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3 maggio, Freedom Press Day: “Giornalisti sotto assedio nel mondo”

Articolo di del 2 maggio 2012 – 16:40 | 468 views

“A 21 anni dall’istituzione del Freedom Press Day dell’Unesco, tutti sono certamente più consapevoli dell’importanza della libertà di stampa come indicatore dello stato dei diritti umani nei vari Paesi, ma i giornalisti non sono certo più liberi e, anzi, sono sotto assedio sia a Est come a Ovest “.

Questa la denuncia del presidente di ISF ( Information Safety and Freedom ) Stefano Marcelli che oggi ha presentato a Ginevra il rapporto annuale sullo stato della libertà di stampa.

“Sono 28 i giornalisti uccisi nel corso del 2012 nel mondo- ha spiegato Marcelli-, sette dei quali solo in Siria. Ma lo scorso anno furono 77 e 79 nel 2010, confermando un flusso di aggressioni continuo, assestatosi su dati a due cifre nel corso di questi venti anni. Dalla data di istituzione del Freedom Press Day, che coincise con la Guerra di Jugoslavia, abbiamo perso per strada un numero di colleghi che oscilla fra i 1.500 e i 2.000 colleghi.

Se le campagne per la tutela della libertà di informazione hanno reso la comunità internazionale e le opinioni pubbliche più consapevoli dell’importanza di questo indicatore dei livelli di democrazia reale presenti nei vari Stati ( sollecitando monitoraggi continui e tempestive denunce e azioni diplomatiche a tutela dei soggetti aggrediti ), ha anche aumentato l’attenzione dei governi e in particolare dei regimi dittatoriali verso l’intero sistema dei media ( compre si i new media e i sistemi di comunicazione individuali come telefoni mobili, compiuter, socialnetwork, ecc. ) incrementando legislazioni e sistemi tecnologici di censura, persecuzioni e aggressioni a professionisti e normali cittadini”.

“Se nel mondo in via di sviluppo siamo di fronte a un bilancio fatto di morti e repressioni violente- conclude Marcelli – in occidente l’intero sistema informativo è stato prima aggredito da legislazioni e pressioni governative legate alla Guerra al terrorismo, e ora da una crisi economica che fa già contare centinaia di migliaia di posti di lavoro perduti. La progressiva precarizzazione del lavoro, rende i giornalisti una categoria sempre più debole ed esposta ai condizionamenti che vengono dal mondo economico e politico, limitandone profondamente l’autonomia e la sostanziale libertà di espressione.
Quindi, a 21 anni dall’istituzione del Freedom Press Day dell’Unesco siamo certamente tutti più consapevoli, ma non più liberi,a Est come a Ovest “.

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