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I giornalisti degli uffici stampa pubblici in piazza l’8 novembre: l’Ast sarà presente

Articolo di del 14 ottobre 2014 – 08:17 | 213 views

L’8 novembre a Roma l’Ast, insieme alla Fnsi, sarà presente

Ast esprime forte apprezzamento per la decisione dell’Fnsi di mobilitarsi nell’ambito della battaglia contro il blocco della contrattazione del pubblico impiego e di essere presente con i giornalisti degli uffici stampa alla manifestazione dell’8 novembre. L'Associazione Stampa Toscana ci sarà.

“Ci saremo anche noi”, hanno affermato i vertici dell’Fnsi, con il presidente Giovanni Rossi. E l’Associazione Stampa Toscana farà la sua parte in questa mobilitazione, per i diritti di tanti giornalisti che, come gli altri dipendenti pubblici, hanno dovuto sopportare cinque anni di tagli lineari, migliaia di euro persi in busta paga e un turn over bloccato da oltre dieci anni, cosa che ha comportato anche il proliferare di rapporti di lavoro improntati al precariato più selvaggio.

L’8 novembre a Roma l’Ast, insieme alla Fnsi, sarà presente senza dimenticare la specificità dei giornalisti degli uffici stampa che da anni sono privi del contratto previsto dalla legge 150, anche per responsabilità dei sindacati confederali. Ma sarà comunque al fianco delle altre organizzazioni sindacali in una battaglia per i diritti e  la dignità di tutto il lavoro pubblico.

Nei prossimi giorni l’Ast comunicherà le modalità con cui sarà possibile partecipare alla manifestazione.

"Ci saremo anche noi", dice il presidente della Fnsi, Giovanni Rossi

L'8 novembre la manifestazione del pubblico impiego. "Ci saremo anche noi", dice il presidente della Fnsi. E ricorda il caso irrisolto dei 1.300 giornalisti degli uffici stampa. Anche i giornalisti degli uffici stampa pubblici soffrono il blocco della contrattazione nel comparto del pubblico impiego. Il quadro della pubblica amministrazione è così fatto: cinque anni di tagli lineari perpetuati con una costanza degna di miglior causa; blocco delle retribuzioni, malgrado non siano certo d'oro; da oltre dieci anni è bloccato il turn over alla faccia delle possibilità di occupazione per i più giovani e della possibilità di mantenere qualità e livello dei servizi prestati ai cittadini; l'immissione nell'apparato dello Stato (davvero un bell'esempio!) di centinaia di migliaia di precari senza certezze e tutele.

La manifestazione nazionale dell'8 novembre.

I dipendenti pubblici sono chiamati da un vasto fronte sindacale – che abbraccia tutte le organizzazioni di settore di Cgil, Cisl e Uil – a dar luogo ad una manifestazione nazionale programmata per sabato 8 novembre. Scrivono in un loro documento i sindacati della funzione pubblica, dei medici, della sanità e della scuola, aderenti alle tre maggiori organizzazioni dei lavoratori:

"Come pensa il governo Renzi di garantire salute, sicurezza e soccorso, istruzione, prevenzione, assistenza, previdenza, ricerca e sviluppo senza fare innovazione, senza investire nelle competenze, nella formazione, nel lavoro di qualità, senza aver messo in campo un progetto?".

Anche i 1.300 giornalisti degli uffici stampa in piazza

A mio avviso in questo lungo elenco di cose manca un elemento: l'informazione, che è un dovere delle amministrazioni pubbliche produrre ed un diritto dei cittadini ricevere.

I giornalisti che lavorano per il settore pubblico – almeno 1.300 stando alle rilevazioni dell'INPGI, il nostro istituto di previdenza – sono stati penalizzati dal blocco della contrattazione in modo pesante. Niente aumenti contrattuali e niente scatti di anzianità. Siamo al limite, e forse è stato sorpassato, della costituzionalità. Persone che svolgono la stessa professione ed in più di un caso hanno lo stesso contratto di lavoro a cui non vengono applicate le regole concordate tra le parti firmatarie. Penso che alla luce di tutto questo anche i giornalisti dovrebbero essere in piazza sabato 8 novembre.

La legge 150 inattuata e le colpe della "triplice"

Ci parrebbe necessario poter dire "ci siamo anche noi". Certo, i nostri colleghi rappresentano una piccola quota dei lavoratori della Pubblica Amministrazione, ma è una parte che ha una funzione fondamentale. Per una volta, alla luce dell'esistenza di un comune obiettivo, possiamo traguardare il fatto oggettivo, pur senza dimenticarcene, che se la definizione del profilo professionale dei giornalistici pubblici e, soprattutto, la trattativa che avrebbe dovuto definirlo, prevista 14 anni fa dalla legge 150 relativa alla regolamentazione dell'informazione pubblica, non si è fatta, ciò vede tra i principali responsabili proprio la cosiddetta "triplice" sindacale che con pervicacia si è opposta ad essa.

Ma ora deve prevalere l'unità.

Di fronte al disastro che la politica di compressione dei diritti dei lavoratori sta portando nella Pubblica amministrazione in questo momento deve prevalere l'unità. Soprattutto, perché siamo convinti che la politica che spesso porta a tagliare le strutture che fanno informazione, a scegliere di dare incarichi professionali con retribuzioni innominabili (vedi la pratica dei deleteri bandi al massimo ribasso diffusa anche nel nostro campo), lede diritti dei cittadini.

Una pubblica amministrazione che non ha strutture qualificate professionalmente e dedicate ad un rapporto con il sistema che informa i cittadini non può definirsi davvero trasparente, non si può dire moderna e tanto meno rinnovata e riformata. 12 ottobre 2014. Da  voltapagina.globalist.it

Giovanni Rossi, Presidente della FNSI e coordinatore della Commissione Uffici stampa della Federazione nazionale della stampa italiana

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