Quello denunciato dall'Ordine dei Giornalisti della Toscana e dall’Associazione Stampa Toscana sul caso di Barberino del Mugello apre una questione che va ben oltre il singolo episodio. E una questione di libertà di informazione, ma anche di rispetto per chi ogni giorno racconta ciò che accade sul territorio. E capitato anche a noi. In passato siamo stati «minacciati» dai grandi, invitati a non pubblicare determinate notizie o immagini, salvo poi scoprire che quello stesso materiale, una volta arrivato nelle mani di una testata nazionale, poteva tranquillamente diventare pubblico. Ed è proprio questo il punto.
Perché ciò che non può pubblicare un giornale locale dovrebbe poterlo pubblicare una televisione o un quotidiano nazionale? Esistono forse giornalisti di serie A e giornalisti di serie B? Le regole, quando ci sono, devono valere per tutti. Se esistono ragioni giudiziarie, investigative, deontologiche o di tutela delle persone che impongono di non diffondere un contenuto, devono rispettarle tutti.
Se invece quel contenuto può essere pubblicato, non si comprende perché a essere fermati debbano essere soltanto i cronisti del territorio.
Eppure sono proprio loro, molto spesso, ad arrivare per primi, a conoscere luoghi e persone, a verificare le informazioni e a costruire quella rete di fonti alla quale successivamente attingono anche i grandi media. Per questo vogliamo ringraziare l'Ordine dei Giornalisti della Toscana e l'Associazione Stampa Toscana per aver preso una posizione chiara. Non sempre chi lavora nelle piccole redazioni ha la forza necessaria per far sentire la propria voce di fronte ai grandi. Chiediamo soltanto le stesse regole e lo stesso rispetto per tutti. Perché la libertà di stampa non può dipendere dal nome o dalle dimensioni della testata.