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Relazione del presidente Paolo Ciampi all’Assemblea dei soci 2013

Articolo di del 8 ottobre 2013 – 08:45 | 231 views

Care colleghe, cari colleghi,

proverò a riassumervi le attività e i risultati raggiunti dal nostro sindacato, dandovi almeno qualche indicazione su obiettivi e impegni che dovranno caratterizzare gli organismi dirigenti del nostro sindacato in questa   ultima parte di mandato.

Prima di ogni altra considerazione, però, non posso che partire dal contesto di crisi dell'editoria e del lavoro giornalistico, in una realtà complessiva se possibile ancora peggiore rispetto a quella degli anni passati.

E dunque in Toscana, in modo non diverso dal resto di Italia, abbiamo dovuto registrare un altro periodo di gravi crisi aziendali. Con quotidiani che hanno subito pesanti ristrutturazioni o sono stati costretti alla chiusura. Con tante televisioni che non si sono più riprese da un passaggio al digitale terrestre in Toscana attuato con molta miopia e poca attenzione alle questioni del lavoro, della qualità e della professionalità, del diritto all'informazione per le nostre comunità e i nostri territori. Con uffici stampa tagliati disinvoltamente, perfino dalle pubbliche amministrazioni, perché se ci sono problemi di bilancio, si sa, sono i giornalisti che saltano, poco importa che con loro salti il diritto dovere a un'informazione pubblica, che è anche trasparenza, partecipazione, democrazia.

Abbiamo perso decine e decine di posti di lavoro. E' aumentato in misura difficilmente prevedibile qualche anno fa il lavoro dei nostri uffici per gestire le pratiche di cassa integrazione e di disoccupazione, senza contare i tanti giornalisti per i quali è stato possibile attivare solo la cassa in deroga – con procedure diverse e prospettive di rifinanziamento molto incerte – e purtroppo senza contare anche i tanti giornalisti, che senza contratto, non possono accedere agli ammortizzatori. Non si contano i colleghi e le colleghe, anche di straordinaria capacità professionale, per cui è davvero difficile pensare a una ricollocazione. E ovviamente non si contano i colleghi e le colleghe che sono condannati a rapporti di collaborazione sottopagati, senza prospettive e a volte umilianti.

Tutto questo, si dice, è la crisi. Ed è ovvio che la crisi c'è e tutti devono farsene carico, ciascuno per la sua parte e per la sua responsabilità. Però la crisi non basta come chiave di lettura. Ciò a cui ci troviamo di fronte è in primo luogo un disastro del lavoro. Un'ecatombe di diritti, di aspirazioni professionali, di progetti di vita.

Nessuna crisi può comunque essere una buona ragione per riscrivere in maniera surrettizia e fuori da ogni confronto sindacale il contratto di lavoro, perché è questo che si sta verificando in diverse aziende, una riscrittura nei fatti, al ribasso, operata anche attraverso un uso improprio degli ammortizzatori e una forte spinta al rinnovo dei rapporti verso tipologie meno tutelate, per cui, a parità di lavoro il tempo determinato diventa co.co.co e il co.co.co partita iva. O per cui, per fare solo un esempio, a parità di compenso, o anche per un compenso inferiore rispetto al passato, il collaboratore oltre al pezzo scritto deve fornire anche le immagini, oltre tutto mettendo fuori gioco altri colleghi come i fotoreporter.

Nessuna crisi può giustificare compensi oltraggiosi, perché tali sono i  5 euro lordi per la mezza pagina su un quotidiano regionale e l'intera giornata di lavoro, o i 50 centesimi per un pezzo su una testata on line. Realtà di centinaia di giornalisti nella nostra regione che, a mio parere,  è una terribile smentita di fatto della più bella Costituzione del mondo, laddove essa proclama, all'articolo 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. E bisognerà pure dire che, come in altri contesti del lavoro in cui forse è più facile aspettarci certe cose, anche nel giornalismo esiste una sorta di caporalato. Anche nel giornalismo chi protesta ed esige i suoi diritti viene messo fuori, tanto non manca chi può sostituirlo anche con meno, e poi ci sarà sempre uno stagista che va in produzione gratis o qualcuno disposto anche solo per la firma.

 E' alla luce di tutto questo che si comprende il significato della legge sull'equo compenso: una legge che solo per il fatto di esistere misura la realtà del lavoro giornalistico in Italia, perché non ci dovrebbe essere una legge specifica per riconoscere ciò che parrebbe un diritto acquisito per ogni categoria di lavoro, un equo compenso come corrispettivo della prestazione di lavoro. Non dovrebbe esserci, ma era necessario che ci fosse: e auspico che anche da questa assemblea possa venire fuori una mozione – comunque una presa di posizione dei giornalisti toscani – per chiedere che non si perda più tempo per l'emanazione delle norme attuative senza la quale avremo solo una bella legge di principi. E in Italia siamo fin troppo abituati alle belle leggi che rimangono sulla carta.

Finisco con la parola crisi – e con il contesto generale – ricordando che nessuna crisi può essere un alibi per dire che siamo sempre tutti sulla stessa barca: editori e giornalisti, datori di lavoro e lavoratori. Assolutamente no.

Possiamo essere sulla stessa barca e condividere una rotta comune con gli editori seri, responsabili, rispettosi delle regole e dei diritti. E con alcuni buoni editori un pezzo di strada insieme lo abbiamo fatto, fino a costruire un'interlocuzione comune con le istituzioni, sulla base di proposte condivise.  Ma questa crisi, soprattutto in Toscana, porta anche precise responsabilità di sedicenti editori, bravi a vendere fumo, a spacciare illusioni, magari a intascarsi contributi pubblici, ma in realtà poi capaci solo di produrre disastri pagati dai lavoratori e dalle loro famiglie.
Sedicenti imprenditori da trattare come tali. Da parte del sindacato, ovviamente, ma auspico, anche da parte dei cittadini e da parte di istituzioni che in passato non hanno brillato per capacità di controllare, sanzionare, esigere il rispetto delle regole.

Per quanto ci riguarda  continueremo a intervenire sulle graduatorie che prescindono dai contratti che non esistono o che non c'entrano niente con il giornalismo, sui contributi non versati o versati a istituti sbagliati, sui giochi di scatole cinesi della proprietà, sulle commistioni tra informazione e pubblicità, sull'assenza dei diritti sindacali. Non ci dimenticheremo – nonostante il tempo che passa – di vicende come quelle di Canale 10 o di Teletirreno, solo per ricordarne due, che sono ancora ferite aperte e ce lo ricorderemo soprattutto quando qualcuno di quei sedicenti editori si ripresenterà per qualche nuova avventura editoriale e soprattutto per spremere qualche soldo alle casse pubbliche. Magari ricordando che alcune delle peggiori crisi e cessazioni di attività le abbiamo registrate in aziende dove il sindacato non esisteva, o peggio, era stato messo alla porta.

Soprattutto chiederemo a tutti il massimo rigore nell'uso delle risorse pubbliche – come abbiamo fatto già diverse volte, per esempio con il nostro rapporto “Dal digitale al Far West” oppure con la manifestazione di Livorno “La Tv che vogliamo”.  Noi giornalisti, del resto, sappiamo bene l'uso che negli anni si è fatto dei contributi pubblici – utili più ai sedicenti editori e magari a certa politica che al lavoro giornalistico.

Per questo continueremo a chiedere a ogni amministrazione pubblica, a ogni ente locale del nostro territorio che sia speso bene ogni euro, anche per la stipula di convenzioni e produzioni di format. Ovvero che sia rispetto nel rispetto delle regole e dei contratti.

E anche noi cercheremo di fare di più, perché lo voglio dire con estrema franchezza, su alcuni terreni la nostra categoria in questi anni non ha  brillato per capacità di intervento, penso per esempio all'abuso degli stagisti in redazione e all'esercizio abusivo della professione. Cose su cui mi aspetto anche indicazioni più precise dall'Ordine nazionale, ma su cui auspico che la Toscana possa fare da battistrada per individuare soluzioni concrete ed efficaci.

Questo è il quadro generale, al cui interno si è mossa l'Associazione. Quadro difficile ma che, almeno per quanto ci riguarda, ha certamente qualche elemento da mettere all'attivo.

All'assemblea di due anni fa avevo paragonato il nostro sindacato regionale a un malato grave. L'anno scorso avevo parlato di un convalescente che si dove portare a guarigione. Penso che altri passi avanti siano fatti. E non per ritornare al sindacato di una volta, che comunque appartiene a un'altra epoca sotto tutti i punti di vista, ma per fondare un altro sindacato capace di stare nelle trasformazioni impetuose della nostra epoca.

Per la valutazione del nostro stato di salute mi sento di ribadire gli indicatori degli ultimi due anni, in particolare la fortissima riduzione dei ritardi nei pagamenti delle quote annuali rispetto a un livello di morosità che, quando mi venne affidata la presidenza, arrivava a un terzo degli iscritti. E allo stesso tempo, il significativo numero di colleghi e colleghe che in questi anni hanno deciso di iscriversi per la prima volta o di reiscriversi dopo diverso tempo.

Dati positivi che comunque si accompagnano a un altro di segno opposto, che mi sembra stia cominciando a emergere: l'abbandono di colleghi e colleghe che non hanno più motivazioni per mantenere l'iscrizione al sindacato di una categoria a cui ormai, per il lavoro che svolgono e per il reddito che percepiscono, sentono di appartenere solo molto parzialmente. Anche questo è un problema: dove viene meno il lavoro è facile che venga meno anche il sindacato.

E' indubbio che tutto quello che è successo in questi anni avrebbe potuto togliere di scena o comunque ferire gravemente anche il nostro sindacato. Sarebbe stato l'esito più scontato, se non avessimo messo da parte divisioni e contrapposizioni, avviando  un percorso unitario costruito sull'impegno concreto, peraltro senza chiedere a nessuno di rinunciare alla propria identità e storia sindacale.

Sono convinto che in questo modo sia stata vinta una scommessa importante, preziosa anche per il futuro. Ancora più preziosa perché direi che strada facendo il concetto di unità si è allargato: non più unità solo di liste e componenti, ma unità dell'intero lavoro giornalistico, in tutte le sue declinazioni professionali e contrattuali. Unità in particolare, tra i contrattualizzati, peraltro sempre meno, e l'esercito dei precari, dei collaboratori e dei freelance. Senza demagogia, senza contrapposizioni. Con la consapevolezza che le battaglie si vincono insieme o si perdono. E che il sindacato si può criticare, come tutto in questo mondo, e da esso di possono esigere linee e scelte diverse, ma poi è questa la nostra casa comune, l'unica possibilità di azione e tutela collettiva, oltre le scorciatoie individuali che sempre di più si dimostrano per quello che sono, vicoli ciechi, se non coltellate alla schiena dei colleghi più vicini.

Stiamo costruendo un sindacato sempre più rappresentativo anche in realtà dove in passato lo eravamo meno. Un sindacato capace di schierarsi assai più che nel passato con gli altri lavoratori e gli altri sindacati, nella consapevolezza che certe battaglie e certi diritti sono di tutti – lo si è visto sull'articolo 18 come sulla Fornero – cosa necessaria anche perché il lavoro giornalistico ha bisogno dell'attenzione di tutti così come tutti i lavoratori hanno bisogno di un'informazione libera, trasparente, professionale.
Un sindacato, ancora, che allo stesso tempo è un soggetto sempre più presente e autorevole nella società toscana, interlocutore della politica, delle istituzioni, dell'associazionismo della nostra regione.

Un risultato importante lo abbiamo centrato di recente. La nuova legge regionale di sostegno all'informazione è frutto del lavoro di molti di noi, e anche di colleghi senza incarichi formali dentro l'Ast. Non nasce da un compromesso al ribasso con gli editori, ma è la prima in Italia che mette in diretta connessione il sostegno pubblico e le regole. Molte altre regioni la stanno prendendo come punto di riferimento – e per quanto ci riguarda sarà un impegno forte dei prossimi mesi contribuire alla sua attuazione.

Non è facile far funzionare la macchina di un sindacato che sarà anche piccolo nei numeri ma è importante e impegnativo per quello che è chiamato a fare.

 Ci sarebbe bisogno di molte più energie, perché non ci limitiamo a seguire le varie situazioni di crisi. Sempre di più stiamo lavorando per sostituire alla parola crisi, la parola transizione. Consapevoli che oggi non possiamo permetterci più di difendere l'esistente, che ci sono mutamenti strutturali, che questi mutamenti bisogna tentare di governarli e non di subire. Per questo poche settimane fa abbiamo ospitato a Firenze la seconda edizione di Dig.It, la prima iniziativa nazionale dedicata al giornalismo digitale. Per questo stiamo lavorando a tutte le questioni poste dal digitale, inteso non solo come un problema, ma come un'opportunità da costruire insieme all'imprenditoria più seria e alle istituzioni che hanno a cuore l'informazione. Con la consapevolezza – manifestata proprio dall'esplosione dell'informazione digitale – che in realtà non c'è crisi dell'informazione, e forse nemmeno del lavoro, ma semmai della remunerazione del lavoro. E che quindi il nostro impegno deve puntare non a esorcizzare le nuove tecnologie o ad accoglierle acriticamente, ma a radicare su di esse nuovi contratti, nuovo lavoro regolare.

Ed è con la stessa filosofia che stiamo lavorando sul terreno dell'autoimprenditoria, cercando di individuare tutte le condizioni – dall'accesso agevolato ai finanziamenti alla formazione – per consentire l'avvio di nuove imprese in cui i giornalisti siano padroni di se stessi. Un passaggio che credo importante anche per aumentare il pluralismo dell'informazione nelle nostre comunità.

Sempre più l'attività della nostra Associazione dovrà calibrarsi anche su queste nuove prospettive, proponendo servizi mirati. E a questo proposito ricordo che tra i risultati di questo anno c'è anche la messa a regime dei nostri sportelli di consulenza fiscale e legale – a cui sempre più colleghi fanno riferimento – così come la partenza dei corsi di aggiornamento professionali – su temi quali il Photoshop o l'uso dei social media – che stiamo proponendo a costi molto contenuti e con buon livello di soddisfazione.

E' un buon risultato per la grande sfida che, come categoria, ci attende il prossimo anno, con l'avvio della formazione obbligatoria. E' una sfida che riguarda in prima battuta l'Ordine regionale, ma noi siamo e saremo al fianco dell'Ordine. Per quanto riguarda la formazione un percorso comune è già stato avviato. E da qui prendo spunto per sottolineare quanto sia importante la collaborazione, l'interlocuzione, la sintonia con l'Ordine regionale. Con la nuova consiliatura siamo partiti più che bene – come dimostra, poche settimane fa, la prima delle riunioni congiunte di tutti gli eletti Ast e Odg. Per questo percorso comune – che va ben oltre la formazione – mi sento di ringraziare il presidente Carlo Bartoli e allo stesso modo di sottolineare quanto sia rilevante questo modello di collaborazione in una situazione nazionale dove sindacato e ordine sono invece spesso ai ferri corti.

Per quanto mi riguarda spirito unitario è anche questo: un lavoro condiviso tra tutti gli organismi di categoria, che non cade nella trappola di contrapposizioni deleterie, ma piuttosto procede con concretezza e buon senso, ovviamente nel rispetto delle prerogative e delle competenze di ciascuno, senza invasioni di campo che altrove si sono viste.

Avviandomi verso la conclusione e visto che ho fatto un primo ringraziamento, ne aggiungo anche altri, che ritengo doverosi.

Prima di tutto – credo a nome di tutto di voi – il personale dei nostri uffici – Elena, Sonia e da qualche tempo anche Tiziana. Il loro lavoro è cresciuto e si è fatto anche molto più complesso. Per tutti noi sono il nostro punto di riferimento. Senza di loro tutto sarebbe più difficile.

Poi dobbiamo essere grati a molte persone per quello che stiamo riuscendo a fare, a partire da tutti i membri del direttivo, ognuno con i suoi incarichi e competenze. E questa è l'occasione anche per ricordare il lavoro dei vari gruppi di specializzazione, con i loro presidenti Elisabetta Giudrinetti, Fabio Muzzi, Paola Fichera, Franco Morabito, Franco Polidori.  Colgo l'occasione per ricordarvi che nelle ultime settimane in seno al nostro sindacato è nato un nuovo gruppo di specializzazione, l'Ansi, l'Associazione della stampa interculturale che sarà punto di riferimento anche per i tanti colleghi stranieri e per le iniziative giornalistiche che si stanno organizzando nelle comunità dei nuovi cittadini toscani.
Una novità che premia la nostra capacità di rinnovamento, con il lavoro sulla Carta di Roma, ma anche con la riforma del nostro Statuto. E che dimostra quanto il nostro sindacato sia sempre più una realtà che sta dentro i nostri tempi e che dei nostri tempi accoglie le sfide.
Per questo tra le nostre varie iniziative sottolineo l'impegno che colleghe come Lucia Aterini e Frida Zampella hanno portato avanti sulle tematiche del femminicidio e della violenza sulle donne, con un percorso iniziato con l'importante iniziativa dello scorso 8 marzo e proseguito coll'incontro a Roma con alcune parlamentari toscane e l'idea di un percorso formativo su ciò che l'informazione può fare per superare una delle vergogne del nostro tempo.

Allo stesso modo voglio ringraziare per le loro iniziative il gruppo dei Giornalisti digitali e dell'associazione Lsdi – a partire da Pino Rea, Marco Renzi, Maurizio Fanciullacci – che oltre a Dig.it, ci aiutano a riflettere sul ruolo dell'informazione nella nostra società, affrontando anche questioni quali la trasparenza delle pubbliche amministrazioni e gli open data. E allo stesso modo è prezioso il lavoro di Informazione senza frontiere di Stefano Marcelli, ma anche di Elisabetta Giudrinetti, autentica finestra sul mondo preziosa non solo per la nostra professione.

Andando avanti,  voglio ringraziare  il fiduciario Inpgi Franco Picchiotti e il fiduciario Casagit Enrico Pini, per quanto stanno facendo e quanto dovranno fare prossimamente, per esempio con il consolidamento di Casagit 2, ma anche con un impegno particolare per rispettare le regole che presiedano alla nostra previdenza: chi evade l'Inpgi ruba le nostre pensioni e impoverisce gli ammortizzatori sociali di cui abbiamo un maledetto bisogno; così come, diciamolo, chi beneficia di un prepensionamento e fa lo stesso lavoro di prima, sottrae lavoro e nuovi contributi per il futuro: e queste cose, diciamolo, in passato a volte sono passate per distrazione e indulgenza, ma nel contesto attuale non sono più ammissibili.

Voglio ringraziare Marco Morelli e tutto il gruppo dei pensionati che rappresentano una presenza viva e operosa nel nostro sindacato, preziosa soprattutto in un momento in cui con il lavoro e le redazioni che vengono meno si stanno perdendo anche i ponti che uniscono il passato al futuro.

Voglio ringraziare Marzio Fatucchi, presidente della Consulta dei cdr e dei fiduciari di redazione, insieme ai suoi vicepresidenti, perché la Consulta è davvero l'altra gamba del sindacato, un organismo per tutti noi indispensabile e di cui si è fin troppo sentita l'assenza negli anni passati. Ancora non siamo presenti come si dovrebbe nei luoghi del lavoro giornalistico, ancora ci sono realtà dove mi pare che le strutture sindacali non riescono a farsi carico del lavoro giornalistico nella loro interezza, collaboratori compresi, però mi sembra che la strada sia quella giusta. Un passaggio di grande rilievo è stato fatto con l'organizzazione di un bel corso di formazione per quadri sindacali, la scorsa estate.

Questo significa costruire il futuro del nostro sindacato. E a questo punto credo che il ringraziamento più importante sia per i tanti colleghi, in genere più giovani di me e di tanti colleghi del direttivo, che pur senza avere – o avere ancora – un incarico statutario hanno lavorato con l'Ast e per l'Ast, ovvero per tutti noi.

Penso per esempio ai colleghi che animano la commissione radio tv coordinata da Chiara Brilli, in un contesto molto difficile dal punto di vista sindacale e professionale, oppure alla commissione del lavoro autonomo coordinata da Leonardo Testai, con il supporto dei nostri rappresentanti nazionali per il lavoro autonomo Susanna Bonfanti e Samuele Bartolini, che ci hanno rappresentato in estate anche agli Stati generali sul precariato giornalistico.
Che questa commissione, dopo tante difficoltà, si sia costituita in seno all'Ast è senz'altro uno dei fatti più positivi dell'anno trascorso. Un pezzo decisivo, direi strategico, del nostro rinnovamento. Da questa commissione mi aspetto nuova partecipazione, nuova capacità di fare ed essere sindacato tra i colleghi più giovani e meno tutelati.

Ci aspetta un altro anno di lavoro. Almeno uno – perché ho appreso in questi giorni che da parte dell'Fnsi c'è un'indicazione a   uniformare i tempi del congresso nazionale con i tempi previsti dagli statuti delle associazioni regionali per il rinnovo dei loro organismi. Una questione che – in fase di ulteriore riflessione sul nostro Statuto – sarà comunque utile affidare alla valutazione della commissione Statuto presieduta dal collega Sandro Bennucci.

In ogni caso abbiamo davanti un anno complesso – anche per un rinnovo contrattuale il cui percorso si annuncia particolarmente difficile – un anno in cui non ci mancheranno le cose da fare. 
Dovremo gestire le varie crisi, sostenere i colleghi che stanno perdendo il lavoro, consolidare ulteriormente i servizi, stipulare nuove convenzioni; definire altri percorsi di formazione e aggiornamento professionale. Valutare la possibilità di partecipare a progetti di microcredito e altri percorsi di sostegno agli start-up. Gestire la complessa partita degli uffici stampa alla luce per esempio della riforma del sistema delle autonomie e opporsi a una deriva che, nella nostra regione, vede sempre più clamorosamente disapplicata la legge 150; contrastare un dilagante esercizio abusivo della professione, senza arroccarsi in corporativismi di altri tempi, magari sulle base di indicazioni più chiare e aggiornate che mi aspetto dall'Ordine nazionale. E ancora, riuscire a entrare in qualche modo nei nuovi bandi comunitari e seguire l'attuazione della legge regionale che – tra le altre cose – consentirà una nostra presenza nei principali atti di programmazione.

In tutto questo vorrei che quest'anno sia quello in cui possano avviare il loro percorso alcuni progetti strategici in cui vedo grandi potenzialità. Mi limito a citarne due, citarli e basta perché avremo tempo di discuterne in profondità.
 La scelta di una nuova sede, più ampia, più accessibile, meno onerosa, più funzionale per tutti i servizi e le attività con cui potremo sfruttarla, magari dotata di una sala attrezzata che ci consenta di potenziare le attività di formazione e allo stesso tempo di ospitare seminari, presentazioni di libri e altre iniziative pubbliche. Magari una vera e propria casa comune del giornalismo toscano, insieme all'Ordine.

 La costruzione di una fondazione che non sia solo dei giornalisti e per i giornalisti, ma che possa essere un punto di riferimento di tutte le realtà che nella società toscana sono pronte a scommettere sull'informazione come bene comune da tutelare, promuovere e diffondere. Soggetto tutto da studiare che, oltre a essere un buon strumento per partecipare a bandi e progetti comunitari, potrà promuovere percorsi di formazione anche rivolti alla società nel suo complesso, perché i giornalisti non solo possono insegnare il giornalismo meglio di tanti professori universitari ma possono candidarsi a formare la cosiddetta società dell'informazione, con nuove opportunità professionali e di reddito. Un soggetto, in ogni caso, che ci permetterà di essere ancora più presenti nel corpo vivo della società toscana e di creare le condizioni per una battaglia condivisa sulla qualità e il pluralismo dell'informazione, che non è cosa solo dei giornalisti, ma è interesse di tutti.

Queste due idee, per ora.  Ma soprattutto una convinzione.
La crisi che stiamo attraversando non mi fa pensare a meno sindacato, ma a più sindacato. Alla necessità assoluta di un sindacato più forte. Ricordiamoci da dove viene la parola sindacato: dal greco “giustizia insieme”: difendere e promuovere i diritti insieme. Questa è la consapevolezza che ci impegneremo a  far crescere in tutti i colleghi.

Vorrei concluderer il mio mandato consegnando al nuovo presidente un sindacato ancora più solido, più autorevole, più partecipato. Un sindacato non di demagoghi o di malati di protagonismo o ancora di maghi con la bacchetta magica per ogni problema, ma di persone serie che credono nel lavoro insieme e nella forza della solidarietà. Un sindacato da affidare a una generazione più giovane di colleghi e colleghi convinti davvero che il sindacato è la casa di tutti noi e che dipende da tutti noi l'abitarla al meglio.
 

Paolo Ciampi
(presidente Associazione Stampa Toscana)

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