Ast: ricordo di Giorgio Grassi, colonna de "La Nazione", corrispondente dal Valdarno per 60 anni

Sono passati poco più di tre mesi dalla morte di Giorgio Grassi, ma il suo ricordo è ancora vivo. 94 anni, iscritto da decenni all'Associazione Stampa Toscana, era un vero e proprio decano dei giornalisti del Valdarno, e non solo. Ha scritto per più di 60 anni sulle colonne de "La Nazione", raccontando il territorio a cavallo tra due secoli. Una vera istituzione. 

Non si limitava a riportare i fatti, ma seguiva da vicino le persone, le loro storie, la quotidianità di un territorio che conosceva profondamente. La cronaca nera era il suo cavallo di battaglia. Cronista vecchio stampo, Giorgio ha fatto questo mestiere quando non c'erano nè internet, nè i telefonini. Le notizie le andava a cercare ed è stato un vero maestro per tutti coloro che hanno deciso di fare il giornalista gravitando intorno a San Giovanni e in tutto il Valdarno. 

Sangiovannese purosangue, amava visceralmente la sua città, che ha contribuito a raccontare per decenni. Con la morte di Giorgio Grassi si chiude un'epoca. 

A La Nazione è stato un punto di riferimento, in particolare per la redazione valdarnese, nata con lui. Nonostante l'età, fino a pochi mesi prima della morte aveva continuato a scrivere, anche se, ovviamente, gli acciacchi gli impedivano una presenza costante. Un’eredità che continuerà a vivere nei suoi articoli, nei suoi scritti e nella memoria di chi lo ha conosciuto. Giorgio Grassi riposa ora nel cimitero di Meleto, nella sua terra, quella che ha raccontato per tutta la vita.

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Giorgio Grassi ha incarnato la vera figura del corrispondente: presente 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. Per oltre 60 anni. Qualsiasi cosa - le elezioni, un incidente mortale, una rapina agli orafi, il derby Sangiovannese-Montevarchi - Giorgio rispondeva presente. Il pezzo, non più di 20 minuti dopo, arrivava: preciso, inappuntabile, completo. 

Se poi decidevamo di mandare l'inviato, lui non storceva la bocca: apriva redazione e casa, ma soprattutto il preziosissimo taccuino su cui appuntava ogni notizia. Ovviamente, per tutti noi de "La Nazione" era molto più di un collega. Per chi scrive queste righe anche un amico vero, capace di lasciare una traccia umana indelebile.

Sandro Bennucci