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Perplessità e allarme sulla bozza di aggiornamento del Codice deontologico

Articolo di del 19 marzo 2014 – 19:11 | 136 views

NoBavaglioPrivacy e giornalisti: sì a confronto, no a limitazioni. Ritornano in primo piano tentativi censori sul diritto di cronaca? La posizione dell'Unione cronisti italiani indica una seria preoccupazione 

“Suscita perplessità e anche alcuni motivi di allarme la bozza di aggiornamento del codice deontologico a tutela della privacy trasmessa dal Garante all’Ordine dei Giornalisti, che pare ridurre il diritto-dovere di cronaca in un ambito più ristretto, limitandolo alla “essenzialità dell’informazione”. Delicata la questione della divulgazione degli atti di un procedimento penale. Ritornano in primo piano i tentativi di limitare il diritto di cronaca con le proposte di legge, decadute, sulle intercettazioni, laddove si prevedono particolari misure sulla pubblicazione degli atti giudiziari, evitando ogni riferimento a soggetti non interessati, salvo “un eccezionale interesse pubblico”: un elemento giuridicamente e deontologicamente nuovo ma non immune da forti riserve.
 
Siamo alle bozze ed è sicuramente presto per affermare che sia in atto un tentativo di introdurre per via amministrativa quanto in ben tre legislature la politica non è riuscita a fare, quando si era proposta, con diversi disegni di legge, di condizionare la diffusione di notizie di cronaca giudiziaria. La Fnsi ricorda la costante giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell’uomo la quale ha più volte condannato gli stati membri, che, a varo titolo, hanno cercato di limitare il diritto di cronaca anche in riferimento al contenuto di conversazioni telefoniche intercettate e coperte da segreto istruttorio. Le prese di posizione dell’Unione Cronisti (Unci) sono indicazione di un allarme concreto, di un avviso ai naviganti e un indizio per i colleghi affinché trattino con attenzione il tema. La Fnsi, peraltro, non può non ricordare la mozione approvata all’unanimità al Congresso di Bergamo che per i politici ritiene applicabile sempre una “privacy affievolita” dalla funzione pubblica. Oltre alla rilevanza giuridica dei comportamenti dei politici in molte vicende da cui emergono dati giudiziari non suscettibili di procedimenti penali ulteriori, spetta sempre al giornalista l’autonoma valutazione professionale di comportamenti di valenza politica, sociale ed etica che comunque possono meritare di essere portati a conoscenza del pubblico.  Allo stesso modo si può dire per quanto riguarda l’introduzione del diritto all’oblio, ben oltre le richieste di aggiornamento dei dati degli archivi da parte dell’interessato.  Da più parti si continua a chiedere un giornalismo di inchiesta coraggioso e profondo. Innalzare l’asticella deontologica per la tutela della dignità delle persone è fondamentale. Introdurre vincoli normativi di dissuasione no.   La Fnsi aveva già avanzato alcune riserve in un’audizione indetta dal Garante della privacy nel novembre scorso, ribadendo che l’attività giornalistica è finalizzata a informare l’opinione pubblica assicurando il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati. Ora esaminerà a fondo tutte le “novità” contenute nella bozza inviata per competenza all’Ordine Nazionale dei Giornalisti e renderà pubbliche tutte le sue puntuali osservazioni su una proposizione che sta già suscitando importanti e qualificate reazioni nel mondo professionale come da quello degli specialisti nel diritto all’informazione. L’auspicio è che si apra una riflessione serena e un confronto altrettanto aperto e leale per la libertà e la responsabilità dell’informazione a garanzia del diritto dei cittadini a sapere e conoscere fatti e situazioni che contano per la loro vita civile e comunitaria”.

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UNCI: LA PRIVACY IN SOCCORSO DI POLITICI E POTENTI

 “La tutela della riservatezza e della dignità personale deve essere garantita anche ai personaggi pubblici”. E quindi se Mauro Floriani è implicato nella vicenda delle prostitute minorenni dei Parioli non si deve ricordare che è il marito di Alessandra Mussolini perché lei è una parlamentare. E’ tutto virato alla protezione di politici e potenti di ogni grado l’articolo 8 della proposta di modifica del Codice deontologico dei giornalisti predisposta dal Garante per la protezione dei dati personali nel quale si afferma che “La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubb lica”. Quindi un muro di silenzio non solo su componenti di governo, parlamento, e altre istituzioni, ma anche su dirigenti  di ministeri, Rai, Ferrovie, e di tutte le aziende appartenenti al pubblico. Tutto l’opposto di quanto la giurisprudenza e la dottrina hanno fino ad oggi riconosciuto, è cioè che i personaggi pubblici devono avere una privacy “affievolita” proprio in funzione del loro ruolo. La proposta di modifica del Codice contiene molti altri punti del tutto inaccettabili, a partire dalla “filosofia” complessiva secondo cui la notizia non viene individuata e trasmessa al pubblico dai cronisti nell’esercizio del diritto-dovere di cronaca  che impone al giornalista di informare i cittadini in modo corretto, completo e tempestivo. Nella proposta si parla di “limiti dell’essenzialità dell’informazione”. Il risultato evidente è quello di sterilizzare la notizia di cronaca dal contesto in cui è nata e maturata e dal suo contesto storico per trasformarla in una monade isolata e a sé stante. Infatti, dice la bozza, all’art 4 che “Il giornalista evita di far riferimento, quando ciò non alteri il contenuto della notizia, a particolari relativi al passato”. Ma qualcosa di positivo per i giornalisti la bozza la contiene: il permesso di dare notizie. L’art 6 ,concede infatti che “Il giornalista può dare notizia delle situazioni di rilevante interesse pubblico o denunciare abusi relativi a luoghi di cura, detenzione, riabilitazione, trattenimento o accoglienza per stranieri, fermo restando l’impegno a rendere non identificabili le vittime di tali abusi”. Tutti luoghi che fino ad oggi, nella concezione del Garante erano off-limits per giornalisti e cittadini.

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