La rivista "Testimonianze", fondata da padre Ernesto Balducci, e diretta da anni da Severino Saccardi (vicedirettore Simone Siliani) dedica il numero di maggio-giugno-luglio-agosto 2026 al tema delle alluvioni: da quella del novembre 1966, che devastò Firenze e due terzi della Toscana, a quella dell'Alta Versilia del giugno 1996. Provocata, come scrisse Sandro Bennucci su La Nazione, da una "bomba d'acqua", ossia da una pioggia violenta e concentrata che stava preannunciando un cambiamento climatico fino a quel momento non percepito.
Caddero 474 millimetri in poche ore su un fazzoletto di terra (i comuni di Stazzema, Seravezza, Fabbriche di Vergemoli). Un rovescio d'acqua di quelle dimensioni venne definito eccezionale anche da due attenti studiosi: Giampiero Maracchi, meteorologo e climatologo, e da Raffaello Nardi, geologo e, allora, segretario generale delle Autorità di bacino dell'Arno e del Serchio.
Quindi venne deciso il titolo, praticamente in anteprima mondiale, "E' stata una bomba d'acqua", che non fece storcere la bocca nemmeno a un purista come Claudio Marazzini, professore della lingua italiana e, poi, anche presidente dell'Accademia della Crusca.
In seguito, come racconta Bennucci su "Testimonianze", gli inglesi coniarono la loro water bomb, esportata ovunque grazie al potere universale della loro lingua. Ma avevano già fatto una cosa simile- chiosa, non senza una punta d’ironia l'autore dell'articolo, - con il calcio e il rugby, "quando sappiamo bene che il primo gioco della palla contesa da due squadre con maglie diverse risale alla partita dell'assedio di Firenze del 17 febbraio 1530". Si chiama Calcio storico.
Anche la "bomba d'acqua" ha segnato, a suo modo, la storia: appunto con l'avvio del cambiamento climatico che ancora oggi qualcuno mette in discussione.