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Intervento presidente Paolo Ciampi al 27° Congresso Nazionale Fnsi di Chianciano

Articolo di del 29 gennaio 2015 – 08:52 | 161 views

Vorrei partire dalla contrarietà con cui qualche mese fa, il sindacato toscano all’unanimità, accolse gli accordi relativi al rinnovo contrattuale e all’equo compenso. Una contrarietà che definirei articolata, composta, estranea a qualsiasi facile demagogia, estranea anche a qualsiasi dubbio sulla buona fede e l’impegno di tanti dirigenti.

Una posizione, direi, che prima ancora che sui contenuti intendeva esprimere un bisogno di cambiamento sui metodi, sulle regole e le possibilità della rappresentanza, della partecipazione, della decisione all’interno della Federazione.

Con l’obiettivo, insomma, non tanto di inchiodarsi al passato, ma di costruire nuovi scenari per il futuro.

E ora siamo arrivati al momento di costruire quel futuro, di assumere le scelte per cui si chiede ben altro di un semplice ricambio negli organismi dirigenti o di un rinnovamento solo di facciata. Abbiamo bisogno di molta sostanza, non di slogan. Di estrema franchezza nel dirci le cose che non hanno funzionato e di coraggio per fare scelte che devono porre le condizioni della discontinuità.

Ripeto, non si tratta di sostituire qualche nome con qualche altro nome. Si tratta piuttosto di cominciare a rispondere a domande come queste: continuiamo a scegliere i nostri dirigenti sulla base degli equilibri oppure sulla base delle loro riconosciute competenze e della loro disponibilità all’impegno? Come si fa a impostare un lavoro di squadra e come si fa a garantire partecipazione, trasparenza, condivisione? Quale è l’effettivo ruolo che si vuole assegnare a organismi come la Commissione del lavoro autonomo che non può, non deve essere più una soluzione di facciata, realizzata obtorto collo, presieduta da una persona che non è nemmeno espressione di quella commissione? E quali servizi può garantire la Federazione alle Associazioni regionali?  Llo dico perché non mi sembra che finora si sia potuto contare, solo per fare qualche esempio, su banche dati o programmi per i conteggi delle buste paghe, su servizi di consulenza, o anche su indicazioni relative a sfide che pure abbiamo raccolto, quali quelle sul giornalismo digitale, o sulla formazione obbligatoria, oppure sui bandi dell’Unione europea.

Per tutto questo non ci sono alibi da invocare, la crisi e la debolezza legata agli attuali contesti non c'entrano niente, al contrario, rispondere in questo modo alle difficoltà è un buon modo di ripartire.

E a questo proposito voglio dire che per molte cose non dobbiamo inventarci chissà che cosa.  Alla nuova Federazione chiedo che guardi di più ai territori, al lavoro che il sindacato sta portando avanti nelle singole regioni.

In Toscana, per esempio, abbiamo fatto molto in questi anni, potenziando  notevolmente tutti i servizi; costruendo con la Regione Toscana una legge di sostegno al sistema dell'informazione le cui cospicue risorse verranno assegnate proprio in queste settimane, sulla base dei contratti, delle assunzioni, dei compensi ai collaboratori; dando piena cittadinanza al lavoro autonomo, oggi componente importante dei nostri organismi decisionali; lavorando sulle nuove frontiere del giornalismo digitale – anche con appuntamenti nazionali come Dig.it – oppure lavorando per sottrarre gli uffici stampa al vicolo cieco, mortificante anche dal punto di vista della dignità professionale, delle chiamate fiduciarie negli staff dei sindaci o dei presidenti di provincia; abbiamo avviato nuovi percorsi di sostegno all'autoimprenditoria e alla libera professione; e ancora abbiamo introdotto il voto elettronico e meccanismi di teleconferenza per tutti i nostri organismi che, tra l'altro, mi sentirei di raccomandare anche alla Federazione, non fosse altro che per risparmiare il capitolo spese di trasferta.

Potrei continuare, ma non per affermare quanto siamo stati bravi. Un po' perché lo potevamo essere certamente di più, un po' perché altre associazioni hanno fatto altrettanto se non di più.

Quello che voglio dire è da queste esperienze che si deve partire, per rifondare la Federazione. E che è il rapporto tra la periferia e il centro che deve cambiare nella sostanza, perché è la periferia, chiamiamola così, che deve diventare il centro. O se preferite, è il centro che deve mettersi al servizio della periferia.

Già questo mi sembrerebbe un buon inizio, da cui far discendere diverse altre cose.

E su questo sono convinto di parlare a nome di tutta la delegazione toscana, dopo tantissimi anni riunita in una sola lista, con un mandato nel segno del coraggio del rinnovamento, anche per tentare una navigazione in acque finora inesplorate. Non ci interessa un congresso che si contenti di un equilibrio sulle cariche. Non ci interessa nemmeno una maggioranza di larghissimi numeri, da unione sacra al cospetto dell'emergenza, se questo ci consegnerà alla paralisi o alla navigazione di piccolo cabotaggio. Un sindacato plurale, quale deve essere, non è un sindacato in cui tutto si appiattisce e si uniforma, al contrario.

Ci interessa una nuova dirigenza che sappia rinnovarsi e rilanciare la battaglia per tutto il lavoro giornalistico, qualunque sia il suo inquadramento e la sua identità professionale. A partire da un sindacato più forte perché capace di uscire dalle sue stanze e di mettersi in gioco, parlare linguaggi nuovi, stare pienamente nelle grandi battaglie per la libertà e la dignità del lavoro giornalistico. Un sindacato che sappia aprire davvero una nuova stagione, anche con orgoglio, l'orgoglio che sta dentro la stessa etimologia della parola sindacato: sindacato ovvero giustizia insieme. E per questo vale davvero la pena. 

Link esterni:

http://www.fnsi.it/Congresso27/Pagine/C_intervento.asp?ID=3

http://www.fnsi.it/Congresso27/Pagine/C_intervento.asp?ID=50

 

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