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La Tv che vogliamo, ecco l’intervento di Chiara Brilli

Articolo di del 29 ottobre 2012 – 09:42 | 421 views

Sappiamo bene quanto e troppo spesso come giornalisti radiofonici e televisivi ci sentiamo 'figli di un Dio minore', nella quotidianità lavorativa, nella considerazione professionale, nei rinnovi contrattuali, nelle trattative e negli organi di rappresentanza sindacale e dell'ordine. Occorre fare emergere in modo unitario quelle problematiche e quel deterioramento che stiamo vivendo sulla nostra pelle, in termini di diritti e in primis di dignità.

Spesso, in una società dove la visibilità ha preso il posto dei contenuti, e le nostre domande hanno lasciato il posto alle altrui dichiarazioni, il nostro lavoro viene considerato alla stregua di un microfono "sotto il naso" e di una telecamera davanti al politico, all'amministratore o al direttore artistico di turno. Spesso quel microfono lo tiene addirittura uno stagista universitario, un precario a tempo indeterminato, un collaboratore gratuito. E potrei continuare ad elencare un'eterogeneità di condizioni che ha il suo minimo comune denominatore nello sfruttamento.

"La crisi sta attanagliando anche le testate televisive e radiofoniche. E' una vera emergenza", ha ribadito nei giorni scorsi il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Credo che il settore Radio-Tv locale sia uno dei più colpiti dal dissesto contrattuale, economico e sindacale e anche uno dei più deboli dal punto di vista delle difese immunitarie. Ecco perché ritengo importante che sia nata una commissione di riferimento in ambito locale.  In un panorama scandito da casse integrazioni, liquidazioni, scioperi, esposti in procura e chi più ne ha più ne metta. Basta  scorrere la lunga serie di vertenze che tra uno switch off  al digitale ed una legge regionale sull'informazione (ancora lungi dall'essere realtà), stanno scandendo tempi di lavoro e di vita di molti, troppi, colleghi.

Troppo spesso ci si rivolge però al sindacato solo nel momento del bisogno o nella fase "terminale" del rapporto di lavoro. Occorre invece che maturi una coscienza dei propri diritti preventiva al licenziamento, alla cassa, o alla mancata retribuzione.

La Commissione Giornalisti Radiofonici e Televisivi dell’Associazione Stampa Toscana  cercherà  di sviluppare una coscienza maggiore della professione del giornalista radiofonico e televisivo, composita per sua stessa natura, ma sempre più costretta a confrontarsi con un'ibridazione giornalistica che ci porta a fare interviste audio/video, foto, servizi ed articoli on line. Tutte prestazioni che quasi sempre mancano di un adeguato e riconosciuto compenso economico.

Non vogliamo alimentare un aprioristica diffidenza nei confronti degli editori. Ce ne sono di virtuosi che riescono a tutelare il lavoro e le esigenze aziendali. Ma sono sempre meno, sempre più isolati e non riconosciuti abbastanza dalle istituzioni. Istituzioni, come la Regione Toscana, che dovrebbero una volta per tutte mettere mano ad una legge che ponga i  requisiti etici al primo posto. Le amministrazioni pubbliche di ogni ordine e grado devono sostenere il reale pluralismo dell'informazione, vincolando le loro risorse ad un virtuoso comportamento delle emittenti verso i propri lavoratori, tutelando dignità e redditi. E a questo proposito non posso non ricordare che alla Presidenza della Regione è stato consegnato ufficialmente ormai da mesi un testo elaborato dal gruppo che ha promosso la Carta di Firenze. Proprio quella carta deontologica che ognuno di noi dovrebbe cercare di rendere viva, concreta, e soprattutto utile strumento contro la precarizzazione dilagante. Chiediamo una legge che, partendo dai principi fondamentali stabiliti dalla Costituzione,  dallo Statuto della Regione Toscana, si basi su due presupposti: da una parte, il superamento della logica dei finanziamenti a pioggia,  a favore  di un  supporto strutturale, calibrato proprio sul ruolo 'sociale' dell'informazione locale,  (attraverso, ad esempio, incentivi all'innovazione, bandi europei, sgravi fiscali etc…); dall'altra che  si premino  gli editori virtuosi, quelli cioè che salvaguardano la quantità e la qualità dell'occupazione e, non come per lo più accaduto finora, i più furbi e le rendite di posizione, dando spazio a chi licenzia dopo aver preso quintali di soldi pubblici.Non stiamo chiedendo carità ma diritti.

 

Chiara Brilli coordinatrice Commissione Giornalisti Radio-TV dell’Associazione Stampa Toscana

 

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