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L’Unità non sarà in edicola, sciopero.

Articolo di del 2 maggio 2013 – 11:07 | 134 views

Lo annuncia il comitato di redazione e il gruppo dei collaboratori.

La redazione de l’Unità e la sua rappresentanza sindacale si sono viste presentare per due volte una bozza di piano industriale con drastici tagli. Non contestiamo l’esigenza, legittima e doverosa, di puntare a risanare i conti, ma così l’azienda finisce per mortificare il giornale, le sue professionalità e la sua storia. L’azienda continua a parlare di rilancio mentre agisce con un vero piano di dismissioni.

Dopo anni passati a chiedere stati di crisi, a espellere i giornalisti più esperti, a bloccare l’ingresso dei giovani, dopo l’accordo sottoscritto per un contratto di solidarietà al 20%, oggi si arriva al colpo finale con la richiesta di una solidarietà al 50% e della chiusura di due cronache storiche come Firenze e Bologna, oltre alla riduzione a 20 pagine del quotidiano.
Un quadro di netto ridimensionamento, che rende ancora più drammatica la situazione dei collaboratori, molti dei quali attendono da mesi di essere pagati. L’azienda sostiene di puntare allo sviluppo del web (mai osteggiato dalla redazione), ma contemporaneamente dimezza la forza lavoro, chiede tempi di chiusura sempre più anticipati, conferma il taglio della distribuzione in Sicilia, Sardegna e una parte della Calabria, dopo l’assenza di iniziativa proprio in zone che richiedono maggiori sforzi per il sostegno del confronto democratico.
Siamo consapevoli delle difficoltà che vive l’editoria, con il calo degli introiti pubblicitari, delle copie vendute in edicola e il drastico taglio del finanziamento pubblico. Una crisi oggettiva che non ha visto un’azione adeguata e tempestiva di contrasto e di rilancio del prodotto da parte della proprietà composta da Renato Soru, da Maurizio Mian, Matteo Fago e con una partecipazione simbolica, ma politicamente significativa del Pd attraverso la società Eventitalia.
Come si pensa con queste premesse di rafforzare la presenza del giornale a partire dalle sue «piazze» più importanti? Come si pensa di sostenere il tessuto di partecipazione democratica presente in quei territori, le lotte sociali e culturali, le stesse nuove esperienze di governo del centrosinistra? Come si parla al popolo democratico senza essere presenti almeno nelle edicole o essendolo sempre meno?
I piani presentati dall’azienda non si pongono queste prospettive. Questa dismissione di fatto mascherata da rilancio «modernista» è inaccettabile, così come lo sono i pesanti costi chiesti ai lavoratori. Non è con i soli tagli che si aggiustano i conti, ma con il rilancio. Su questo i giornalisti chiedono l’apertura di un confronto vero in mancanza del quale sono pronti a tutte le forme di lotta. La prima giornata di sciopero è proclamata per giovedì 2 maggio.

IL CDR

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