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Lavoro e previdenza, Fnsi, Ast e Inpgi: «Serve un patto per l’informazione. Il governo ci ascolti»

Articolo di del 2 luglio 2021 – 15:38 | 81 views

«Invece di parlare di commissariare l'Inpgi o di assorbirlo nell'Inps parliamo di lavoro, di come renderlo meno precario, di come restituirgli dignità. Parliamo prima di lavoro e poi di previdenza, perché senza il primo non ci può essere la seconda». Così il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, aprendo la conferenza stampa convocata davanti al ministero del Lavoro per tornare a chiedere al governo "un patto per l'informazione", un confronto a tutto campo sulle criticità del settore. La Toscana è stata rappresentata dal presidente Ast, Sandro Bennucci e dalla componente di giunta Fnsi, Paola Fichera

«Non stiamo protestando contro qualcuno. Da parte nostra  – ha aggiunto Lorusso – non ci sono chiusure preconcette, ma indicazioni chiare sui temi da trattare: abolire i cococo, definire l'equo compenso per i lavoratori autonomi, più lavoro regolare, meno pensionamenti anticipati. E ancora: nulla hanno fatto governo e parlamento per abolire il carcere per i cronisti, contro le querele bavaglio o per la tutela delle fonti, tanto meno per accompagnare il settore dell'emittenza locale nella nuova era digitale. Ce n'è abbastanza per sedersi con il governo attorno a un tavolo e parlare».

La presidente dell'Inpgi, Marina Macelloni, ha rivendicato il ruolo dell'Ente negli anni in termini di sostegno al settore e ricordato la recente delibera adottata dal Cda dell'Istituto, «nel rispetto della legge», contenente alcune misure che concorrono al riequilibrio della gestione. «Non sono sufficienti, lo sappiamo. L'unica soluzione per riportare i conti in ordine – ha ribadito – è l'ingresso di nuovi contribuenti. Abbiamo presentato diverse proposte al governo, ma finora non c'è stato un vero confronto. Da parte della politica non c'è interesse a lasciare che l'Inpgi continui a fare il suo lavoro in difesa dell'autonomia della categoria. Ma assorbire l'Inpgi dentro l'Inps non è la soluzione: è la cancellazione della professione».

A Mattia Motta e Anna Del Freo, segretari aggiunti della Federazione nazionale della Stampa italiana, il compito di fare il punto sullo stato della professione, sempre più precarizzata sotto la maschera di un finto lavoro autonomo, dentro e fuori dalle redazioni, dove gli editori fanno di tutto per ridurre sempre più il numero dei giornalisti lavoratori dipendenti. Ed Elisa Marincola ha ricordato la mobilitazione di Articolo21 per lunedì 12 luglio alla Casa Internazionale delle Donne.

«Se il presidente dell'Inps ci offre il bengodi ci convochi subito. Ma attenzione: non credo sia così e anche all'interno della categoria c'è chi su questo racconta balle ai colleghi», ha esordito il presidente Giulietti, che ha poi rinnovato la richiesta al premier Draghi di convocare i rappresentanti dei giornalisti per parlare del futuro dell'informazione. «Il presidente del Consiglio apra il confronto sui temi della libertà di stampa in questo Paese, perché senza l'autonomia garantita dall'Istituto di previdenza, senza misure contro querele bavaglio e precariato, l'Italia rischia di scivolare ancora più in basso nelle classifiche internazionali».

Oggi, ha evidenziato, «siamo davanti al ministero del Lavoro, ma ci rivolgiamo a tutti i ministri. La nostra è una richiesta urgentissima: servono interventi per dare piena attuazione all'articolo 21 della Costituzione, per la salvaguardia dell'Inpgi, per la tutela del lavoro, per difendere il segreto professionale, per liberare la Rai dai partiti, per una riforma complessiva del settore. Questa – ha concluso Giulietti – non è una battaglia corporativa, ma una battaglia di civiltà, per il diritto dei cittadini ad essere informati».

Al termine della conferenza stampa il segretario Lorusso, il presidente Giulietti e la presidente Macelloni sono stati ricevuti dal Capo di gabinetto del ministro Orlando, Elisabetti Cesqui.

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Ast e fiduciaria Inpgi per la Toscana: la manovra necessaria per salvare l'Istituto

Care colleghe, cari colleghi,

come sapete, il Consiglio di amministrazione dell’Inpgi ha approvato una manovra che interessa sia le prestazioni, sia le contribuzioni. I provvedimenti sono mirati e, seppur dolorosi, risultano indispensabili per proseguire nel risanamento del nostro Istituto di previdenza, i cui bilanci sono stati messi a rischio non da una mala gestione, ma da un dissennato uso di prepensionamenti voluti dagli editori (e solo controfirmati dai governi, senza alcun intervento strutturale) dal 1981 in poi. Col doppio risultato negativo: innalzamento pesantissimo della spesa pensionistica e riduzione, altrettanto forte e marcata, del versamento dei contributi, visto che sono usciti, nel tempo, coloro che avevano gli stipendi più alti.

I sacrifici di oggi sono chiesti dai ministeri vigilanti dell'Inpgi, gli stessi che hanno ritenuto di non procedere al commissariamento, rinviando alla fine del 2021 la verifica dei conti. La decisione di dar luogo alle misure, oltre che imposta per legge, coincide con la ripresa del confronto politico con il Governo per una soluzione strutturale della crisi dell'istituto. L'obiettivo prioritario resta quello di impedire l'assorbimento dell'Inpgi da parte dell’Inps che, lo sappiamo bene, comporterebbe fin da subito pesanti tagli alle pensioni, anche quelle in essere: si stima, mediamente, una riduzione del  15%, oltre all'immediata cancellazione della quattordicesima, che l'Inps non contempla.

I guai dell'Inpgi sono quelli di tutta la previdenza, visto che proprio l'Inps ha chiuso l'ultimo bilancio con 6 miliardi di perdita. E l'ultima cosa che interessa, al governo e all'Istituto nazionale, è prendere in carico altri pensionati. Per quanto difficile, una soluzione strutturale per riequilibrare entrate ed uscite è stata individuata: si tratta di fare entrare nella platea di contribuenti Inpgi tutte le figure professionali che svolgono mansioni assimilabili a quella giornalistica, nuove professionalità del web incluse. Va ricordato che su questo fronte esiste già una legge delle Stato, approvata nel 2018, che prevede l'ingresso della categoria dei comunicatori nel 2023.

Senza contare i nuovi prepensionamenti (compresi quelli di Nazione e Tirreno, tanto per restare in Toscana), per capire la gravità della situazione basti dire che oggi l'Istituto conta circa 14mila attivi e 10mila pensionati. Ecco allora le misure decise dal Cda dell'Inpgi per aiutare la transizione verso l'ingresso di nuovi contribuenti:

1) L’introduzione per 5 anni di un contributo straordinario, pari all’1%, a carico dei giornalisti attivi (nella formula di una maggiore contribuzione previdenziale) e pensionati: determinerà un incremento di gettito di 15,5 milioni di euro all’anno (77,5 milioni di euro in cinque anni)

2) La rimodulazione del limite di reddito cumulabile con la pensione di anzianità (non per quella di vecchiaia), con l’abbassamento della attuale soglia di franchigia a 5.000 euro annui, con deroga per le pensioni di importo annuo non superiore al trattamento minimo del redattore ordinario vigente nell’anno precedente (oggi pari a 38 mila euro). In questo caso, il limite di reddito cumulabile resta fissato a 22.000 euro, così come resta inalterato per tutti coloro che hanno superato i 67 anni, ossia il limite per la pensione di vecchiaia. Ciò comporterà un risparmio di spesa pensionistica quantificabile in circa 1,5 milioni di euro annui. Una misura mirata a scoraggiare il ricorso al lavoro dei pensionati nelle redazioni a scapito di giovani e disoccupati.

3) La sospensione temporanea  delle prestazioni facoltative (superinvalidità, case di riposo, sussidi). Il risparmio riguarderà le nuove domande e a regime, per un risparmio di spesa annuo stimabile in 1,2 milioni di euro.

4) Poiché la pensione di anzianità erogata dall’Inpgi si consegue con 62 anni e 5 mesi di età e 40 anni e 5 mesi di contributi, è stata introdotta una percentuale di abbattimento pari al 3% su base annua, rapportata agli anni e ai mesi mancanti al raggiungimento del requisito della pensione anticipata vigente nel sistema generale e, cioè, oggi 41 e 10 mesi per le donne e 42 e 10 mesi per gli uomini. La misura potrebbe comportare una minore spesa nel primo anno di 255 mila euro, nel secondo anno di 510 mila, nel terzo anno di 765 mila euro e così via.

5) La riduzione dei costi di struttura in misura pari almeno al 5%, che si aggiunge al taglio del 10% già deciso per i costi degli Organi collegiali. Il totale complessivo stimato dei risparmi sui costi di struttura è pari, quindi, a 1,25 milioni di euro. La manovra sarà operativa solo dopo il via libera da parte dei Ministeri vigilanti.

Di seguito il calcolo del contributo solidarietà pensionati stimato

Pensione lorda           Prelievo netto

40.000                             10,48

50.000                             13,10

65.000                             18,37

88.000                             26,08

125.000                           37,28 

170.000                           51,10

320.000                           97,18

 

Per quanto riguarda, invece, gli attivi non si tratta di un taglio, ma di un risparmio forzato. Il prelievo dell’1% per cinque anni, infatti, finisce nel proprio cassetto previdenziale. Per il redattore ordinario a 38 mila euro di stipendio vale 18,12 euro di prelievo netto al mese per un beneficio annuo di pensione di 109,25 euro lordi. Il prelievo è di 29,50 euro netto per chi è a 65 mila euro, con un aumento annuo della futura pensione di 186,88 euro lordi.

 

Maggiore contribuzione attivi

Stipendio lordo                     Prelievo netto              Aumento annuo pensione

38.000                                        18,12                                     109,25

65.000                                        29,50                                     186,88

90.000                                        39,46                                     258,75

120.000                                      52,62                                     345,00

150.000                                      65,77                                     431,25

 

Restiamo, come fiduciaria Inpgi per la Toscana e uffici Ast, a disposizione per ulteriori spiegazioni e chiarimenti e molto caramente salutiamo.

 

         Olga Mugnaini                                                      Sandro Bennucci

Fiduciaria Inpgi per la Toscana               Presidente dell'Associazione Stampa Toscana

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Lavoro e previdenza: le proposte dell'Unione pensionati per il futuro dell’INPGI

Agganciare strettamente la previdenza al mondo del lavoro per rispondere all’evoluzione dell’informazione nell’era della crisi della carta stampata e dell’espansione del digitale, così superando le attuali difficoltà dell’Inpgi, un Istituto che è capace di camminare sulle proprie gambe, purché sia messo in condizioni di farlo. Intervenendo ad una riunione del Consiglio nazione dell’Unione Pensionati (nella quale la Toscana era rappresentata dal presidente del gruppo regionale Antonio Lovascio) , la Presidente dell’INPGI  Marina Macelloni ha presentato un quadro realistico della situazione dell’Istituto, delle difficoltà del bilancio, delle soluzioni che si prospettano, ma anche delle interlocuzioni in corso con il Governo e delle risorse professionali e culturali di cui dispone e che è in grado di far valere nelle sedi competenti per difendere la storia dell’INPGI  e dimostrare le buone ragioni che militano a favore del suo indispensabile rilancio. Alla riunione del Consiglio nazionale è intervenuto anche il Segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso, che ha confermato l’impegno del sindacato unitario dei giornalisti italiani a difesa dell’INPGI e dell’autonomia della professione.

Le cifre esposte dalla Presidente Macelloni – calo degli iscritti attivi, aumento delle pensioni erogate, riduzione del monte retributivo e incremento del costo delle prestazioni, oneri impropri crescenti a carico dell’Istituto – dicono che in assenza di interventi radicali non c’è via d’uscita, mentre le azioni necessarie per il riequilibrio della gestione sono state già avviate, e un’ulteriore riduzione delle prestazioni non è più immaginabile. Tra l’altro l’imminente fine del sostegno della Cassa Covid pone a rischio milletrecento posizioni contributive. La soluzione da tempo individuata è l’ampliamento della platea contributiva con l’ingresso nel perimetro dell’Inpgi di nuove figure professionali emerse nel mondo della comunicazione; ma occorre anche e soprattutto mettere in campo un intervento di sistema per l’intero settore editoriale che tenga insieme lavoro, innovazione, previdenza. Ciò richiede misure legislative che sono allo studio, ma anche una visione d’insieme della problematica. Il rinvio di sei mesi della scadenza prevista per il commissariamento dell’Inpgi, che sarebbe fatale in assenza di misure atte ad individuare una via d’uscita dalla crisi, consente di proseguire l’interlocuzione con il governo alla ricerca di una soluzione di sistema. Altre misure, come il ventilato assorbimento nell’Inps, sarebbero un salto nel buio e metterebbero a rischio il presente e il futuro delle pensioni dei giornalisti.

Nel suo intervento, il Segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso ha annunciato la convocazione per il prossimo autunno della Consulta delle Associazioni regionali di stampa per affrontare il tema dei contributi al bilancio dell’Unione pensionati.

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Inpgi2, quando si paga il contributo minimo 2021

La legge di stabilità per l'anno 2021 ha previsto l'istituzione di un Fondo per l'esonero dai contributi previdenziali  per il 2021 dovuti dai liberi professionisti. L'esonero vale anche per i giornalisti che svolgono l'attività libero professionale. Il decreto ministeriale attuativo della misura – che conterrà le condizioni per usufruire dell'esonero – è ancora in corso di emanazione.

Nelle more della pubblicazione del decreto, considerando l'avvicinarsi della scadenza di pagamento del contributo minimo 2021 – fissata al 31 luglio prossimo – il Comitato amministratore della Gestione separata Inpgi ha deciso di non modificare il predetto termine di scadenza del versamento, ma di consentire ai colleghi che potrebbero avvalersi dell'esonero di poter posticipare il pagamento del contributo minimo in attesa della pubblicazione del provvedimento ministeriale.

L'iscritto potrà quindi versare entro il 31 dicembre 2021 senza alcuna maggiorazione la quota di contribuzione dovuta a titolo di acconto ed eventualmente oggetto di esonero.

In alternativa, è comunque possibile effettuare il pagamento entro il 31 luglio e successivamente ottenere il rimborso nell'ipotesi in cui si rientrasse nella agevolazione.

Non appena il decreto sarà pubblicato, l'Istituto fornirà le opportune indicazioni operative per chi potrà accedere al beneficio e come presentare la relativa domanda.

 

 

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