“Facce da Monte”, una banca e una città, libro di Stefano Bisi. Giani: “Storia di idee e persone”

Il 14 agosto 1995 il Monte dei Paschi diventa Società per Azioni e le vicende della banca si dividono da quelle della Fondazione. Da quel giorno inizia a Siena per l’istituto di Rocca Salimbeni una storia diversa, che divide quel che era successo prima da quello che succederà dopo.

Il “prima” della banca più antica del mondo e la storia delle persone che hanno vissuto quei giorni di cambiamento, negli anni che vanno dal 1977 al 1995, lo racconta il giornalista Stefano Bisi nel suo libro Facce da Monte per l'editore Betti, presentato a Firenze mercoledì primo aprile a palazzo Strozzi Sacrati dallo stesso Bisi assieme al presidente della Regione Eugenio Giani e Giovanni Minnucci, storico del Diritto medioevale e moderno, già professore ordinario dell’Università degli studi di Siena.

“Il libro di Bisi – nelle parole di Eugenio Giani - racconta le storie, le biografie e il contributo al Monte dei Paschi delle persone che hanno davvero “fatto banca” nella fase più delicata della sua storia. Parliamo di un istituto fondato nel 1472 e che rappresenta per tutta la Toscana una cultura e una tradizione dove siamo stati maestri nel mondo. L'arte di fare finanza e moneta nasce proprio in un periodo in cui Firenze e Siena diventano le città più importanti d'Europa”.

“Gli anni che vanno dal 1977 al 1995 – prosegue Giani – sono quelli che vedono il il Monte diventare un riferimento nel mondo della finanza, controllato e gestito dalle persone raccontate da Bisi nel suo libro. Uomini di grande buon senso e di formazione politica e culturale diversa, che progressivamente acquistavano l'esperienza necessaria a controllare un importante istituto bancario basando la loro azione sulle idee, sulle relazioni, la comprensione dei fini ultimi dell’attività economica e soprattutto sulla capacità di rapportarsi e legarsi a livello nazionale con il potere finanziario e politico. Idee che camminavano sulle gambe delle persone che le rappresentavano”.

“Nei miei primi mesi nel ruolo di presidente della Regione, fra l'autunno del 2020 e l'inizio del 2021 e nel momento di difficoltà che il Monte attraversava – continua Giani – assieme al sindaco di Siena e al presidente della Provincia riuscimmo a fare squadra superando le diverse appartenenze politiche e rappresentando a Roberto Gualtieri, allora ministro dell'Economia e delle finanze, ciò che rappresentava la banca per la Toscana e tutti gli svantaggi di una sua eventuale incorporazione con altri istituti di credito. Il suo successore al ministero, Daniele Franco, con molta più accurata dovizia di studio e di analisi arrivò alla conclusione di rinunciare al tentativo di incorporazione. Quanto sia stata giusta quella decisione lo stiamo vedendo oggi con un Monte dei Paschi dotato di potenzialità degne della sua lunga storia”.

Bisi, nel suo passato da attento cronista per il Corriere di Siena, è uno dei più accreditati testimoni di quel periodo fondamentale per il sistema bancario italiano e le 165 pagine di Facce da Monte descrivono, visti da vicino, i protagonisti della stagione precedente alla riforma firmata da Giuliano Amato nel 1990, che avvia la privatizzazione delle Banche pubbliche con la trasformazione delle Casse di Risparmio in Società per Azioni aventi come principali azionisti le Fondazioni di origine bancaria.

“Gli amministratori del Monte dei Paschi di quel periodo – spiega Bisi - erano uomini di parte, anzi erano uomini di partito selezionati dai dirigenti, dai comitati provinciali, dei partiti, poi arrivavano in consiglio comunale, in consiglio provinciale e venivano nominati e gli amministratori pensavano davvero al bene comune. Poi c'erano tre membri che venivano nominati dal governo da quello che si chiamava il Comitato interministeriale per il credito e risparmio. Le nomine erano sempre di indicazione democristiana. Infatti quando si parla del Monte dei Paschi di banca rossa è un errore. Dopo il 95 è stata un'altra storia: il 14 agosto di quell’anno l'allora Deputazione firma l'atto di trasformazione della banca in Società per Azioni e nel libro racconto la mia opposizione, col Corriere di Siena a questa trasformazione che rischiava di compromettere l'identità storica del Monte, cresciuta con l’apporto, fra gli altri, di Mario Bernini, Alberto Brandani e Piero Barucci”.

Il libro di Bisi spiega quei cambiamenti mettendo in luce i risvolti umani, personali e relazionali delle persone che li attuarono e Facce da Monte è un ideale palcoscenico senese dove entrano in scena caratteri, ambizioni, scelte politiche, affiliazioni, amicizie, contrade e molto altro: tutti elementi che fanno comprendere quanto una complessa e importante vicenda di tecnica e assetti bancari possa intrecciarsi con le storie personali e collettive di una intera città.

“Un libro scritto da un giornalista di razza – conclude Giovanni Minnucci - con approfondimenti su una serie di personaggi che sono dei veri e propri medaglioni sulle persone che hanno caratterizzato questa storia. Tutto questo integra il lavoro degli storici che invece ovviamente si legano soprattutto alle fonti edite e non a quelle orali, ma in questo caso Bisi riporta le sue preziose fonti personali e anche della stampa di quel periodo”.