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La soppressione dell’Art.18 ripercussioni sui giornalisti

Articolo di del 13 ottobre 2014 – 15:07 | 249 views

Forte preoccupazione per il silenzio che esiste, nella categoria e anche nel sindacato dei giornalisti, in relazione alle conseguenze che potranno essere provocate dagli annunciati contenuti del Jobs Act e, in particolare, dalla soppressione di fatto dell'Articolo 18  dello Statuto dei lavoratori.

E' quanto sottolinea l'Associazione Stampa Toscana, esprimendo la sua preoccupazione, per quanto riguarda nello specifico la possibilità di licenziamento, sotto almeno due aspetti.

In primo luogo, il  licenziamento per motivi economici rischia di piombare come un cataclisma sulle redazioni in crisi. Un cataclisma che non sarà arrestabile proprio per l’impossibilità, a quel punto, di ricorrere al giudice invocando la giusta causa e chiedendo il reintegro.

In secondo luogo, preoccupa anche il silenzio da parte degli editori. Soprattutto c’è meno fervore sulle richieste di ricorso alla 416, finora unica possibilità per sfoltire gli organici e ridurre il costo del lavoro.  Non è che il silenzio della Fieg sia quello che precede la tempesta?

Ed eccoci al punto. L’Associazione Stampa Toscana ritiene devastante la possibilità di licenziamenti in pratica indiscriminati in un momento di gravissima crisi. Ma ritiene anche pericolosissimo, per la stessa professione, la cancellazione dell’Articolo 18: renderà più difficile, per i giornalisti, esercitare l’attività liberamente, andando a fare cronaca, giorno dopo giorno, su fatti capaci di intaccare interessi assai delicati.

E' noto, infatti, che non sono affatto infrequenti le pressioni su editori e direttori di personaggi che hanno interesse a condizionare, e indirizzare, servizi e inchieste. Finora il giornalista è stato tutelato, almeno sulla salvaguardia del posto di lavoro, dall’Articolo 18. Scomparso anche quest’ultimo baluardo, sarà più difficile per tutti garantire all’opinione pubblica un’informazione completa, capace di rivelare interessi e situazioni delicate.

Per tutti questi motivi – e senza dimenticare altri aspetti gravi e preoccupanti, quali i demansionamenti – l’Ast si rivolge alla Fnsi chiedendo, sia pure tardivamente, di mobilitare la categoria. Ma chiede anche al governo, in particolare al premier, Matteo Renzi, e al sottosegretario Lotti, di valutare bene anche i riflessi sulla professione giornalistica e sull’informazione, prima di cancellare unilateralmente le tutele previste dall’Articolo 18.

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