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Giornalisti in piazza a Firenze il primo giugno: anche in difesa delle testate storiche e contro il precariato. Le vertenze di Nazione e Tirreno

Articolo di del 26 maggio 2021 – 11:32 | 43 views

Martedì 1 giugno 2021, alle 11, in via Cavour, davanti alla Prefettura di Firenze e al Consiglio regionale della Toscana, i giornalisti parteciperanno a una manifestazione – organizzata a livello nazionale dalla Fnsi  e in Toscana dall'Associazione Stampa e dal Consiglio regionale dell'Ordine – che si terrà contemporaneamente negli altri capoluoghi di regione italiani. Obiettivo: sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sul profondo stato di difficoltà in cui si trova, in Italia,  tutto il sistema dell'informazione, vittima  di leggi superate e di una crisi economica senza precedenti nell'Editoria. Posti di lavoro cancellati in misura sempre maggiore, testate storiche – in Toscana Nazione e Tirreno – in difficoltà anche per l'uso ormai abituale degli ammortizzatori sociali con conseguenti, pesanti tagli alle buste paga. E precariato dilagante, con giornalisti costretti a collaborare per pochi euro a pezzo anche se ormai parti integranti delle redazioni, dove sono stabilmente impiegati – senza adeguato contratto – nei giri di nera, giudiziaria, politica, sanità, cultura, moda e sport. Naturalmente occorre difendere previdenza e welfare, attraverso l'Inpgi e trovare una soluzione al problema degli esodati. Non si può non parlare delle querele bavaglio e di tanti altri fenomeni che minano il sistema dell’informazione.

Oggi, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, abbiamo un’occasione unica per rilanciare il settore e progettarne il futuro. L’informazione, pilastro della democrazia di ogni paese, non può venire esclusa dalle risorse del Piano. I giornalisti in piazza chiedono al Governo un impegno serio per risolvere problemi che si trascinano da decenni. Le priorità saranno scritte, nero su bianco, su un documento che verrà distribuito durante la manifestazione del primo giugno e consegnato al prefetto di Firenze, Alessandra Guidi, dal presidente dell'Ast, Sandro Bennucci e dal presidente del Consiglio dell'Ordine della Toscana, Carlo Bartoli.

 

I Cdr Poligrafici Editoriale-La Nazione: "Pensionati al lavoro e giornalisti in cassa integrazione"

«Pensionati che scrivono – denunciano i Cdr del Gruppo Poligrafici Editoriale – e giornalisti assunti a casa in cassa integrazione. È questa l'ennesima trovata di Andrea Riffeser Monti (editore di Qn, il Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno e presidente della Fieg), per ridurre i costi del lavoro nei suoi giornali». Lo denuncia il Coordinamento dei Comitati di redazione di Editoriale Nazionale.
«Una strategia ben precisa: affidare la scrittura di gran parte degli articoli a giornalisti in pensione da anni, pagati pochi euro visto che tanto ricevono mensilmente una pensione dall'Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti a un passo dal fallimento, e intanto tagliare le retribuzioni dei giornalisti assunti a tempo indeterminato, compresi collaboratori fissi e corrispondenti,  attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali che a loro volta pesano sull'Inpgi», spiegano i Cdr.
«Per rendersi conto di tutto questo – aggiungono – basta sfogliare il Qn oggi in edicola (o anche quello di ieri o del giorno prima) dove i servizi su una tragedia come quella della funivia di Stresa sono appaltati a un pensionato (nonostante il Gruppo abbia centinaia di giornalisti), così come avviene per tanti altri articoli firmati da pensionati, non solo nella cronaca, ma anche negli spettacoli, nell'economia o nel tempo libero o nello sport, con tanto di commenti in prima pagina. Se togliessimo i loro articoli il giornale oggi in edicola sarebbe dimezzato».
Purtroppo, incalzano i giornalisti, «nella stragrande maggioranza non si tratta di notizie in esclusiva o inchieste, ma di comunicati e agenzie di stampa riscritti dai colleghi, pensionati e prepensionati con costi pesantissimi per le casse degli istituti della categoria. Altro che spazio ai giovani. Visto che tutto questo accade da anni, nonostante le nostre ripetute proteste e sollecitazioni a valorizzare le risorse interne, come giornalisti dell'Editoriale Nazionale ci viene il sospetto che sia una precisa strategia. Se così non è chiediamo di dimostrarlo a editore e direttore: già da domani eliminate dai giornali e dai siti internet del Gruppo tutti gli articoli dei colleghi pensionati. Allo stesso tempo invitiamo capi redattori e responsabili degli uffici ad azzerare le richieste di servizi ai pensionati per non rendersi complici di questa politica che danneggia tutti noi e la categoria. E ai pensionati chiediamo infine di astenersi dal produrre servizi, lasciando finalmente spazio ai giovani e contribuendo così – concludono i Cdr – al salvataggio dall'Inpgi dalla quale dipende il loro reddito mensile».

L'azienda: «Pronti a valorizzare i giovani redattori»
«Con rammarico dobbiamo prendere atto che nel comunicato dei Cdr non si faccia minimamente accenno sia alla lunga trattativa sul piano di riorganizzazione, culminata con l'intesa dello scorso 26 aprile, sia al fatto che un punto cruciale dell'intesa riguarda proprio la riduzione drastica del numero delle collaborazioni dei pensionati». Lo dice, in risposta al Coordinamento dei Cdr, Alessandro Serrau, direttore del personale e dell'organizzazione del Gruppo Monrif, che edita Qn, Resto del Carlino, Nazione e Giorno.
«Eppure – prosegue – la compagine sindacale è perfettamente al corrente di quanto l'azienda, successivamente alla proposta avanzata dai Cdr del Gruppo, abbia avuto sempre un atteggiamento di grande collaborazione, addivenendo appunto a un accordo che a partire dal prossimo primo luglio contingenterà drasticamente il numero delle collaborazioni di tali giornalisti, a beneficio dei colleghi delle nostre redazioni all'interno delle quali vi è una nutrita presenza di giovani redattori. Ci piacerebbe, altresì, ricordare come le medesime intese prevedano un consistente turnover di personale giornalistico a beneficio, quindi, dell'ingresso di nuove leve, superando perfino, in senso migliorativo, le previsioni di legge che prevedono un rimpiazzo del 50% delle uscite dei prepensionati, anche attraverso l'inserimento di altre figure professionali non giornalistiche. Con grande spirito di innovazione delle relazioni industriali abbiamo voluto cogliere favorevolmente la richiesta dei Cdr di sostituire i prepensionati esclusivamente con personale giornalistico».
«Senza dimenticare, infine – prosegue Serrau – l'impegno dell'azienda a tutelare il valore del comparto dei corrispondenti e dei collaboratori fissi, il cui numero in organico non ha precedenti in altre realtà editoriali e per i quali, nonostante la crisi e la pandemia, sono state trovate soluzioni per preservarne il valore e la presenza nei territori, scongiurando interventi traumatici almeno per i prossimi 18 mesi. Cogliamo, quindi, favorevolmente l'invito dei Comitati di Redazione e come azienda vigileremo affinché le intese siano rispettate da parte di tutti».
Il gruppo respinge anche l'accusa di scarsa attenzione ai giovani: «Vogliamo ricordare come l'editore Andrea Riffeser Monti abbia da sempre dimostrato con fatti concreti di voler valorizzare i giovani, promuovendo da oltre 40 anni la cultura della meritocrazia anche con la selezione di giornalisti attraverso concorsi interni. Questo modus operandi è culminato con la nomina a direttore de La Nazione, una delle testate più antiche d'Italia, della dott.ssa Agnese Pini, la più giovane giornalista donna a ricoprire in Italia un ruolo così prestigioso». (Ansa)

 

Il Cdr del Tirreno: "Niente tagli indiscriminati"

Il Tirreno di Livorno, passato solo da pochi mesi dal Gruppo Gedi alla Società Sae è già chiamato dalla nuova proprietà – insieme alle altre tre testate del Gruppo, le Gazzette di Modena e Reggio e La Nuova Ferrara – a sostenere pesanti tagli alle buste paga attraverso ammortizzatori sociali che sono oggetto di trattativa  sul tavolo nazionale con Fieg, Fnsi, Associazione Stampa Toscana, Associazione Stampa Emilia Romagna. Ecco l'informativa del Cdr del Tirreno ai colleghi dopo l'ultima riunione svoltasi a Roma:

"Dopo l’illustrazione di negative previsioni di bilancio del gruppo per il 2021, legate al calo di copie in edicola, e davanti alla richiesta di Cassa integrazione finalizzata ai prepensionamenti da parte di Sae, le parti hanno convenuto sull’opportunità di aprire l’allegato D del contratto che prevede un percorso definito per la risoluzione delle crisi aziendali. In ogni caso ci batteremo contro ogni ipotesi di tagli indiscriminati.

Le parti si ritroveranno all’inizio della prossima settimana. In questo tempo Sae dovrà elaborare un piano di ristrutturazione aziendale indicando le operazioni e gli investimenti in progetto, sulla base dei quali il direttore predisporrà una ipotesi di riorganizzazione”.

Il Cdr de Il Tirreno

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