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Il 14 Novembre a Firenze: Verso il congresso FNSI – Associazioni ed esperienze a confronto per il cambiamento

Articolo di del 7 novembre 2014 – 16:34 | 320 views

Quelli che ci siamo lasciati alle spalle sono stati mesi segnati non solo dall'ulteriore peggioramento della crisi del lavoro giornalistico, ma anche da tensioni e divisioni prodotte dall'accordo sull'equo compenso e dal rinnovo contrattuale. A prescindere dalle valutazioni che sull'intera vicenda ciascuno di noi è chiamato a dare – e rispetto alle quali saranno alla fine i fatti ad avere la parola conclusiva – è evidente che per il nostro sindacato si è chiuso un capitolo e che un nuovo capitolo dovrà necessariamente aprirsi.

Quanto prima, per dare voce anche a tutti coloro che oggi dal sindacato non si sentono rappresentati, per dare più peso alle esperienze e alle competenze che nel nostro sindacato ci sono, per costruire nuovi metodi nel segno della trasparenza e della partecipazione. 

Un cambiamento che non sia slogan e che, nella concretezza ma anche nel coraggio delle scelte, sappia neutralizzare la peggiore demagogia.

Questa istanza di cambiamento negli ultimi mesi è emersa con forza in iniziative e contesti diversi, con la profonda convinzione che nella crisi del giornalismo ci sia bisogno di più, e non di meno sindacato, ma anche di un sindacato diverso per tutti i giornalisti.

E’ evidente che il reale banco di prova della possibilità di cambiamento non potrà che essere il futuro congresso. Un congresso che, per inaugurare davvero una nuova stagione, auspichiamo non sia paralizzato dal gioco delle componenti e delle poltrone, ma piuttosto metta al centro ciò che le associazioni e i colleghi dei vari territori sono riusciti a portare avanti in questi anni. E' importante arrivarci con idee di rinnovamento quanto possibili chiare e condivise tra Associazioni e altre nostre realtà (comitati del lavoro autonomo, gruppi di specializzazione ecc.).

Per questo, assieme agli altri colleghi e colleghe del sindacato toscano, mi piace pensare che Firenze – la stessa città che in questi anni ha ospitato appuntamenti importanti per la nostra categoria e momenti di confronto tra tutti noi – possa essere sede di un incontro tra tutti noi, per riprendere i fili della discussione già avviata.

Per sgombrare il campo da ogni equivoco, visto la prossimità di questa iniziativa con le scadenze elettorali, penso a qualcosa che non sia né un’assemblea passerella di liste e tanto meno un luogo dove si verificano equilibri e “ci si conta”, ma semplicemente (se si vuole, più modestamente) una possibilità di lavorare su proposte concrete che, anche a prescindere dai posizionamenti congressuali, siano capaci di dare gambe al lavoro giornalistico, ai suoi diritti, alla sua dignità.

            1.         Regole, servizi, partecipazione, rapporti con le regioni: il sindacato che vogliamo

            2.         Lavoro autonomo: per un sindacato di tutti

            3.         Al congresso per cominciare a riscrivere il contratto 

 

In realtà mi piacerebbe che ci potesse essere un momento di confronto anche sulle tematiche degli uffici stampa, al sottoscritto e al sindacato toscano molto care. Vale lo stesso per l’emittenza radiotelevisiva.

Per sfruttare al massimo la giornata il nostro tecnico informatico sta predisponendo una pagina web, un gruppo di discussione su Facebook che potrete linkare a tutto ciò che riterrete opportuno e al quale ognuno potrà inviare proposte, idee, suggerimenti, adesioni, bozze di documenti.

Allo stesso modo cercheremo di essere su Twitter, anche con uno specifico hashtag per cui vi propongo  #Fnsichecambia

Sperando che questa proposta possa destare il vostro interesse,

 vi invio un caro saluto

Paolo Ciampi

Presidente Associazione Stampa Toscana

 

Manifesto Commissione Informazione Pecaria Ast per 14 novembre

"Unitario: aggettivo; ispirato a criteri di unità". Ecco quale sindacato vogliamo. Vogliamo che sia reale, concreto, vero, l'aggettivo che segue il sostantivo "sindacato" a sottotitolo della sigla Fnsi. Mai come oggi i giornalisti devono esserlo. I precari e i garantiti, in gergo. Perché è fondamentale strappare dal petto la lettera scarlatta che condanna il precario e quella che bolla il garantito.
Perché mai come oggi è la professione tutta ad essere a rischio dell'esistenza stessa. Non la professione dei contrattualizzati o dei precari, intesi come due eserciti contrapposti che si contendono la vittoria di una guerra. È il mestiere del giornalista tout court che è a rischio a causa di questa contrapposizione ormai divenuta convenzionale. Soprattutto in seno al sindacato dobbiamo essere una forza sola che lotta per sopravvivere. Perché chi e garantito oggi, può essere precario domani. Deve essere superata la logica corrotta secondo la quale il giornalista precario rappresenta un male che, per alcuni, fa comodo mantenere tale, proprio perché, tutto sommato, è il contraltare necessario all'esistenza del giornalista di lusso, il contrattualizzato, il garantito. I precari non sono il contraltare di nessuno. I precari sono la notizia viva, inconfutabile, del fallimento, anche e soprattutto sindacale, della professione. Il sindacato che vogliamo è un sindacato che ci tuteli. È un sindacato che ci rappresenti. È un sindacato che ci includa. Semplicemente, vogliamo un sindacato che lavori, a partire dal prossimo futuro, per raggiungere gli obiettivi opposti a quelli perseguiti negli ultimi anni. Obiettivi che hanno violato e corrotto, di fatto, quell'aggettivo qualificativo: unitario. L'Fnsi lo diventi davvero. Rappresenti non più i "giornalismi", ma, semplicemente, tutti i giornalisti. Un tempo, non molto lontano, i giornalisti precari sopravvivevano grazie alla speranza di quello che sarebbe stato, un giorno, il fatidico passaggio: dal precariato all'assunzione, dall'incertezza alla certezza, dall'indeterminatezza alla garanzia. Di lavoro. Di vita. Coloro che ancora continuano pervicacemente a vedere esistente questa condizione, sono fuori dalla realtà. Con l'aggravante che siamo giornalisti e abbiamo il dovere, l'obbligo, non solo morale, di dire la verità. Vogliamo un sindacato che lo faccia. Che inizi a raccontare davvero i fatti. Che dica la verità e la sappia gestire, esattamente come si deve fare quando si fa il mestiere del giornalista. Solo con l'inclusione massiccia e reale della maggioranza dei giornalisti oggi nel sindacato, di quell'esercito dei co.co.co, dei co.pro, delle partite Iva, sentiti non più soltanto come "consulenti" di un certo mondo a latere, ma come attori coprotagonisti dei colleghi più fortunati, ridaremo dignità all'aggettivo "unitario". E concretezza e vita ai diritti. 
Commissione Informazione Precaria Ast

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