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“Posto Occupato”: iniziativa dedicata alle donne vittime di femminicidio e stalking

Articolo di del 15 luglio 2013 – 15:33 | 201 views

imagesLa Commissione Pari opportunità della Federazione Nazionale della Stampa Italiana impegnata a sostenere qualsiasi iniziativa a difesa della dignità e della parità di genere aderisce alla campagna Posto Occupato, dedicata a tutte le donne vittima di femminicidio e di stalking.

POSTO OCCUPATO è partita il 29 giugno dall'anfiteatro della villa Comunale di Rometta (Messina), luogo di nascita di Maria Andaloro, editore della rivista online “La Grande Testata” e ideatrice del progetto. La prima fila dell’anfiteatro è stata occupata da un paio di scarpe rosse, da un mazzo di chiavi, da una borsa, lì cristallizzati a testimonianza di un delitto. Da quel momento, attraverso decine e decine di adesioni, sono cominciati a comparire “posti occupati” in tutti i luoghi pubblici, dovunque possa essere immaginata l’assenza di una donna vittima della violenza.
Ecco come funziona, secondo quando ha immaginato chi ha organizzato la campagna: “si occupa un posto in un cinema, un teatro, un treno, sulla metro o a scuola, per lasciare un segno della nostra presenza: con un giornale, una borsa, un mazzo di chiavi, un cappello. Quel posto è mio, tornerò ad occuparlo. Per molte, troppe donne, non sarà più così”. “POSTO OCCUPATO è un’idea, un dolore, un pensiero – si legge nella pagina Facebook dedicata alla campagna _, una reazione che ha cominciato a prendere forma man mano che i numeri crescevano e cresceva l’indignazione di fronte alla notizia dell’ennesima donna assassinata. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto nella società, sul tram, a scuola, in metropolitana. E noi quel posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga, per simbolizzare un'assenza che avrebbe dovuto essere presenza se non ci fosse stato l'incrocio fatale con un uomo che ha manifestato la sua bestialità, ammantandola di un ‘amore’ che altro non è che disprezzo”.

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