Proprio mentre la Fieg chiede al governo “ulteriori risorse a sostegno dell’informazione professionale e di qualità” e per “garantire la tenuta occupazionale delle aziende, il pluralismo dell’informazione e la transizione digitale di un comparto strategico per l’intero Paese”, i titoli dei quotidiani raccontano una realtà diversa.
Ad esempio: la semestrale di Rcs parla “di ricavi in crescita a 428 milioni (dai 426,2 milioni della semestrale 2025), margini stabili (ebitda) a 76,8 milioni e una cassa netta di 17,2 milioni - dopo aver distribuito dividendi per circa 36,4 milioni di euro – ulteriormente rafforzata di 1,2 milioni rispetto a fine anno scorso”.
Il Gruppo Sole 24 ore invece “chiude il primo semestre del 2026 con margini operativi in miglioramento e un risultato netto positivo di 1,2 milioni di euro, in crescita dei 17,7% rispetto al pari periodo del 2025”.
Mondadori fa sapere di mettere a segno un semestre in crescita, ricavi netti consolidati a 415,9 milioni (+6,8%) e che l’area Media ha registrato ricavi per 35,1 milioni pari ad un +4,2%.
Sono evidentemente dati di bilancio positivi di cui la Fnsi si rallegra. Ma sono anche dati che dimostrano come sia strumentale la posizione della Fieg al tavolo per il rinnovo del contratto scaduto nel 2016 (anche se in prorogatio) o la totale chiusura al tavolo dell’Equo compenso. Solo negli ultimi anni i giornalisti dipendenti hanno subito una grave erosione (20%) del proprio reddito dovuto all’inflazione, mentre i compensi dei collaboratori e delle partite Iva non sono tali da assicurare un’esistenza dignitosa.
Per Fnsi gli aiuti all’editoria devono sostenere il prodotto, l’informazione professionale, l’indipendenza del giornalismo e il rinnovo tempestivo dei contratti e non finire a ingrossare gli utili delle aziende editoriali.