Renzo Ricchi ed il suo teatro. Giani: “Storia che incontra il presente”

Giornalista nella redazione dell’ Avanti ! e della Rai e collaboratore de Il Mondo nella stagione di Arrigo Benedetti, il suo ultimo lavoro, Sussurri dall’Oceano,  raccoglie undici testi teatrali presentati dallo stesso Ricchi a Firenze nella sala Esposizioni di palazzo Strozzi Sacrati in un incontro coordinato dal dirigente ai Rapporti istituzionali Alessandro Lo Presti al quale hanno preso parte il presidente della Fondazione Spadolini Cosimo Ceccuti, Francesco Tei, giornalista Rai e la giornalista del Corriere della Sera Caterina Ruggi d’Aragona.

Con testi che vogliono sempre mantenere una forte presa e tutta la loro energia anche in scena, Ricchi intende proporre un teatro non convenzionale e oltre le rigide regole della rappresentazione proponendo temi che interrogano, e si interrogano, sui temi fondamentali della vita, della storia e del significato profondo della parola “umanità”, in una chiave che Francesco Tei ha definito nella sua prefazione al volume “coscienza in scena” nel rivisitare la storia, la letteratura e i protagonisti della vita civile e politica del Novecento, da Hannah Arendt ad Albert Camus.

“Il teatro toscano – nelle parole del presidente della Regione Eugenio Giani – trova nei testi teatrali di Ricchi il senso di una tradizione sempre aperta al nuovo e sensibile ai temi della contemporaneità, dove linguaggio della letteratura e i tempi della rappresentazione sanno portare sul palcoscenico la grande storia assieme a certe forme della modernità del vivere dove il passato si intreccia con il presente e offre sempre spunti di riflessione”.

“Quando lavora sui suoi testi - spiega Francesco Tei - Ricchi è meticolosissimo e approfonditissimo, documentato in maniera da sapere tutto della storia che sceglie di narrare anche dal punto di vista storico, della cronaca e delle vicende creative e personali dei suoi personaggi. Solo dopo questo lavoro di preparazione colossale comincia a scrivere, con un metodo che oggi quasi nessuno adotta più”.

“Un atteggiamento di assoluto rigore – continua Tei – dove il lavoro diventa una sorta di religione che rende belle le sue opere non solo dal punto di vista teatrale e poetico, ma anche da quello didattico, perché offre continui spunti di conoscenza. La fortuna ed il riconoscimento che Ricchi ha ottenuto pubblicando tutti i suoi testi è meritata e fa parte di una percorso lungo, faticoso e non episodico”. “Il teatro di Ricchi – spiega Caterina Ruggi d’Aragona – è intriso di poesia e lirismo e pone spesso domande esistenziali. È un modo di scrivere che esprime il bisogno di plasmare dei personaggi in carne ossa con i quali intrattenere un dialogo vero, autentico, costante: spesso sono protagonisti della letteratura, del pensiero filosofico, religioso, dell'attivismo politico, che Ricchi usa come strumenti per porre interrogativi e domande in un continuo dialogo”. “In questa forma di umanità teatrale – continua Ruggi d’Aragona – si avverte il bisogno di risvegliare le coscienze e di affrontare le questioni che contano: il suo teatro è anche la forma del dubbio, in bilico tra essere e non essere e apre le sue porte a tanti conflitti, a cominciare tra quello tra natura e progresso, in un processo che diventa sempre un modo per mettersi in discussione”.

“Ricchi ha pubblicato i suoi testi anche sulla Nuova Antologia – ricorda Cosimo Ceccuti – e la sua gioia è lavorare, scrivere, come respirare e mangiare: poesia, teatro, non sono due mondi separati, perché spesso sono mossi dallo stesso sentimento. Il teatro è importante e La Nuova Antologia accoglie testi sul teatro come parte integrante della tradizione e della cultura toscana. Ai tempi di Firenze capitale, parliamo del 1865, in città c'erano undici teatri aperti contemporaneamente di pomeriggio e di sera. Palcoscenici per tutte le tasche, perché c'era il Verdi, c'era la Pergola, ma c'erano anche teatri, come Il Teatro del Cocomero, oggi Niccolini, dove le donne andavano con il grembiule e i fagioli da sgranare. Era parte della cultura popolare. La coscienza nazionale italiana è nata a teatro. Per questo Ricchi è oggi l’erede di una tradizione toscana che è doveroso coltivare”.