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1943-2013 – 70° anno dalla rinascita della Fnsi dopo la dittatura

Articolo di del 29 luglio 2013 – 10:25 | 113 views

TartagliaDa allora ad oggi sempre a difesa del giornalismo. Siddi: "Un presidio della professione e della libertà di stampa" . Presidente del Senato: "stima profonda per il ruolo che svolgete"

“Ricorre il 70° anniversario della rinascita della Fnsi dopo 18 anni di dittatura fascista. La giunta Esecutiva del Sindacato dei giornalisti si è riunita, assieme alle Associazioni Regionali di Stampa,  per celebrare questa importante data. Dopo un’ampia relazione del Segretario generale, Franco Siddi, e la lettura del messaggio del Presidente del Senato, Pietro Grasso, da parte del Presidente Fnsi, Giovanni Rossi, il Direttore, della Fnsi, nonché storico del Sindacato dei giornalisti Giancarlo Tartaglia, ha sviluppato una interessantissima ricostruzione storica di quei momenti del ’43 subito a ridosso della riunione del Gran Consiglio del fascismo, della sfiducia a Mussolini e del suo successivo arresto fino ad arrivare alla definitiva rinascita della Fnsi e della libertà di stampa ritrovata. Di seguito proponiamo una sintesi dell’intervento del Direttore Giancarlo Tartaglia”.
 
Il 26 luglio del 1943 rinasceva la Federazione Nazionale della Stampa Italiana

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, organismo rappresentativo unico e unitario dei giornalisti, era nata a Roma nel 1908 per volontà delle Associazioni territoriali di stampa, sorte dopo l’unificazione del Paese, con lo scopo di rappresentare e tutelare gli interessi del giornalismo italiano. La Federazione della Stampa, dalla sua costituzione, ha sempre rappresentato tutto il mondo giornalistico, a prescindere dalle appartenenze politiche. Questa premessa programmatica le ha consentito, nel corso dei decenni, di raggiungere obiettivi fondamentali per lo sviluppo e le garanzie della professione.  E’ stata la Federazione Nazionale della Stampa Italiana a sottoscrivere con gli editori, nel 1911, il primo Contratto Nazionale di Lavoro di categoria. Per volontà della Federazione della Stampa sono state realizzate le prime forme assistenziali di settore, che hanno portato al riconoscimento contrattuale e alla costituzione di un Istituto Nazionale di Previdenza per i Giornalisti Italiani, cosi come nel dopoguerra, grazie all’azione politica della Federazione, è stato possibile dare riconoscimento legislativo all’ordinamento professionale, favorire la nascita di forme assistenziali e previdenziali di settore, ma soprattutto intervenire per garantire il rispetto della libertà di stampa, quale istituto fondamentale dello stato democratico. Non a caso, allorché il fascismo conquistò il governo del Paese si pose tra i suoi principali obiettivi quello di controllare le Associazioni territoriali e la Federazione Nazionale della Stampa. Pagine importanti nella storia dell’Italia sono state scritte tra il 1923 e il 1925 dalle libere organizzazioni giornalistiche per difendersi dall’ “assalto”  del fascismo. Sempre, attraverso le libere elezioni, il tentativo fascista fu sconfitto, ma nel 1925, grazie all’intervento dei prefetti, quasi tutte le Associazioni Regionali di Stampa furono commissariate e alla fine dell’anno la Federazione cadde definitivamente nelle mani del fascismo, che l’anno successivo la abolì. Con la costruzione dello stato corporativo la rappresentanza dei giornalisti fu affidata per i successivi diciotto anni al Sindacato Nazionale Fascista dei Giornalisti, organo di Stato rigidamente controllato dal regime. All’indomani della diffusione della notizia, trasmessa dalla radio nel pomeriggio del 25 luglio 1943 della caduta del fascismo e dell’affidamento della responsabilità del governo al maresciallo Pietro Badoglio, il pensiero dei giornalisti italiani fu quello di riunirsi, nelle prime ore del 26 luglio a Palazzo Marignoli a Roma, per formalizzare con un documento sottoscritto da tutti i presenti che era finalmente rinata a liberi e democratici ordinamenti la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Si trattava, in quel momento, di un atto simbolico ma altamente rappresentativo della volontà del giornalismo italiano di riacquistare le sue istituzioni soppresse dalla dittatura. Artefice della ricostituzione federale fu il collega Leonardo Azzarita, che già aveva ricoperto incarichi nelle strutture rappresentative giornalistiche del prefascismo. L’impegno personale di Azzarita, che sarà sino alla fine degli anni ’50 consigliere delegato della Federazione, assicurò una ripresa dell’attività federale su tutti i campi: da quello della tutela del lavoro, a quello della difesa della libertà di stampa e della riaffermazione del suo valore ineludibile nel testo costituzionale. Il primo presidente della rinata Federazione fu Ivanoe Bonomi, cui seguirono nomi prestigiosi del giornalismo e della cultura italiana, come Luigi Salvatorelli, Alberto Bergamini, Vittorio Emanuele Orlando, Alessandro Casati, Mario Missiroli, per citarne soltanto alcuni. Nel solco di quelle premesse rifondative,  la Federazione della Stampa ha continuato, in tutto questo settantennio,  a rimanere fedele al mandato della difesa della libertà e della democrazia, che quei fiduciosi colleghi vollero assumersi come impegno e bandiera del giornalismo italiano all’alba di quel caldo 26 luglio di 70 anni fa.

 

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