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Ancora contratto e dintorni

Articolo di del 22 aprile 2014 – 17:34 | 205 views

di Sandro Bennucci

Cari colleghi,

ho lasciato passare volutamente qualche giorno prima di riferirvi dell’ultima riunione della commissione contratto della Fnsi (17 aprile), perché speravo di poter decifrare meglio qualcosa di caotico, una situazione mai vista prima. Con la Fieg all’attacco nel tentativo di ottenere vantaggi mai ottenuti, soprattutto nelle assunzioni a tempo determinato che dovrebbero quasi diventare la regola, condannando la categoria al precariato, ma anche sul fronte del lavoro autonomo e sulla ex fissa, condannata non solo a sparire ma anche a non essere completamente versata nemmeno a chi ha maturato i requisiti.

INPGI – Ovvio che in questa situazione non manchino, nemmeno nel sindacato, spaccature fortissime, venute fuori per tutta la giornata in cui è durata la riunione della commissione. Il segretario della Fnsi, Franco Siddi, ha detto che, nonostante, le enormi difficoltà e l’arroganza degli editori, il contratto dovrebbe essere firmato perché, altrimenti, sulla categoria pioverebbe un nuovo macigno: la richiesta di aumento del 3% del contributo Inpgi per far fronte a una situazione non più sostenibile causata dai prepensionamenti e dai contributi a chi è rimasto senza lavoro. Da più parti si è levata la richiesta di un congresso straordinario immediato (quello ordinario sarebbe previsto per gennaio 2015).

ROTTAMATI – Prima di continuare vi indico alcuni numeri forniti dalla Fieg: fra il 2009 e il 2013 sono stati rottamati 1.662 giornalisti  (fra quotidiani e periodici), a fronte di un ricambio generazionale limitatissimo: appena 510 praticanti assunti (fra quotidiani e periodici). Naturalmente non si parla di aumento contrattuale che, alla fine, potrà semmai esserci ma, si immagina,  limitatissimo e vi confesso che non saprei nemmeno provare a buttar là una cifra considerato che siamo davvero nel mondo della luna.

AUTONOMI – Il nodo, in sostanza, è questo: gli editori vogliono flessibilità sul lavoro autonomo. Obiettivo?  Poter contare su molti giornalisti che scrivono anche fuori dalle redazioni e riducendo al minimo il numero degli interni da assumere, ripeto, con contratti a tempo determinato. E’ questa, permettetemi la sintesi, la traduzione più comprensibile del groviglio. Gli editori chiedono un canale privilegiato con un costo del lavoro più basso per i co.co.co. e considerare economicamente dipendente il collaboratore con reddito di 3.000 euro l’anno, per un numero di collaborazioni che va da 9 a 15 al mese. In sostanza qualcosa che gira intorno a 25-27 euro a pezzo.
Si può vivere con 3.000 euro all’anno? La domanda stessa è una provocazione.

EX FISSA – Ed eccoci all’altro nodo gordiano. L’istituto della fissa (sorta di liquidazione aggiuntiva, ma pagata con i contributi dei giornalisti) è praticamente fallito. Ben 1.139 giornalisti già in pensione aspettano di riscuoterla, per un credito complessivo di 100 milioni di euro. Con i ritmi attuali ci vorranno 9-11 anni per liquidarli tutti. Altri 269 giornalisti l’hanno maturata lasciando l’azienda prima della pensione,  per un totale di altri 24 milioni. E naturalmente ci sono al lavoro altri 2.768 giornalisti che, avendo lavorato per più di 15 anni, hanno maturato il diritto alla fissa, per un totale di 190-200 milioni di euro.

Proposta degli editori: una sola indennità fissa nella vita, un tetto sulle mensilità di calcolo (sette-otto-nove non di più) e un tetto dell’importo pari a 65-70 mila euro per chi l’ha già maturata ed è ancora al lavoro. Rateazione in 10-12 anni (300-400 euro al mese) per tutti coloro che sono già in pensione. Per chi non ha ancora raggiunto i 15 anni di contribuzione un indennizzo da 2 mila a 10 mila euro lordi.

Naturalmente evito di addentrarmi nel vivacissimo (eufemismo) dibattito che ha animato la giornata e resto a disposizione di chi volesse… farsi del male, chiedendo di saperne di più.

Sandro Bennuci

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