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Tempi duri per il settore editoriale: ricavi -11%

Articolo di del 16 aprile 2014 – 17:37 | 285 views

giornaliSiddi: dalla crisi si esce solo con i giornalisti protagonisti. Il sottosegretario, Lotti: presto linee guida del Fondo straordinario 

Non sono buone notizie quelle che arrivano dal fronte dell'editoria, e la ripresa economica che accenna a vedersi nel Paese avrà un impatto assai limitato sull'editoria giornalistica, i cui problemi – denuncia la Fieg nello studio "La stampa in Italia 2011-2013" presentati oggi dal presidente Giulio Anselmi insieme ai vicepresidenti Azzurra Caltagirone e Giuseppe Ferrauto – sono allo stesso tempo strutturali e congiunturali. E i numeri parlano chiaro: se si considera che nel 2013 il fatturato pubblicitario dei quotidiani è sceso del 19,4%, è da ritenere che i ricavi editoriali abbiano registrato una nuova caduta stimabile intorno all'11,1%, soltanto in parte attenuata dalla maggiore tenuta dei ricavi da vendita delle copie (-6,5%), grazie agli incrementi di prezzo intervenuti nell'anno.

Siddi: “Dalla crisi dell’editoria si esce se i giornalisti sono protagonisti. L’elemento umano professionale è centrale su quello organizzativo industriale, come dimostra l’evidenza di tutte le indagini specialistiche e di ogni studio sull’impatto delle azioni di ristrutturazione sin qui seguite.

L’ha riconosciuto anche la Fieg che, pur in un contesto problematico per l’equilibrio dei conti imprenditoriali, con la relazione del suo presidente Giulio Anselmi, sul bilancio del settore nel periodo 2011-2013, ha individuato nei giornalisti un pilastro fondamentale per “produrre giornali migliori e di qualità, usando le diverse piattaforme attraverso le quali si diffonde l’informazione”. L’affanno degli editori nell’individuare progettualità editoriali efficaci per le nuove sfide nel tempo della crossmedialità appare ancora evidente. Notevoli sono gli sforzi da fare e sicuramente è necessario promuovere – anche con il sostegno delle politiche industriali pubbliche – investimenti per l’innovazione e per la nuova occupazione professionale che segnino un cambio di marcia decisivo. I giornalisti hanno fatto grandi sacrifici in questi anni e stanno ancora pagando costi elevati alla crisi e alla ristrutturazione tanto che alla stessa Fieg non sfugge “l’impressionante esodo di giornalisti tra il 2009 e il 2013”. Ora si tratta di utilizzare tutti gli strumenti possibili per rilanciare l’occupazione professionale a cominciare dai giovani: dalla legge di stabilità – per i cui decreti attuativi in tempi brevi si è impegnato il Sottosegretario Luca Lotti – al nuovo contratto di lavoro, creando anche le condizioni dell’impiego utile delle indispensabili esperienze, assolutamente non rottamabili solo perché “colpevoli” di essere cinquantenni. Il giornalismo, come il Paese, va bene se sa coniugare la convivenza delle generazioni nel modo migliore possibile.

La Fnsi confida di poter condividere l’ottimismo del Presidente degli editori sulla possibilità di poter stringere nella trattative per un equo rinnovo del contratto di lavoro, che sia di salvaguardia dell’identità, del ruolo e del decoro della professione giornalistica, di avanzamento inclusivo verso i cambiamenti nel lavoro e nella proposizione dei media al pubblico. Qui sta la sfida più importante da giocare con un supplemento di responsabilità senza chiusure da parte degli editori e senza indulgere verso antiche tentazioni, che troppo spesso affiorano, di mero taglio di costi, non più sostenibili per la produzione della necessaria informazione di qualità.

La Fnsi proverà fino in fondo a percorrere questa strada ricercando intese regolatrici e di avanzamento. Il prossimo appuntamento è già in agenda per domani, quando a Roma, nella sede del Sindacato, si farà il punto sulle trattative in corso con la Fieg nella riunione della commissione contrattuale.”
 
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L'andamento negativo del fatturato editoriale è stato accompagnato da una diminuzione dei costi industriali molto più contenuta. Sia nel 2011 (-1,4%) che nel 2012 (-4,0%), i costi operativi sono scesi, ma in misura tale che il margine operativo lordo delle imprese editrici non si è solo contratto, ma ha acquisito un segno negativo, attestandosi a -33 milioni di euro, a fronte dei risultati positivi del 2010 (+160,5 milioni) e del 2011 (+138,8 milioni). 
Lo studio è anche l'occasione per sottolineare che i dati sull'evoluzione dell'editoria giornalistica nel triennio 2011-2013 "fotografano con evidenza e meglio di ogni commento il momento di crisi che attraversa il settore". È vero che la crisi s'iscrive in un quadro di difficoltà che non risparmia l'economia italiana e quella di gran parte dei Paesi europei, "ma la sua entità è tale da gettare ombre preoccupanti sul futuro di un settore (l'editoria, la stampa, ndr) la cui importanza non si esaurisce in una dimensione meramente economica, ma evoca valori di rilievo costituzionale". Ed è vero sì che nell'ultimo mese del 2013 e nella prima parte di quest'anno si sono manifestati segnali di ripresa nel quadro economico dell'Italia, con l'arresto del calo dell'attività produttiva e l'attenuazione dei rischi connessi con la crisi del debito pubblico, ma è anche vero che la ripresa dell'apparato produttivo continuerà ad essere a rimorchio della componente estera della domanda globale e, in misura più limitata, da quella interna alla cui evoluzione sono legati i consumi di carta stampata. Per questo – dice la Fieg – la ripresa "avrà un impatto assai limitato sull'editoria giornalistica". Le difficoltà della situazione hanno il loro riflesso speculare nei bilanci delle imprese editrici di quotidiani. Il ridimensionamento del fatturato editoriale che era stato abbastanza contenuto nel 2011 (-2,1%), ha avuto un'accelerazione nel 2012, accusando una flessione più ampia (-9,9%), imputabile in larga parte al calo dei ricavi pubblicitari (-17,5%). E lo scorso anno si è arrivati appunto a una caduta intorno all'11,1%. Il rapporto tra il Mol e il fatturato, che già stazionava su livelli "insoddisfacenti" nel 2010 (5,5%) e nel 2011 (4,9%), nel 2012 è stato pari al -1,3% e le stime relative al 2013 indicano un'ulteriore contrazione (-4,8%). Gli editori li definiscono "dati oggettivamente preoccupanti in quanto mettono in evidenza un'impossibilità della gestione industriale di produrre risorse adeguate alla copertura dei costi di esercizio". E la gestione finanziaria non è stata in grado di riequilibrare le perdite dell'attività tipica, come avvenuto in passato. La conferma viene dal risultato complessivo dei bilanci aggregati che, tenuto conto di tutte le componenti attive e passive di reddito, evidenzia nel 2012 una perdita di 44,8 milioni di euro. Un risultato "che nel 2013, stando alle prime stime, è da ritenere si sia ulteriormente appesantito, anche perché dal mercato non sono arrivati segnali di decisa inversione di rotta". Gli editori rilevano che nel 2012 l'ammontare complessivo delle perdite ha sopravanzato nettamente quello degli utili. Le imprese in utile sono state 16: due unità in più rispetto all'anno precedente, ma l'ammontare complessivo dell'avanzo di gestione è sceso da 158,1 a 104,5 milioni di euro (-33,9%). Nel 2010 le imprese in utile erano 24 con un avanzo complessivo pari a 163,7 milioni. Le imprese in perdita sono scese da 37 a 35 unità tra il 2012 e il 2011, "ma l'ammontare delle perdite aggregate si è più che raddoppiato", passando da 66,6 a 149,4 milioni di euro (+124,1%). Nel 2010, le imprese in perdita erano 26 con un deficit complessivo di 69,4 milioni di euro, "è prevedibile che nel 2013 la situazione deficitaria netta abbia subito un ulteriore deterioramento". E segnali negativi vengono anche dal segmento dei periodici: la caduta del fatturato sembrava in fase di rientro nel 2010 (-2,2%, dopo il -14,2% dell'anno precedente), "ma è stato un fuoco di paglia". Infatti, la tendenza regressiva è tornata ad accentuarsi nel 2011 (-5,1%) per consolidarsi nel biennio successivo (-13,0 e -12,7%). Il fattore che più ha contribuito al declino è individuabile nella pubblicità. L'ultimo incremento degli introiti pubblicitari dei periodici risale al 2007 (+2,6%). 
Negli anni successivi il calo non ha registrato battute d'arresto, con arretramenti particolarmente pesanti nel 2009 (-29,1%) e negli ultimi due anni (-23,9% nel 2012 e -24,5% nel 2013). Tra il 2006 e il 2013 i ricavi pubblicitari dei periodici sono diminuiti di quasi 630 milioni di euro, ammontare che in termini relativi equivale ad un decremento del 60% circa. E andamento negativo anche per i ricavi da vendita delle copie, con punte pronunciate nell'ultimo biennio (-9,9% nel 2012, -9,8% nel 2013). La flessione non è stata però delle dimensioni di quella accusata dall'altra fonte di ricavo: tra il 2006 e il 2013, i ricavi da vendita hanno registrato una diminuzione certamente cospicua (-36%), ma inferiore al decremento fatto registrare dai ricavi pubblicitari. Al punto che in termini di incidenza strutturale sul totale del fatturato, i ricavi da vendita, che nel 2006 ne rappresentavano il 74,4%, sono saliti lo scorso anno all'83,1%, mentre quelli pubblicitari sono scesi, nello stesso periodo, dal 25,6 al 16,9%. (ROMA, 16 APRILE – AGI)

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EDITORIA: IN 7 ANNI -1,6 MLN COPIE IN EDICOLA; SALE WEB

Nell'arco degli ultimi sette anni, le vendite medie giornaliere di quotidiani in Italia sono diminuite di oltre 1,6 milioni di copie. Sta qui una delle cause del declino del fatturato delle società dell'editoria giornalistica, sono deludenti gli andamenti diffusionali e di lettura. I dati di lettura indicano una "crescita robusta" dei lettori fino all'ultimo ciclo di rilevazione del 2011: dai circa 19,5 milioni nel 2001 a oltre 24,9 milioni a fine 2011.
Successivamente è però iniziato un declino senza interruzioni che ha visto i lettori di quotidiani su carta ridimensionarsi a 20,6 milioni a fine 2013, con una flessione cumulata del 13,4% tra il 2011 e il 2013. Lo dice la Fieg nel suo rapporto sullo stato di salute del settore, relativo al periodo 2011-2013, con la relazione presentata oggi dal presidente Giulio Anselmi con i vicepresidenti Azzurra Caltagirone e Giuseppe Ferrauto. Uno stato di salute che è definito non buono. Per i quotidiani, soprattutto a partire dal 2007, è iniziato un declino della diffusione che si è andato ampliando, toccando punte molto elevate nel 2011 (-6,8%) e nel 2012 (-8,1%). Il calo sembra essersi attenuato nel 2013, ma restano le dimensioni considerevoli (-5,2%). Consola, ma solo per modo di dire, che questa evoluzione negativa non riguarda soltanto l'Italia: tra il 2008 e il 2012 la diffusione mondiale dei quotidiani è calata del 2,2%. 
È stata l'Europa, sia quella occidentale (-24,8%) che quella orientale (-27,4%), a subire le perdite di copie più rilevanti, seguita dal Nord America (-13,0%). Per fortuna che c'è stato il +9,8% delle regioni asiatiche e il +10,5% delle regioni del Nord Africa e del Medio Oriente che hanno evitato il collasso mondiale della diffusione della stampa quotidiana. L'aiuto è venuto quindi da quell'insieme di Paesi partiti da consumi di carta stampata più bassi, stimolati dal forte sviluppo economico e da aperture più convinte agli scambi commerciali e culturali con il resto del mondo. Tornando allo scenario nazionale, sulle dimensioni storicamente depresse del mercato "hanno inciso" e continuano a incidere "squilibri territoriali che rispecchiano l'irrisolto dualismo economico e sociale del Paese". Nel 2012, a fronte di una media di copie vendute che sull'intero territorio nazionale è stata di 66 copie ogni 1000 abitanti, nelle regioni meridionali la stessa media è stata di 42 copie.
Ed è questo un gap che, lungi dal colmarsi, negli ultimi anni si è andato consolidando, visto che nel 2010 le copie vendute per mille abitanti erano 49 al Sud (una copia ogni 20 abitanti), 82 al Centro (una copia ogni 12 abitanti) e 91 al Nord (una copia ogni 11 abitanti). 
A guardare poi l'articolazione regionale delle vendite di quotidiani, viene ribadita una classifica delle copie vendute in rapporto alla popolazione che vede in testa regioni come Friuli, Liguria, Sardegna e Trentino, cioè aree che godono di tradizioni di lettura molto radicate e che meno delle altre hanno sofferto le conseguenze della crisi. Rispetto al 2010, il Trentino ha addirittura aumentato gli acquisti di quotidiani, passando da 105 a 111 copie per mille abitanti. Simile il trend della Sardegna che tra il 2011 e il 2012 ha visto aumentare le vendite di quotidiani da 110 a 112 copie per mille abitanti, diventando la terza regione italiana in questa particolare classifica, dopo Friuli e Liguria. In crisi diffusionale appare anche la stampa periodica. Nel 2013 rispetto all'anno precedente le copie vendute dai settimanali sono diminuite del 10,7, e per i mensili la contrazione è stata del 15,4%. Si aggiunge anche il problema rappresentato da un circuito distributivo "al cui interno permangono gravi diseconomie, la più evidente delle quali è espressa da livelli di invenduto troppo elevati, con conseguente appesantimento dei costi di gestione", lamenta la Fieg. Per i quotidiani, l'incidenza delle rese su tirature e vendite è ancora cresciuta nel 2013, passando, rispettivamente, dal 28,9 al 30% e dal 42,8 al 44,9%.
Per i settimanali, il rapporto tra rese e copie tirate è salito dal 27,6 al 27,9%. E se al posto delle copie tirate, si mettono le copie vendute, il rapporto, nello stesso periodo, è salito dal 39,1 al 39,5%. Per i mensili la situazione appare ancora più problematica. Le rese, che nel 2012 rappresentavano il 32,6% delle tirature, sono salite al 32,8%, in ragione del fatto che il loro decremento (pari al 17,3%) è stato inferiore a quello fatto registrare dalle tirature. Il rapporto con il venduto è invece sceso di quasi un punto (dal 57,3 al 56,0%) per la ragione inversa: il calo delle vendite (-15,4%) è stato meno pronunciato di quello delle rese. Un risultato che però – ammonisce la Fieg – "sarebbe azzardato considerare come una sorta di recupero di efficienza del sistema, dal momento che questo stesso sistema, al momento attuale, produce l'abnorme fenomeno che per ogni due copie che si vendono, un po' più di una finisce al macero".
Tra le inefficienze di tale circuito, va poi annoverata la scarsa incidenza degli abbonamenti sul totale delle copie vendute. Nel 2013, rispetto all'anno precedente, le vendite di quotidiani in abbonamento sono diminuite del 10,6%, mentre le vendite nel complesso sono scese del 10,3%. Ne è derivato un rapporto tra le due grandezze del 9,5%, grosso modo la stessa percentuale del 2012, con una leggera tendenza all'ulteriore ridimensionamento degli abbonamenti. E se nella generalità dei Paesi avanzati le vendite in abbonamento sono parte prevalente di quelle complessive, in Italia l'insufficienza di questo "fondamentale sbocco commerciale" si trasforma in un "handicap molto pesante, soprattutto in un momento di grave crisi come l'attuale, in quanto priva il management di uno strumento che sarebbe molto importante per stabilizzare la produzione, evitando gli effetti di repentini cali di domanda e, quindi, programmare l'attività con minore esposizione alle oscillazioni del mercato". 
Comunque, se i lettori di quotidiani su carta sono calati, quelli dei siti web delle stesse testate quotidiane hanno compiuto un balzo notevole salendo da 2,7 a 3,7 milioni, vale a dire un milione in più di lettori sul web, con un incremento cumulato del 36,2%. Per la stampa periodica, i dati di lettura Audipress indicano una certa costanza dei livelli di lettura fino alla metà del 2012. A partire da allora si è passati da 32,8 milioni di lettori dell'ultimo periodo ai 28,4 milioni del terzo ciclo di rilevazione del 2013, circa 4,4 milioni di lettori in meno con una flessione cumulata del 13,6%. Nello stesso lasso di tempo i lettori dei siti web dei periodici sono saliti del 20,9%, un tasso di crescita considerato "sostenuto", anche se di dimensioni più contenute rispetto a quello fatto registrare dai quotidiani. (ROMA, 16 APRILE – AGI)

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EDITORIA: NEL 2013 FATTURATO PUBBLICITÀ -21,2%

Il calo degli introiti pubblicitari è all'origine dei gravi problemi in cui si dibatte la stampa in Italia. Secondo l'Osservatorio FCP, il calo del fatturato complessivo dei quotidiani e dei periodici è stato del 21,2%.
Più ampio è stato l'arretramento dei periodici (-24,4%), rispetto ai quotidiani (-19,4). E sempre per i periodici, per i settimanali calo del 25,1% e per i mensili invece flessione del 24,6%, entrambi hanno registrato, in misura non dissimile, sensibili diminuzioni degli introiti pubblicitari. Lo dice la relazione annuale della Fieg sullo stato di salute del settore, riferito al periodo 2011-2013, presentata oggi dal presidente Giulio Anselmi e dai vicepresidenti Azzurra Caltagirone e Giuseppe Ferrauto. Il 2013 è stato un anno molto difficile per la pubblicità a mezzo stampa e gli effetti della crisi economica non hanno risparmiato nessun settore dell'informazione, a cominciare da internet. 
Ma sono settori come la carta stampata quelli dove le conseguenze più drammatiche si sono avute. La carta stampata è un ambito in cui erano già presenti e operanti criticità ascrivibili, in parte, all'avvento delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione, in parte – certamente non secondaria – allo squilibrio endemico del mercato pubblicitario italiano "drogato da uno strapotere televisivo – dice la Fieg – che continua a perpetuarsi". E infatti l'Italia è l'unico tra i Paesi ad economia avanzata dove la televisione assorbe una quota di mercato del 55%. Soltanto Portogallo e Turchia hanno un carico di pubblicità televisiva comparabile al nostro. L'evoluzione particolarmente negativa della pubblicità a mezzo stampa ha avuto come corollario il ridimensionamento del peso relativo dei ricavi pubblicitari sul fatturato editoriale dei quotidiani. Nel 2010 l'incidenza era del 47%; nel 2012 è scesa al 44,3%. Come dato storico la Fieg evidenzia che nel 2000 i ricavi pubblicitari dei quotidiani rappresentavano il 58% del fatturato tipico. Nel 2013, le stime formulate in base ai dati forniti da 46 testate quotidiane consentono di prefigurare un'ulteriore contrazione del peso relativo della pubblicità sul fatturato che dovrebbe attestarsi intorno al 44,1%. Un riscontro immediato dell'andamento negativo della pubblicità lo si trova anche sul piano delle pagine: tra il 2010 e il 2012, le percentuali di pagine pubblicitarie sul totale delle pagine stampate sono scese dal 33,1% al 29,4%. Infine, tra il 2011 e il 2013 ad un fatturato editoriale derivante da pubblicità e vendite delle copie complessivamente in calo del 19,9%, ha corrisposto per contro un incremento dei ricavi generati da servizi ed editoria online del 30,2%. Questi ricavi nel 2011 rappresentavano il 3,9% del fatturato complessivo, nel 2013 sono saliti al 6,4%. (ROMA, 16 APRILE – AGI)

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EDITORIA: NEL 2013 OCCUPAZIONE -6,1% (USCITI IN 602 SUL 2012)

Lo scorso anno la forza lavoro giornalistica è stata ridimensionata del 6,1%, ovvero 602 unità lavorative in meno rispetto al 2012. Il calo più pronunciato è stato sofferto dai giornalisti occupati nei periodici (-7,7%), seguiti da quelli occupati nei quotidiani (-5,6%) e nelle agenzie di stampa (-3,9%). I dati sono contenuti nella relazione annuale della Fieg sullo stato di salute del settore, riferiti al periodo 2011-2013, illustrata oggi dal presidente Giulio Anselmi e dai vicepresidenti Azzurra Caltagirone e Giuseppe Ferrauto. 
Secondo la Fieg, "i livelli occupazionali nelle imprese editrici non potevano non risentire di un clima congiunturale dalla forte intonazione recessiva i cui effetti si sono aggiunti alle difficoltà di tipo strutturale che attanagliano il settore". Tra il 2009 e il 2013, il numero dei giornalisti fuoriuscito dal settore dell'editoria è stato di 1.662 unità, di cui 887 nell'area dei quotidiani e 638 in quella dei periodici. L'aspetto preoccupante – dice la relazione della Fieg – è che "questo esodo ha colpito con particolare forza quanti dovrebbero garantire il ricambio generazionale all'interno delle imprese".
Nei quotidiani, infatti, il numero dei praticanti che erano 173 nel 2009, si è più che dimezzato nel 2013, riducendosi a 75. Nei periodici, il fenomeno è stato invece più contenuto: i praticanti sono diventati 113 dai 149 del 2009.
Un'ulteriore riduzione si è avuta anche nella popolazione poligrafica: nel 2013 il calo degli addetti è stato dell'8,3%. A farne maggiormente le spese sono stati gli impiegati (-265 addetti rispetto al 2012), ma anche gli operai (-155 addetti) "non hanno potuto sottrarsi" ad un processo di ridimensionamento che prosegue senza soste dal 2000. (ROMA, 16 APRILE – AGI)

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EDITORIA: LOTTI, PRESTO LINEE GUIDA PER FONDO

Saranno definite al più presto, con incontri già dopo Pasqua, le linee guida relative al fondo straordinario di sostegno all'editoria. Lo ha detto il sottosegretario Luca Lotti a margine della relazione annuale della Fieg sullo stato di salute della stampa in Italia tenuta dal presidente, Giulio Anselmi e dai vice presidenti, Azzurra Caltagirone (quotidiani) e Giuseppe Ferrauto (periodici). Lotti ha annunciato incontri con Fieg e Federazione nazionale della stampa a proposito di quello che con una battuta ha definito "Fondo Legnini", riferendosi al fatto che ad occuparsene nel precedente governo fosse stato appunto l'allora sottosegretario all'editoria, Giovanni Legnini. 
Lotti ha confermato che il fondo prevede per il 2014 un sostegno nella misura di 50 milioni di euro, sottolineando l'esigenza che le imprese editoriali vadano nella direzione dell'assunzione dei giovani, ovvero "i due elementi sono legati, fondo ma anche occupazione". E a proposito dell'appello lanciato da Anselmi per una politica industriale per l'informazione, Lotti ha detto "raccoglieremo ciò che ha segnalato Anselmi quando parlava di attuazione degli accordi presi con il precedente governo". (ROMA, 16 APRILE – AGI)

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EDITORIA: ANSELMI, SERVE POLITICA INDUSTRIALE PER L'INFORMAZIONE

"Va assecondato" lo sforzo del mondo dell'informazione per uscire dalla crisi e rilanciarlo. Lo ha detto Giulio Anselmi, presidente della Fieg, nella sua relazione sullo stato di salute dell'editoria con i dati relativi al periodo 2011-2013, presente anche il sottosegretario con delega all'editoria Luca Lotti, oltre al segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il sindaco di Roma, Ignazio Marino. "Le imprese sono invischiate – ha detto ancora – in un circolo vizioso che nasce dalla crisi della domanda. Uscirne senza il sostegno di una politica industriale è inimmaginabile. Si tratta di una richiesta giustificata dall'importanza strategica del settore che non si esaurisce in una sfera meramente economica, ma tocca interessi e diritti fondamentali di valenza costituzionale. Non è un caso che i maggiori Paesi europei abbiano proceduto in questa direzione con ben altra rapidità e ben altro impiego di risorse". 
Anselmi ha aggiunto che gli editori italiani hanno espresso ed esprimono soddisfazione per gli interventi degli ultimi governi volti a moralizzazione e a rendere trasparente il sostegno pubblico all'editoria cooperativa e politica. Rifiutano al contempo interventi a pioggia e distribuzione indiscriminata di risorse. Il presidente della Fieg ha però sollecitato che le intese dei mesi scorsi con l'esecutivo si traducano presto in realtà, ovvero attuare il "Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all'editoria", istituito dalla Legge di stabilità 2014, che ha previsto interventi nel settore per 120 milioni di euro in tre anni (2014-2016) volti a incentivare gli investimenti delle imprese editoriali in innovazione tecnologica e digitale, l'ingresso di giovani professionisti nel campo dei nuovi media e a sostenere le ristrutturazioni aziendali e gli ammortizzatori sociali. Anselmi ha ricordato che nonostante la grave contrazione dei consumi, che all'interno delle famiglie tende a ripercuotersi anche e soprattutto sull'acquisto dei prodotti editoriali, nel 2013 oltre 20 milioni di persone hanno letto almeno un quotidiano, quasi 29 milioni un periodico, oltre 5 milioni sono stati utenti dei siti web dei quotidiani e dei periodici: "numeri che ribadiscono l'esistenza di una diffusa esigenza di informazione. A questa esigenza gli editori intendono dare risposte. La sfida che li attende, e alla quale non possono sottrarsi, non è delle più facili. Gli editori la accettano. 
Nella consapevolezza – ha detto ancora il presidente della Fieg – che l'informazione è tante cose: notizie, idee, opinioni, industria, ma soprattutto 'bene comune'. Un bene quanto mai necessario per la vita democratica del Paese". (ROMA, 16 APRILE – AGI)

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EDITORIA: ANSELMI, MEDIA TRADIZIONALI E "SMARTPHONE REVOLUTION"

La crisi dell'editoria giornalistica "rende drammaticamente urgente" la trasformazione del settore. Pensando anche a una "smartphone revolution", come l'ha chiamata Giulio Anselmi, presidente della Fieg, illustrando i dati sullo stato di (non) salute del settore, riferito al periodo 2011-2013, presente il sottosegretario all'editoria Luca Lotti.
Il presidente della Fieg ha rilevato che le imprese sono chiamate a gestire questa stagione di passaggio "cercando di coniugare la valorizzazione dei mezzi tradizionali, che tuttora rappresentano oltre il 90% del fatturato, con la capacità di trarre dalle attività digitali risorse sufficienti a rimunerare i fattori della produzione e, in prospettiva, a compensare la declinante redditività dei prodotti cartacei". Guardare al futuro, "ma con i piedi saldamente piantati per terra", ovvero "aver chiaro che il nocciolo duro delle imprese editrici è sempre l'informazione che, digitalizzata, viene incanalata attraverso una pluralità di piattaforme. Le modifiche strutturali in atto possono costituire segnali di declino, più o meno lento e irreversibile, o, piuttosto, indicazioni di nuove opportunità per il sistema editoriale e l'informazione".
Per Anselmi, "incombe" il rischio di avere più lettori/consumatori e meno ricavi, "ma la possibilità di governare positivamente la trasformazione – dalla notizia a un'informazione più completa – esiste. Casi come quello del New York Times dimostrano che vincere la sfida digitale, pur difficilissima, è possibile". A giudizio di Anselmi, i fenomeni attivati dalla "possente" spinta fornita dall'innovazione tecnologica e, in particolare, dalla rivoluzione digitale sono noti. La globalizzazione dei flussi informativi annulla lo spazio e supera ogni confine geografico; c'è il progressivo superamento del tradizionale limite temporale, l'informazione aumenta di velocità, diventa istantanea, si riduce il tempo tra il fatto e la sua narrazione; la convergenza verso il digitale dei diversi mezzi di comunicazione, infatti i media si connettono l'uno con l'altro, grazie alla diffusione delle piattaforme digitali; la crossmedialità genera un flusso continuo di informazioni che sono emesse, arricchite, ricevute e ritrasmesse dai diversi mezzi che interagiscono fra di loro. E ancora: lo stravolgimento del tradizionale rapporto tra chi l'informazione la produce e l'organizza (il giornalista, l'editore) e chi la riceve (lettore/spettatore), "con il superamento dell'esclusività della mediazione giornalistico-editoriale".
E dunque "i modelli di business vanno ristudiati nell'ottica della smartphone revolution". Anche perché, l'Italia è "Paese arretrato per la penetrazione di internet" ma è anche "all'avanguardia nell'utilizzo dei devices di ultima generazione". E l'informazione in mobilità è una "realtà in crescita che va guardata con maggiore attenzione, anche se è evidente lo sforzo fatto al riguardo da molti gruppi editoriali". Anselmi riconosce che "ciò stravolge lo stesso prodotto giornalistico" e aggiunge però che "è passato parecchio tempo dalla stagione in cui quasi tutti commisero l'errore della semplice riproposizione nella Rete della versione cartacea del giornale. Da tempo, comprese meglio le potenzialità offerte da internet – la tempestività, la multimedialità, l'ipertestualità -, è stata spostata l'attenzione sul pubblico, potenziando e qualificando il rapporto tra giornale e lettore. Il lettore/utente diventa anche autore ed editore dei contenuti". E finisce quindi per il non destare più meraviglia dichiarazioni come quella di Jeff Bezos, creatore di Amazon ed acquirente del Washington Post, sulla sua ricetta per il giornale: "prima il lettore". (ROMA, 16 APRILE – AGI)

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EDITORIA: ANSELMI, IMPRESSIONANTE ESODO GIORNALISTI DA 2009 A 201

I 1662 giornalisti (887 dai quotidiani, 638 dai periodici e 137 dalle agenzie di stampa) usciti dalle aziende tra il 2009 e il 2013 "è un esodo impressionante". Lo ha detto Giulio Anselmi, presidente della Fieg, tracciando il bilancio del settore relativamente al periodo 2011-2013. Un esodo "che ha colpito con particolare forza quanti avrebbero dovuto garantire il ricambio generazionale all'interno delle imprese e che aiuta a capire lo stato d'animo diffuso nella categoria, oggi in difficoltà nel coniugare vecchio e nuovo e nell'attuare diverse declinazioni del giornalismo". Però ha aggiunto Anselmi – la complessità dei problemi "non giustifica né la tentazione di mantenere privilegi ormai insostenibili né la determinazione di far prevalere sulla realtà i propri interessi corporativi". (ROMA, 16 APRILE – AGI)

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EDITORIA: A. CALTAGIRONE, COSTO DEL LAVORO INSOSTENIBILE

"Nonostante la popolazione lavorativa sia diminuita, il costo del lavoro nell'ultimo anno è aumentato.
Questo significa che le nostre dinamiche contrattuali non sono più sostenibili e che il numero degli addetti non è più sostenibile". Lo ha detto il vicepresidente della Fieg Azzurra Caltagirone nel corso della presentazione dello studio La stampa in Italia 2011-2013. Caltagirone ha spiegato che "ci sono 4.500 poligrafici nei giornali e nelle agenzie a fronte di 6.500 giornalisti. Anche questo rapporto è diventato insostenibile".
Sottolineando poi il livello di anzianità dei giornalisti, la vicepresidente Fieg ha aggiunto che "non è possibile proseguire nella trasformazione dell'offerta senza includere la popolazione tra i venti e i trent'anni che rappresenta il futuro". (ROMA, 16 APRILE – ANSA)

 

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