Il 2 novembre 2026 è prevista l’inaugurazione di due targhe dedicate a Enrico Mattei, all’epoca direttore de La Nazione, e Dante Nocentini, allora capo della redazione Toscana dell’Ansa. Il 4 novembre ci sarà l’incontro-raduno degli “Angeli del fango”, degli “Angeli in divisa” e dei giornalisti inviati sessant’anni fa nella città devastata dalla grande piena dell’Arno.
L’Associazione Stampa Toscana e la Fondazione Earth Water Agenda daranno al Mercato Centrale di Firenze, il “benvenuto” della città, il 4 novembre 2026, alle 12, a quanti la risollevarono dall’alluvione del 1966 con l’incontro-raduno degli “Angeli del fango”, degli “Angeli in divisa”, dei giornalisti inviati sessant’anni fa nella città devastata dalla grande piena dell’Arno. Che lasciò 35 vittime, 18 mila abitazioni alluvionate, 4 mila famiglie senza casa, oltre un milione di libri e volumi storici sommersi, oltre 1.500 opere d’arte danneggiate.
Il Mercato Centrale, per l’occasione, accoglierà quanti operarono per salvare i fiorentini e per la ricostruzione della città. L’incontro-raduno anticiperà l’evento del primo pomeriggio a Palazzo Vecchio alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Sandro Bennucci, presidente dell’Associazione Stampa Toscana ha spiegato che nell’evento verranno ringraziati e ricordati «insieme agli Angeli del fango anche i giornalisti italiani e gli inviati da ogni parte del mondo che hanno raccontato in tv, in radio e sui quotidiani e riviste quei giorni terribili nella città con 35 morti annegati, il dolore di chi aveva perso tutto, le cause della grande piena del fiume e poi le fasi della ricostruzione».
Il raduno del 4 novembre sarà preceduto, il 2 novembre, dall’inaugurazione di due targhe dedicate a Enrico Mattei, all’epoca direttore de La Nazione, e Dante Nocentini, allora capo della redazione Toscana dell’Ansa, protagonisti di due testimonianze giornalistiche fondamentali per raccontare la drammatica situazione della città e richiamare l'attenzione nazionale sull’emergenza. L’iniziativa nasce da una proposta dell’Associazione Stampa Toscana, condivisa e sostenuta dall’Ordine dei Giornalisti della Toscana, accolta dall’amministrazione comunale. Le due targhe saranno scoperte nel corso di altrettante cerimonie: la prima alle ore 13 nella sede de La Nazione, in viale Giovine Italia, dedicata a Enrico Mattei; la seconda alle ore 14.15 in via de’ Pucci, in memoria di Dante Nocentini.
Enrico Mattei dirigeva La Nazione quando l’Arno sommerse Firenze, invadendo anche la nuova sede del quotidiano, inaugurata da poco nei pressi di piazza Beccaria, con oltre quattro metri di acqua e fango. In quelle ore drammatiche scrisse una memorabile lettera aperta al presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, contribuendo a far comprendere alle istituzioni nazionali la gravità della catastrofe che aveva colpito la città.
Dante Nocentini, capo della redazione Toscana dell’Ansa, fu invece tra i primi a lanciare l’allarme a livello nazionale. Nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966, attraverso la telescrivente dell’agenzia, comunicò che l'Arno era tracimato nel Valdarno e che la piena stava avanzando verso Firenze. Una notizia destinata a diventare una delle prime testimonianze giornalistiche della tragedia imminente.
Soddisfatti per la decisione dell’amministrazione comunale Sandro Bennucci, presidente dell’Associazione Stampa Toscana, e Giampaolo Marchini, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, che hanno sottolineato la sensibilità del Comune nell’accogliere la richiesta di mantenere viva e visibile la memoria di due grandi protagonisti dell’informazione. Due giornalisti che, come veri e propri ‘angeli della penna’, contribuirono con il proprio lavoro ai soccorsi e alla rinascita di Firenze, colpita da una delle più gravi tragedie del Novecento dopo la guerra.
L’omaggio della città al giornalismo dell'alluvione non si fermerà a queste due intitolazioni. L’Associazione Stampa Toscana e l’Ordine dei Giornalisti della Toscana hanno infatti proposto anche una terza targa dedicata a Marcello Giannini, all’epoca capo della redazione Rai della Toscana. Giannini fu protagonista di un’altra testimonianza rimasta nella storia dell'alluvione. Dalla sede Rai di piazza San Pier Maggiore, nel palazzo delle ‘cento finestre’, calò un microfono per documentare la situazione e far sapere all’allora direttore generale della Rai, Ettore Bernabei, che l’acqua dell’Arno aveva raggiunto quasi quattro metri di altezza, sommergendo la piazza e le strade circostanti.
Si procederà presto, con la collaborazione dell’Amministrazione comunale, con la collocazione della targa a lui dedicata, completando così un percorso di riconoscimento e memoria che rende omaggio a tre protagonisti dell’informazione, capaci di raccontare al Paese una delle pagine più drammatiche della storia di Firenze.
______________
Sergio Lepri,(storico direttore dell’Ansa), racconta Dante Nocentini
A Firenze, l’Arno cominciò a straripare qualche minuto prima delle cinque. Per tutta la notte Dante Nocentini, il capo della sede fiorentina dell’Ansa, era andato su e giù per i lungarni guardando l’acqua che continuava a salire. Poi si fermò in piazza Cavalleggeri: Non poteva prevedere il momento, ma aveva scelto il punto giusto; al termine della piazza il marciapiedi del lungarno Acciaiuoli, che in quel tratto è più alto della strada, finisce con una scala, e il parapetto (la «spalletta», come si dice a Firenze) si abbassa di un metro rispetto al fiume.
Fu là, proprio davanti al brutto edificio della Biblioteca nazionale, che l’Arno prese a tracimare. Il buio era ancora fitto. Dante Nocentini si mise a correre verso piazza Santa Croce, inseguito dall’acqua che avanzava in Corso dei Tintori e, per il momento, si spandeva lenta sul selciato.
La sede dell’agenzia era allora in via dei Pucci, a duecento metri da piazza del Duomo. Salì trafelato le scale (non c’era l’ascensore) e dette la notizia a Roma.
Era il 4 novembre del 1966, un giorno festivo, a quel tempo; era chiamato il «giorno della vittoria», anniversario della vittoria dell’Italia contro l’Austria e della fine della prima guerra mondiale, il 4 novembre 1918.
A Roma l’Ansa funzionava regolarmente, ma tutti gli uffici pubblici erano chiusi; chiusi i ministeri, chiusa la presidenza del consiglio a Palazzo Chigi, chiuso anche il ministero degli interni al Viminale; non c’era neppure un funzionario di servizio e le telescriventi dell’Ansa erano ferme; venivano spente la domenica e negli altri giorni di festa. Era il 1966, un anno della seconda metà di questo secolo, ma nessuno, nel Governo e nel Parlamento, aveva pensato che le responsabilità dei cosiddetti pubblici poteri non si esercitano soltanto nei giorni feriali.
In Toscana pioveva da diciotto ore senza interruzione e tutti i fiumi e i torrenti erano in piena dalla sera prima. Alle sei del mattino le acque dell’Arno a Firenze avevano già inondato le zone più basse della città: i quartieri di San Niccolò e di Santa Croce, la periferia di Bellariva. Alcuni avevano fatto a tempo a scappare di casa, molti erano saliti nei piani più alti, chiedendo ospitalità agli altri inquilini. Via via la corrente elettrica venne a mancare dappertutto. Alle nove l’Arno superò le spallette anche tra il ponte alle Grazie e il Ponte Vecchio e tra il Ponte Vecchio e il ponte a Santa Trìnita; in qualche puntò le fece crollare; l’acqua cominciava a invadere il centro della città, da piazza della Signoria a piazza del Duomo. Del Ponte Vecchio non si vedevano più le arcate e contro i muri delle botteghe degli orafi si accavallavano rami e tronchi d’albero, trascinati dal fiume.
L’acqua diventava sempre più veloce e vorticosa e si alzava di livello. Era un’acqua scura, limacciosa e a un certo momento cominciò a mostrare larghe chiazze nere; era il gasolio che usciva dalle cisterne sventrate degli impianti di riscaldamento. Alle 9 e mezzo l’acqua aveva superato, anche nelle strade e nelle piazze del centro, i piani terra delle case e continuava a salire e a diventare più impetuosa. Dalle finestre la gente vedeva passare mobili, masserizie, attrezzi, qualche cavallo o gatto morto o cane; poi anche automobili, che andavano a schiantarsi contro le pareti dei palazzi e i pali dei segnali stradali, divellendoli.
Alle 9.45 la corrente elettrica mancava in quasi tutta la città e così il telefono. Nella sede dell’Ansa le telescriventi non funzionavano più e i redattori riuscirono a scappare appena in tempo, prima che l’acqua entrasse dentro i palazzi di via dei Pucci e rendesse impraticabile la strada. Dante Nocentini ebbe un’idea: andare in piazza San Marco e chiedere assistenza al Comando militare della regione. In quella piazza l’acqua non era ancora arrivata; vi arrivò più tardi, ma solo fino all’aiuola centrale e al monumento a Manfredo Fanti; lì, infatti, il - livello della città comincia a salire. Dal Comando l’Ansa riprese a trasmettere a Roma attraverso un ponte radio militare. Erano le dieci.
Sergio Lepri
_____________
Francesco Bigazzi: “ Diventai Angelo del fango, poi cominciai a fare il giornalista”
Come una scintilla mi è tornato alla mente il giorno in cui i pompieri sono venuti a scampanellare alla porta di casa per chiedere il nostro aiuto perché la loro piccola imbarcazione si era arenata. Chissà come erano venuti a sapere che avevamo un piccolo catamarano da diporto.
Il fatto è che ci hanno chiesto di aiutarli a soccorrere le famiglie che si trovavano ancora imbottigliate nelle case vicino all'argine dell'Arno.
Con i fratelli Giuseppe e Luca abbiamo partecipato, volontari, ai soccorsi degli alluvionati nelle campagne di Figline Valdarno. Un intervento a dir poco tempestivo se si considera che ci ha permesso di salvare almeno tre persone, due delle quali stavano per affogare perché non sapevano notare ed erano aggrappate al lampadario del soffitto mentre l'acqua stava crescendo rapidamente.
Un episodio che non è passato inosservato perché, passata l'emergenza, il sindaco Tani del Comune di Figline Valdarno, il giorno dopo mi ha aiutato ad organizzare una squadra di volontari che con un camion dell'amministrazione comunale, ha cominciato a recarsi a Firenze per aiutare a ripulire la città dal fango. Ogni giorno, nelle tre settimane successive, siamo andati a Firenze per partecipare alla pulizia, non solo delle cantine allagate, ma anche di altro obiettivi importanti, come la ripulitura delle statue in marmo della Chiesa di San Lorenzo, oppure la raccolta dei libri nelle biblioteche allagate.
E quando tutto era ormai tornato alla normalità, ecco la sorpresa più bella: ricevo un telegramma di Aldo Moro nel quale mi si annuncia la concessione dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica. Uno stupore giustificato se si considera che a quel tempo avevo da poco ricevuto il tesserino di Corrispondente locale del quotidiano “La Nazione”.
Francesco Bigazzi
______________
Marcello Cambi: “La mia alluvione cominciata a Cannes”
La mia alluvione è iniziata davanti ad un giornalaio di Cannes dove io e Laura eravamo arrivati la sera prima nel nostro viaggio di nozze. Pioveva da tre giorni e non ero sorpreso di vedere sulle prime pagine dei quotidiani locali foto di strade invase dall'acqua. Ma sfogliando, il fiato sospeso, vedo scene di auto nel fango, accatastate l'una sull'altra, gente con l'acqua fino ai ginocchi. Ecco piazza d’Azeglio trasformata in un lago, Piazza S. Croce, l'Arno, le mie strade, le facce della mia Firenze. Ho un groppo alla gola.
"Amore, dobbiamo partire subito. È successo....". Laura è dal parrucchiere, si spaventa, vuol telefonare. Ci proviamo ma è inutile, le linee sono interrotte. Siamo sconvolti. Capisco solo che dobbiamo tornare subito. Avvicinarci.
Si arriva in auto in Liguria, non mi ricordo nemmeno dove, e in un bar, con la Tv che trasmette immagini drammatiche dei Lungarni fiorentini trasformati in fiumi, comincio un giro di telefonate con i numeri che so a mente, uno dei quali è del mio amico Guido che abita sopra Firenze dove l'acqua non può essere arrivata. "Tornate, mi dice, è un disastro. L'acqua è calata ma siamo sommersi dal fango. Tornate…".
Viaggiamo in silenzio. Io e la mia sposa ci guardiamo increduli. Ascoltiamo la radiolina, ma c'è molta confusione, non si capisce se c'è ancora pericolo, se ci sono vittime, se la città ha ricominciato a vivere. Arriviamo a sera. Sui viali che circondano il centro si cammina bene, poi ci fermano. Un lungo corteo di giovani volontari, decine e decine, sistemati ai lati, ci fa strada, indicandoci i pochi tratti da dove possiamo passare.
A casa di Laura, che sta a terreno, l'acqua è arrivata quasi al primo piano. Ha sfondato il portone, ha trascinato il grande armadio di camera, facendolo sprofondare nel pavimento. Penso, ancora, come in quel momento, che cosa hanno dovuto sopportare e soffrire tante persone, ognuna già con i suoi problemi. Piango, ancora, pensando a quanti sacrifici, rinunce, notti insonni hanno affrontato nella loro vita i nostri vecchi, i nostri genitori, come quelli di Laura, che ora scopro seduti con dignità sugli scalini di un ultimo piano per disturbare il meno possibile chi li ospita.
Laura rimane con loro, non so come, e mi si stringe il cuore. Mario, suo fratello, mi accompagna alla ricerca di un passaggio per arrivare a casa mia. Non so niente di mia sorella. Devo quasi forzare un blocco di vigili e di volontari che impedisce l’attraversamento del Ponte San Nicolò. “Vai, ma è rischioso”. Via Giampaolo Orsini è buia, lunga. Si va avanti come a tastoni. Ogni tanto Mario scende dalla macchina. "Passa di qua, di qua..." “Non andate…” dice una voce dietro le persiane. "Attenti, è pericoloso...".
Mia sorella, anche lei al piano terra, è salita tre scale più su dopo essersi svegliata con l'acqua alla cintura. Sta in circolo con alcune donne, come durante una veglia, e ognuna racconta e ripete la paura, il terrore che provoca l'acqua che sale e che ti obbliga a correre per le scale come se tu fossi una ragazzina.
Non piange nessuno, nemmeno io, anche se tutto spinge a farlo. Ma non trattengo un singhiozzo alla vista dei libri amati dal mio babbo avvolti in un ammasso di fango.
A poca distanza incontro il barista Magni. Nel suo locale, sventrato, andavo da ragazzo a giocare a flipper. “L’Arno mi ha strappato la macchina del caffè, l’ho inseguita a nuoto fino in piazza, ma poi l’ho perduta”, ripete come fra sé e sé.
In centro succede di tutto. La trattoria del Latini ha già riaperto! Narciso, il proprietario, ha fatto arrivare dalla campagna un gruppo di amici che hanno ripulito e addirittura imbiancato le stanze. Nelle vicinanze si spala il fango, poi lui chiama tutti a mangiare. Ribollita e penne strascicate nel sugo.
In queste giornate che non finiscono mai, i problemi sono enormi. Da domani dobbiamo trovare le case dove andare, dove riprendere a vivere. Io e Laura siamo ospiti di Neda e di Ivan, due amici che sono venuti a cercarci: “E’ casa vostra!”. Peccato, davvero un peccato, che i nostri regali di nozze, raccolti in una stanza, siano finiti in Arno. Io non li ho nemmeno visti.
Marcello Cambi