A cent’ anni dalla scomparsa di Piero Gobetti, è stato organizzato un incontro di riflessione e approfondimento aperto al pubblico, dedicato a una delle figure più lucide, radicali e profetiche del Novecento italiano. Si terrà lunedì 16 febbraio alle ore 17,30, nella Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia (Via del Pian dei Giullari 36A) dove è in programma l’incontro “Piero Gobetti, 100 anni dopo”, pensato come momento di confronto pubblico sull’attualità del suo pensiero politico, culturale e civile.
“Gobetti non fu soltanto un giovane intellettuale stroncato precocemente dal fascismo – è il commento di Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia -, ma una coscienza inquieta e rigorosa, capace di leggere le contraddizioni dell’Italia liberale e di anticipare con straordinaria chiarezza i nodi irrisolti della democrazia italiana. A un secolo di distanza, la sua lezione continua a interrogare il presente, richiamando alla responsabilità individuale, alla centralità della cultura e al valore etico della politica.” L’incontro vedrà, fra gli altri, l’intervento di Stefano Bisi, giornalista e direttore di Sfogliamo.eu. “Commemorare Piero Gobetti nel centenario della sua morte – osserva Bisi – non significa solo ricordare ma rimettere in discussione il nostro modo di pensare la libertà, la partecipazione, la responsabilità civica. E rappresenta un invito ai giovani ad impegnarsi nelle attività politiche come fece il loro coetaneo”.
L’iniziativa, aperta gratuitamente al pubblico, è patrocinata dal Circolo Culturale Piero Gobetti di Firenze, rappresentato per l’occasione dal segretario Roberto Badulato.
Tra le figure politiche più eminenti della storia politico-sociale degli anni ’20 del 1900, pur a dispetto della breve vita, fu creatore e direttore delle riviste Energie Nove, La Rivoluzione liberale e Il Baretti, oltre a fondare l’omonima casa editrice, dando importanti contributi alla vita politica e culturale, prima che le sue condizioni di salute si aggravassero provocando dunque la morte prematura a nemmeno 25 anni di età, durante l’esilio francese.