Contratto Fnsi-Fieg: gli editori alzano il muro, nonostante stiano incassando 60 milioni dallo Stato. Ast proporrà alla Giunta un nuovo sciopero

E' intollerabile, secondo l'Associazione Stampa Toscana, l'atteggiamento degli editori che, al tavolo con la Fnsi, l'8 gennaio 2026, hanno alzato un muro invece di aprire il dialogo per rinnovare il contratto di lavoro fermo al 2016. Il presidente Ast, Sandro Bennucci, proporrà alla Giunta esecutiva di proclamare un nuovo sciopero, dimostrando ancora una volta la compattezza della categoria in un momento cruciale di cambiamento del nostro lavoro e della nostra professione.

Questo anche di fronte a un fatto compiuto: gli editori stanno incassando dallo Stato (quindi soldi pubblici) circa 60 milioni di euro provenienti dalle scelte governative già votate insieme alla manovra finanziaria 2026. Non è accettabile che quei contributi non siano vincolati a un rilancio del settore e alla regolarizzazione di quelle figure non contrattualizzate (leggi precari) che costituiscono, in molti casi, un sostegno indispensabile per molte redazioni, locali e non solo.

Il comunicato della Fnsi

Posizioni ancora più distanti tra Fnsi e Fieg, che si sono ritrovate al tavolo della trattativa per il rinnovo contrattuale. C'eravamo lasciati a luglio attendendo una risposta alla nostra proposta economica per l'accordo ponte e, dopo sei mesi di silenzio da parte degli editori, un giorno di sciopero e una riuscitissima mobilitazione della categoria, la Fieg si è ripresentata al tavolo cercando di riportare indietro di mesi la trattativa, proponendo, per avere un aumento superiore a 150 euro, il ritocco di alcuni istituti contrattuali.

Questo avendo appena incassato 60 milioni di finanziamenti pubblici dal governo. Sovvenzioni che la Fnsi ritiene necessarie, addirittura insufficienti, per assicurare l'informazione, ma che devono essere utilizzate per garantire un futuro di qualità al settore e che dovrebbero essere elargite a fronte del rispetto e del rinnovo del contratto nazionale di lavoro.

La Federazione nazionale della Stampa parte dal principio che gli aumenti contrattuali non possono essere "pagati" dai lavoratori e che, in un momento tanto delicato per l'editoria, la pace sociale ha comunque un costo: il 2025 è stato un anno in cui le retribuzioni dei giornalisti sono state ulteriormente erose dall'inflazione; sono dieci anni che il nostro contratto nazionale di lavoro non viene rinnovato, unica categoria dei lavoratori dipendenti. Giornalisti veramente liberi sono quelli adeguatamente pagati. Vale per i dipendenti e per i lavoratori autonomi.