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Enzo Brogi su Repubblica: “Non ci sia più silenzio, ma un lavoro comune”

Articolo di del 16 marzo 2012 – 22:01 | 432 views

Ho uno strano approccio con la televisione. L’ho sempre avuto. Tant’è che all’inizio del nuovo millennio, quando ero Sindaco (a Cavriglia) convinsi un centinaio di famiglie del mio comune a vivere per alcune settimane senza quell’apparecchio magico, spesso malefico. Fu un’esperienza bellissima, ma anche un paradosso, noi spegnemmo le televisioni e le televisioni di mezzo mondo vennero a vedere chi erano quei pazzi che avevano deciso di leggere il piccolo principe di Saint- Exupéry (che come Comune regalammo ad ogni famiglia) o di giocare a Monopoli piuttosto che fare zapping col telecomando tra un Grande Fratello o un TG.

Arrivarono anche dall’Australia per intervistarci. Ma le cose sono cambiate da quel tempo. Il telecomando oggi, soprattutto nel caso dell’utenza giovanile, è spesso sostituito dal mouse, ed i programmi belli o brutti, leggeri o colti vengono selezionati e scaricati sempre più dalla rete, anziché dalle “reti

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