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Camusso: se equo compenso e salario minimo non si agganciano a retribuzioni contrattuali non c’è futuro

Articolo di del 29 gennaio 2015 – 15:26 | 162 views

Camusso29Ha scelto di portare un saluto “non formale” Susanna Camusso, segretario generale Cgil, che dopo l’abbraccio virtuale a Franco Siddi per aver condiviso anni di lavoro insieme, è entrata nel merito degli avvenimenti degli ultimi giorni: la manifestazione davanti all’ambasciata di Francia organizzata a Roma come a Parigi, in piazza Farnese, una marcia silenziosa per la libertà di stampa dopo quella parigina accanto alla Fnsi. “In un contesto di pochi giorni fa con la Fnsi per la manifestazione in piazza Farnese, colpiva come fosse normale richiamare liberté, égalité e fraternité quasi come fosse la quotidianità, senza farsi travolgere dalla paura. Ma quale ordine si sta determinando nella società? Liberté ed égalité sono un binomio inscindibile nella democrazia, ma anzitutto il lavoro deve esprimersi in libertà – ha esordito il segretario –. Non c’è lavoro libero senza democrazia, perché libertà e democrazia devono andare insieme nel disegnare la qualità. Bisogna partire da qui per definire il lavoro oggi. Un lavoro povero, che non cambia nelle scelte che vengono fatte, che non permette più di dire che è sufficiente lavorare per avere condizioni di vita dignitose. Siamo in assoluta continuità sull’idea che sul lavoro si debbano scaricare le conseguenze della crisi. Abbiamo contrastato e continueremo a contrastare la legge delega sul lavoro, non siamo di fronte ad un percorso di stabilizzazione, ma il contrario: non esiste condizione di lavoro stabile in cui si è perennemente sotto minaccia di interruzione, dove la parte più debole paga il prezzo più alto”. Susanna Camusso ha poi spostato l’attenzione sul decreto 134 relativo al contratto a tutele crescenti, ribattezzato dal segretario Cgil a “monetizzazione crescente”: una norma con la quale i lavoratori degli appalti (alcuni milioni in Italia) escono sostanzialmente dalla condizione di lavoratori a tempo indeterminato e diventano “tutti scambiabili”, “con sgravi fiscali per le aziende superiori anche alla loro retribuzione, dove subentrano forme di subalternità e di ricattabilità”. “L’articolo 7 sui contratti ad appalto che non sono più indeterminati, è un’operazione di indebolimento del lavoro, anche se molti pensano il contrario, perché molta parte del Paese pensa che ci sia una svolta, ma la frattura tra stabilizzato e precario è una condizione che rimandare solo alla legge non ha permesso di superare. Se i decreti sono fatti in quel modo, la funzione contrattuale diventerà sempre meno rilevante perché sarà la legge che decide e avremo un ulteriore indebolimento e più si indebolisce il contratto nazionale di lavoro più si determina la divaricazione tra tutelati e non”. Per Susanna Camusso quindi il job act non è altro che un’operazione di indebolimento del lavoro. Un progetto che si basa anche sull’idea che “è la legge che regola tutti i rapporti, mentre la funzione contrattuale è sempre meno rilevante” e viene così meno “il luogo di costruzione dell’unità di tutti i lavoratori”. E la debolezza dei lavoratori è palese proprio nel settore editoriale (dove i pochi ammortizzatori sociali esistenti vengono oggi ulteriormente ridotti dal governo). “Migliaia di lavoratori sono vittime del taglio dei finanziamenti all’editoria – ha detto ancora Camusso – e il governo non se ne occupa. Allora – ha aggiunto rivolgendosi proprio alla Fnsi – dobbiamo chiederci se sia adeguato un sindacato che vede i lavoratori divisi per professione, anziché tutti uniti all’interno della stessa azienda e se non sia necessario pensare a una riunificazione, all’interno di uno schema contrattuale unico, delle tante figure che operano in queste aziende”. Intanto nei prossimi giorni, ha annunciato il segretario della Cgil, il Governo dovrebbe stabilire il decreto sulla cassa integrazione mille proroghe. “La mobilità scompare con la fine dell’anno prossimo – ha rimarcato il segretario della Cgil -. Siamo in una situazione per cui la promessa di allargamento degli ammortizzatori si determina invece attraverso la riduzione degli ammortizzatori stessi. Il conto più alto lo pagherà chi ha un lavoro povero: questi non accederanno ad una nuova indennità ma avranno solo la possibilità della ricerca disperata di un nuovo lavoro per sopravvivere. Se non c’è da parte del Governo l’idea di uguaglianza sul lavoro è il sindacato che deve farlo? E’ questo il binomio libertà-democrazia? Voi discutete di equo compenso, noi di salario minimo. Ma se l’equo compenso e il salario minimo non si agganciano a retribuzioni contrattuali non c’è futuro, non si può legiferare a prescindere dai contratti nazionali. Siamo di fronte ad un Governo che prima annuncia, poi pratica e infine scopre le conseguenze. Si possono avere molti giudizi sulla riduzione dei fondi all’editoria o sulle migliaia di lavoratori vittime di cui il Governo non si occupa e che non hanno accesso agli ammortizzatori sociali. Tutto il sindacato deve essere attraversato dalla riflessione sulla modalità di rappresentanza. Il cambiamento del lavoro sta determinando la messa in discussione, in un’epoca in cui la propaganda è il dato prevalente e dove il minimo è l’autocensura dei comportamenti. L’articolo 18 non è più una tutela: diamo dei giudizi sulla modernità, quella che è servitù rispetto al rapporto tra liberi contratti e paritari. Abbiamo bisogno di considerare che le stagioni che abbiamo davanti non possono essere vissute ognuno nel suo pezzetto: ci sono situazioni in cui ci siamo sentiti in solitudine rispetto a come si muoveva l’informazione”. Come in occasione dello sciopero alla Rai, ha spiegato Camusso, quando “non abbiamo apprezzato di essere soli a mobilitarci. E non lo abbiamo fatto per difendere la condizione di una parte di lavoratori – ha aggiunto – ma per rivendicare la Rai come servizio pubblico indipendente e non alle dipendenze del decreto del giorno. La solitudine dei singoli è la solitudine di tutti. C’è bisogno che ripigliamo un’altra bandiera: cosa si intende fare della Rai in Italia? Nessuno si ferma a ieri, il tema è ancora qui oggi, e abbiamo bisogno di dire qual è il senso del servizio pubblico e che si metta voce con tutte le professionalità. Il mondo del lavoro in Italia ha la missione di decidere se continuare a essere oggetto di trasformazione, o se la missione è quella di renderci ricattabili: proveremo a riconquistare i nostri diritti, perché senza diritti non c’è libertà nel paese”.

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