante, il cui valore, invece, va ricordato e riconosciuto, oggi più che in passato.

Perché le donne, e in particolare quelle che lavorano, se per decenni l’8 marzo hanno festeggiato i diritti conquistati, oggi possono trovarsi a constatare, in questa ricorrenza, un diritto perduto.

Il lavoro sempre più precario, le lettere di dimissione in bianco che tante – anche fra le giornaliste – vengono invitate a firmare al momento dell’assunzione, carichi e orari di lavoro che rendono sempre più difficile armonizzare la vita privata con quella professionale, salari più bassi rispetto a quelli degli uomini. E le pari opportunità, di cui si fa gran parlare, ma che in realtà sono un dato vacillante, se non assente, dalla condizione delle giornaliste.

Un recente studio dell’Inpgi sui dati degli occupati nel settore giornalistico (consuntivo 2010) riporta un numero totale di 7.040 giornaliste contro 11.150 colleghi maschi.

Ma a fronte di un rapporto di occupati, fra i due sessi, che vede sfiorare il 40 per cento alle donne, queste ultime mostrano di ricoprire, nei gradi di carriera, livelli percentualmente assai più bassi.

Su 501 direttori di testate (di quotidiani, periodici, in Rai, in agenzie di stampa, emittenti radio private e locali, uffici stampa enti pubblici), 104 sono donne e 397 uomini. Su 278 fra vice direttori e condirettori delle stesse testate, 54 sono donne e 224 uomini. E lo squilibrio continua alla voce capo redattore: in tutto 1.641 figure, di cui 434 donne e 1.207 uomini. Oppure tra i capiservizio: in tutto 2.116 in Italia a dicembre 2010: di questi, 709 risultavano donne e 1.407 uomini.

La lista degli squilibri continua ed è molto lunga. E si tratta, oltretutto, di una lacuna di pari opportunità sulla quale è stato ed è difficile discutere. Anche per un fatto: i sindacati dei giornalisti sono gli unici sindacati italiani di categoria che ancora non hanno firmato la Carta delle pari opportunità.

La Commissione Pari Opportunità della Federazione nazionale della stampa (Fnsi) si sta muovendo in questa direzione.

Pochi giorni fa, la giunta della Fnsi ha dato il via libera alla firma del documento, che si svolgerà prossimamente alla presenza del segretario nazionale Franco Siddi e del ministro del Welfare Elsa Fornero.

Sarà un primo passo verso l’apertura di una discussione assai più ampia e articolata sul ruolo delle donne nel giornalismo e sulla necessità di equiparare il loro peso specifico nelle carriere a quello degli uomini, cercando anche di colmare le diversità nel salario.
Un passo a cui guardiamo con ottimismo, anche se i tempi, oggi, sono tutto fuorché facili.
Ma proprio per questo, e anzi a maggior ragione, essere in prima linea è fondamentale.
Ancora auguri. E un caro saluto.

Barbara Antoni
rappresentante dell’Associazione Stampa Toscana
nella Commissione nazionale Pari Opportunità della Fnsi

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